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Intervista a Saverio Costanzo

Tra i fenomeni televisivi del 2018, un posto d’onore è riservato a L’amica geniale, insieme operazione raffinata e successo generalista. Ne abbiamo parlato con il regista.

Romanzo criminale, Gomorra, The Young Pope, Suburra, Il cacciatore: bastano questi titoli per capire quanto il panorama seriale italiano è strettamente legato alle vicende della triade Stato-Mafia-Chiesa. Se negli ultimi anni anche il nostro Paese ha iniziato a investire di più nella serialità televisiva, è vero anche però che scollarsi dai soliti temi, dai soliti personaggi non è facile. Eppure, qualcosa inizia a muoversi. E se c’è un titolo che più di tutti ha segnato una svolta è quello dedicato all’amicizia di due bambine, poi adolescenti e donne. Stiamo parlando de L’amica geniale, la serie tratta dalla quadrilogia bestseller della misteriosa Elena Ferrante, che segue la storia di Elena Greco e Lila Cerullo e del loro legame forte, complesso e burrascoso. Un’“amicizia sregolatissima”, come l’ha definita proprio Ferrante, che diventa il perno di un racconto di formazione, emancipazione e riscatto.

La serie di Rai Fiction con Hbo e Tim Vision (coprodotta da Wildside e Fandango), tra le più attese del 2018, ha ottenuto un grande successo di critica e di pubblico – le quattro serate su Raiuno hanno oscillato tra il 27% e il 30% di share. Numeri record, che hanno confermato la bontà di questo prodotto italo-statunitense, entrato da subito nel cuore di milioni di spettatori. In occasione della conclusione della prima stagione – la seconda è già in produzione – abbiamo intervistato Saverio Costanzo. Il regista e co-sceneggiatore della serie ci ha raccontato lo sviluppo del progetto, partendo dal suo primo “incontro” con Ferrante e la quadrilogia: “Sono stato contattato dalla casa editrice perché Elena Ferrante, tra i nomi proposti, aveva fatto il mio. Non ho cercato io questa bellissima storia, è lei ad aver cercato me. Mi sento molto fortunato per questo”.

E ancora: “Ho scritto di getto i primi tre episodi, seguendo la narrazione del testo originale. Su questa filigrana che l’autrice ha condiviso e accettato, insieme agli altri sceneggiatori abbiamo poi scritto il resto dei copioni”. L’amica geniale è firmata anche da Laura Paolucci e Francesco Piccolo, con la stessa Elena Ferrante nel ruolo di una sorta di “supervisore” con cui è iniziato subito un lungo e proficuo scambio di email: “Oltre a essere una grande scrittrice, Elena Ferrante è anche un’ottima sceneggiatrice. Ha uno stupefacente senso drammaturgico della scena. Le sue note sono intervenute alcune volte sul dialogo e altre volte sulla struttura, ma sempre in modo aperto, mai difensivo, sempre proiettate sulla metamorfosi che il suo testo, diventando un film, stava vivendo”.

La costruzione del set

Tutto ha inizio nel 2013, con l’acquisto da parte di Fandango dei diritti del primo romanzo e con il coinvolgimento immediato di Rai Fiction. “Fandango ci ha presentato la proposta – ha spiegato Eleonora Andreatta, direttrice di Rai Fiction, al Sole 24 Ore –, abbiamo aderito entusiasticamente, per la qualità del romanzo di Elena Ferrante, per la sua portata internazionale e per l’aderenza della storia ai grandi temi del servizio pubblico: il punto di vista femminile, l’emancipazione dalla violenza e dalla povertà del rione, l’importanza del riscatto attraverso l’educazione e la cultura”. Nei mesi successivi si sono aggiunti poi Wildside, Hbo e infine TimVision, dando vita a una partnership piuttosto inusuale per l’Italia. Con un investimento complessivo di oltre 30 milioni di euro, la produzione non ha badato a spese per ricreare un ambiente realistico e il più vicino possibile a quello raccontato da Ferrante. Per questo si è scelto di ricostruire interamente la maggior parte delle location, come ci racconta Costanzo: “Era impossibile girare a Napoli, nei luoghi reali, perché la città è cambiata troppo dagli anni Cinquanta. Abbiamo ricostruito il rione a venti chilometri da Napoli, ricalcandolo da un quartiere periferico che l’autrice ha usato come punto di partenza per immaginare il suo rione. Ma non abbiamo mai cercato di essere solo filologici. Siamo partiti da un dato reale per adattarlo alle esigenze drammaturgiche”.

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In oltre 100 giorni, a Caserta, la squadra dello scenografo Giancarlo Basili ha costruito un set di 20 mila metri quadrati, tra i più grandi d’Europa, a cui si aggiungono inoltre 14 palazzine, 5 interni, una chiesa e un tunnel. Per Costanzo è stata proprio la ricostruzione il valore aggiunto per la serie: “Trovo appassionante l’elemento di finzione non realistica, inevitabile quando ricostruisci. Nella rappresentazione cinematografica tante volte è più reale un muro di cartone che uno di cemento. Avevamo una città immaginata invece di una reale”. La fedeltà alla storia, al testo letterario di Ferrante è stata l’altra grande sfida affrontata da Saverio Costanzo, insieme agli sceneggiatori. Trasporre una serie da un libro non è mai facile, perché conduce a una serie di modifiche, tagli e accorpamenti, talvolta inevitabili e necessari, a volte rischiosi se non deleteri. È il caso della scena del “banchetto di nozze” dell’ultimo episodio, inizialmente cancellata e poi reintrodotta su precisa richiesta della scrittrice: “In una prima stesura della sceneggiatura, per questione di tempo, volevo accorpare tutta la scena in chiesa. Ma Ferrante mi ha scritto che il banchetto era in realtà necessario per raccontare tutto quello che c’era da raccontare, e che la chiesa da sola non sarebbe stata sufficiente. E così abbiamo fatto”.

“Per noi era importante che fosse rispettata la densità letteraria del testo. Il cinema e la televisione sono forme di racconto molto più povere del romanzo. La difficoltà era allora concentrarsi sulla messa in scena, sulle sfumature attoriali, sull’immagine, perché in ogni fotogramma ci fosse quella stessa tensione letteraria”.

Elena e Lila

L’obiettivo del regista era di restituire la stessa energia e tensione drammaturgica del romanzo di partenza: “Per noi era importante che fosse rispettata la densità letteraria del testo. Il cinema e la televisione sono forme di racconto molto più povere del romanzo. La difficoltà allora era concentrarsi sulla messa in scena, sulle sfumature attoriali, sull’immagine, perché in ogni fotogramma ci fosse quella stessa tensione letteraria”, spiega Costanzo. “È stato un lavoro appassionante, pieno di bellezza. Vedere la pagina di Ferrante prendere una forma viva è stato come vedere germogliare un fiore”.

Per prendere davvero vita, serviva però scovare attori aderenti ai personaggi immaginati da Ferrante. Nei casting, durati otto mesi, sono stati provinate quasi nove mila persone. L’obiettivo era trovare attrici somiglianti nella versione bambina e in quella più matura fossero somiglianti: “Questo è stato il grande dilemma del processo di casting – se scegliere prima Elena e Lila da grandi, e poi cercare le bambine in base alla somiglianza con le loro controparti adulte, o fare l’esatto opposto”, ha raccontato la direttrice del casting Laura Muccino a Vulture. “Abbiamo optato per la seconda soluzione perché volevamo che la ricerca delle bambine fosse il più possibile illimitata. Tuttavia, abbiamo dovuto cercare attrici simili, sia nell’aspetto che nella personalità”.

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Saverio Costanzo con le protagoniste

Tra modernità e sguardo femminile

Alla fine, Elisa del Genio, Ludovica Nasti, Margherita Mazzucco e Gaia Girace si sono rivelate incredibilmente azzeccate nei rispettivi ruoli di Elena e Lila, da bambine e da adolescenti. Anche la scelta di girare in dialetto napoletano con attori locali, professionisti e non, è stata una scelta cruciale, che ha contribuito alla messa in scena di una narrazione autentica, con espliciti rimandi al cinema neorealista. Nella saga de L’amica geniale, la lingua, con il passaggio costante dall’italiano al dialetto, svolge inoltre un ruolo essenziale nel rappresentare l’appartenenza di classe, il tentativo di fuga e il riscatto delle due protagoniste. Rappresenta la “smarginatura” – un neologismo di Ferrante che dà il nome anche al quarto episodio della serie –, lo sconfinamento da un universo popolare governato da ignoranza, violenza e misoginia. Costanzo ha parlato altrove di un “messaggio rivoluzionario per i nostri tempi”. Oltre alla storia di due donne complicate, brillanti, ambiziose, a loro modo “geniali”, c’è anche uno spaccato storico e culturale, raccontato da un punto di vista femminile che riflette sul valore dell’educazione e della cultura, sul rapporto dei sessi e sulla violenza sistematica usata per “educare” e per mettere a tacere.

Quella di Ferrante è una visione femminile e femminista, che il regista ha cercato di rappresentare rintracciando dentro di sé la propria “parte femminile”: “Non riesco a distinguere l’arte per generi umani. L’arte non ha sesso. L’anima non ha sesso, in ognuno di noi esistono in egual misura il maschile e il femminile. Mi sono messo nei panni dei personaggi di Ferrante, senza distinzioni di genere. Sento come un grande privilegio aver vissuto nel suo profondo e meraviglioso universo femminile, e spero davvero che il mio essere maschio non ne abbia limitato la potenza narrativa. Ma laddove questo è accaduto, mi auguro di essere stato soccorso e aiutato dalla mia parte femminile”.

“Mi sono messo nei panni dei personaggi di Ferrante, senza distinzioni di genere. Sento come un grande privilegio aver potuto vivere nel suo profondo e meraviglioso universo femminile, e spero davvero che il mio essere maschio non ne abbia limitato la potenza nel racconto”.

Ferrante Fever

Dal lancio dalla finestra di Lila, che tenta di ribellarsi al padre per proseguire gli studi, alla molestia sessuale ai danni di Elena da parte di Donato Sarratore, L’amica geniale è una storia dura, cruda, che affronta temi difficili e attualissimi. E forse è nella sua modernità che si può rintracciare il successo di un’opera intima, universale e politica insieme. “Non si è mai visto nella storia dell’editoria italiana un libro che uscito sette anni prima venda ancora tutte queste copie, con questa costanza”, ci racconta Giulio Passerini, ufficio stampa di Edizioni e/o. “Non ricordo, inoltre, un libro che sia stato ai primi posti delle classifiche per tutto questo tempo”.

Come ha riportato Il Fatto Quotidiano, dal 27 novembre al 18 dicembre, periodo della messa in onda della serie, c’è stato un aumento vertiginoso delle vendite dei libri della saga, già bestseller con 12 milioni di copie vendute nel mondo, di cui un milione e mezzo in Italia: le copie vendute del primo romanzo sono passate da 10.504 a 51.524. Nella seconda settimana di gennaio, riporta il Corriere della Sera, tutti i romanzi della quadrilogia sono entrati nella top ten dei libri più venduti (rispettivamente al secondo, quarto, quinto e decimo posto), proseguendo un successo editoriale senza precedenti.

La Ferrante Fever, come è stata battezzata in America, ritorna a salire anche in Italia, e intanto si attende la seconda stagione della serie, tratta dal secondo volume Storia del nuovo cognome, le cui riprese inizieranno la prossima primavera: “A marzo riprenderanno le riprese, che dureranno sei mesi”, dice Costanzo. “C’è un rione nuovo ma quello vecchio resta il cuore del racconto, mentre ambienteremo due episodi a Ischia e una scena piccola ma importante sarà girata a San Giovanni a Teduccio”.


Manuela Stacca

Laureata presso l'Università di Sassari, si occupa di critica cinematografica e televisiva per alcune testate online.

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