immagine di copertina per articolo Sex (and Music) Education
Serie tv

Sex (and Music) Education

Mentre tutti si concentrano sulla sfrontatezza sessuale, la serie teen britannica di Netflix costruisce lungo le tre stagioni un parallelo discorso musicale stratificato e coerente, a rafforzarne la potenza.

L’aspetto musicale ha sempre giocato un ruolo fondamentale all’interno della serialità televisiva per teenager, basti pensare a Beverly Hills 90210, Dawson’s Creek e The O.C.; tuttavia è innegabile che da quando sono apparse le piattaforme di streaming è stato fatto un ulteriore passo in avanti – e dal 2017 è stata creata un’apposita categoria degli Emmy Awards per premiare la figura del music supervisor, colui che gestisce tutti gli aspetti relativi alla musica da utilizzare nei prodotti audiovisivi. Questa maggiore attenzione, di fatto, ha portato alla realizzazione di prodotti estremamente più efficaci dal punto di vista della combinazione tra musica, immagini e narrazione. E un esempio è interessante è Sex Education.

La serie tv britannica, creata da Laurie Nunn, è diventata nel giro di pochi anni uno dei teen drama più noti, punta di diamante di Netflix, che ha da poco pubblicato la terza stagione, confermandone una quarta. Il merito va soprattutto al suo modo di raccontare la sessualità a 360 gradi, in maniera esplicita, inclusiva e totalmente priva di pregiudizi, ma in misura minore questo successo è dovuto anche a un uso peculiare della musica, che andremo qui ad analizzare punto per punto.

La dimensione atemporale e aspaziale

Una caratteristica tipica della musica è quella di essere facilmente collocabile – nel tempo, ma anche nello spazio – e pertanto in grado di far riaffiorare i ricordi legati a un determinato periodo e/o a un determinato luogo. Questa peculiarità è stata sfruttata, per esempio, in maniera magistrale da Stranger Things, che ha ricreato l’ambientazione degli anni Ottanta anche attraverso i brani più noti dell’epoca, come Time After Time di Cindy Lauper o Every Breath You Take dei Police. In SKAM Italia è servita per rafforzare l’appartenenza territoriale e la sensazione di contemporaneità, con brani provenienti dalla scena indie romana (I Cani, Calcutta e Gazelle) o dalla trap (Massimo Pericolo e Ghali).

Ecco, se SKAM Italia è ambientata in un luogo preciso – inequivocabilmente Roma – e in un tempo altrettanto ben delineato – poiché ogni puntata inizia con la datazione del giorno esatto in cui sono accaduti gli avvenimenti –, Sex Education è invece una serie che, anche grazie all’uso della musica, si colloca fuori dal tempo e dallo spazio. Non sappiamo con esattezza né dove è ambientata (se non in un luogo imprecisato del Regno Unito) né in quale periodo: l’estetica sembra rimandare in qualche modo ai film anni Ottanta di John Hughes, sulla scorta di Breakfast Club o Una pazza giornata di vacanza, ma l’uso di internet e degli smartphone la avvicina di più ai giorni nostri. La musica segue esattamente questo stesso percorso straniante e disorientante, grazie a una selezione di brani che copre praticamente quasi tutti i generi e tutte le epoche dalla seconda metà del Novecento in poi: sebbene ci sia una predilezione per gli anni Ottanta (A-Ha, Smiths, Cure, INXS, Talking Heads, Psychedelic Furs, Ultravox, Duran Duran), nel corso delle stagioni si spazia tranquillamente dagli anni Cinquanta ai giorni nostri, per cui può capitare di ascoltare un blues di Muddy Waters del 1955 come un brano di Brittany Howard remixato da Bon Iver nel 2020.

Non avere una sigla

In passato i vecchi telefilm puntavano moltissimo sulla sigla d’apertura, la cui ripetitività rituale doveva traghettarci verso un mondo fittizio, passando attraverso il portale magico della tv – chi da adolescente non sapeva a memoria la sigla di Willy il principe di Bel Air? O non ha mai cantato quella di Dawson’s Creek storpiandone l’attacco? Oggi che lo schermo è diventato parte integrante della nostra realtà, il rituale della sigla in senso stretto non è più così fondamentale: non abbiamo più bisogno di qualcosa che ci porti dentro – o ci trascini fuori – perché dentro e fuori ci siamo già. E infatti Sex Education una sigla non ce l’ha, anche se la musica continua ad avere un’importanza cruciale e ogni puntata inizia e finisce con un brano musicale. Quindi, in realtà, è come se una specie di sigla ci fosse lo stesso, solo che non è sempre uguale, ogni puntata ha la sua, anzi ce ne sono addirittura due, in apertura e chiusura. 

Non sappiamo con esattezza né dove è ambientata (se non in un luogo imprecisato del Regno Unito) né in quale periodo. La musica segue esattamente questo stesso percorso straniante e disorientante, grazie a una selezione di brani che copre praticamente quasi tutti i generi e tutte le epoche.

Se vi sembra una differenza da poco provate a pensare a Una mamma per amica senza la sigla d’apertura cantata da Carole King – che tra l’altro aveva reinciso il brano Where You Lead appositamente per la serie. Saremmo riusciti a “entrare” ugualmente nelle vicende delle “ragazze Gilmore” senza quella canzone? Difficile dirlo, o anche soltanto immaginarlo, ma molto probabilmente la risposta è sì, anzi, se ogni puntata avesse avuto una sua sigla di inizio e di fine, le avremmo ricordate con più dolcezza, come tanti piccoli fragilissimi film. Ed è esattamente questo quello che succede con le singole puntate di Sex Education: ognuna di loro è un carillon che si apre e si chiude con una canzone diversa. 

Tutta la musica pop parla di sesso?

Ovviamente no, ma secondo la teoria evolutiva la musica inizialmente si è sviluppata come modo per attrarre gli amanti e ancora oggi ci sono fior di cantanti che potrebbero testimoniare in suo favore (lo fa per esempio Paul McCartney nella serie McCartney 3,2,1 su Disney+). In ogni caso, se è vero che non tutta la musica pop parla di sesso, è altrettanto vero che esistono moltissime canzoni sull’argomento e che sarebbe assurdo non usarle in un titolo che tratta questo tema. Sex Education è, di fatto, piena di brani che contengono allusioni sessuali più o meno esplicite. 

Limitandoci al protagonista (Otis) e al suo migliore amico (Eric), nel momento topico in cui Eric spiega come fare la “fellatio perfetta” durante la prima festa ufficiale a cui sono invitati, sfilano in sequenza What You Need degli INXS (il cui cantante, Michael Hutchence, si dice sia morto per un “gioco autoerotico” finito male) e Take on me degli a-ha; quando Otis eiacula per la prima volta nel sonno e si risveglia al mattino tutto bagnato, sentiamo in sottofondo This Is the Day dei The The, mentre quando riesce finalmente a masturbarsi coscientemente è riproposta in loop la cover di I Touch Myself delle Divinyls, rifatta dal coro belga Scala & Kolacny Brothers; ancora, quando Otis ed Eric si vestono da donna per omaggiare il film Hedwig and the Angry Inch, un cult assoluto della comunità transgender, ritornano ancora gli INXS con una New Sensation. La stessa cosa succede con i personaggi minori, per esempio quando il nuovo “figo” della scuola (Rahim) fa il suo primo ingresso nell’istituto parte subito una Da Ya Think I’m Sexy? di Rod Stewart, o quando il professor Hendricks trova la “chiave giusta” per eccitare la professoressa Sands arriva un altro capolavoro di sensualità come Sexy Boy degli Air.

In realtà il gioco è meno semplice e scontato di quanto sembri: per esempio la prima puntata di Sex Education si apre con una coppia che fa sesso poco soddisfacente sulle note di Mannish Boy di Muddy Waters e si chiude con Otis che tenta invano di masturbarsi su Dancing With Myself di Billy Idol. Se per certi aspetti il primo brano può sembrare un inno alla virilità maschile, in realtà è una sorta di risposta-parodia antimachista di Muddy Waters a I’m a Man di Bo Diddley – che a sua volta era una risposta a Hoochie Cookie Man dello stesso Waters – a dimostrazione del fatto che anche nelle canzoni pop le cose non sono mai così scontate e non hanno mai un solo livello di lettura. Allo stesso modo il personaggio maschile della coppia (Adam) fuori dal letto è il classico bullo tutto muscoli e virilità, ma lì è un castello di insicurezze pronto a crollare, un ragazzo che sente troppa pressione e non riesce a godersi il rapporto con la compagna, anche perché maschera un’omosessualità latente che verrà fuori più avanti. Dancing With My Self di Billy Idol, invece, è spesso interpretata come un doppio senso sulla masturbazione, ma in realtà, questo “ballo con se stessi” è stato ispirato dalla visione di un ballo reale, come in un ipotetico incrocio tra quello eseguito da Liv Tyler in Io ballo da sola e quello cantato da Robyn in Dancing On My Own. Stando alle dichiarazioni dell’autore: “la canzone parla veramente di persone che vivono in un mondo emarginato in cui sono stati abbandonati a ballare da soli con i loro pensieri e riflessioni”. La canzone diventa allora un chiaro segnale del fatto che i problemi sessuali del protagonista (e dei suoi compagni) non sono quasi mai prettamente fisici, ma anche e soprattutto mentali. Non a caso, la madre di Otis è una sessuologa e la terapia sessuale è al centro della narrazione.

Doppie letture e un esempio

La libertà mentale va di pari passo con quella sessuale che è fortemente legata all’assenza di giudizio, ed è per questo che la terza stagione si apre con una sequenza musicale memorabile in cui tutte le coppie della serie fanno sesso nei modi più disparati, “ballando” al ritmo di I Think We Are Alone Now. Essere “soli” non ha una connotazione negativa, ma significa essere liberi. Seppur in versioni diverse, è lo stesso brano usato in una scena di The Umbrella Academy, dove ogni membro della famiglia si ritrova “da solo” in una stanza, libero di ballare ed esprimere il vero lato di se stesso. Ballare, fare sesso, essere liberi sono cose collegate: I think we’re alone now / The beating of our hearts is the only sound. Già solo da questi dettagli si capisce quanta cura è stata dedicata alla scelta della musica di Sex Education.

Buona parte del merito va al music supervisor inglese Matt Biffa, che negli ultimi 25 anni ha prestato le sue competenze musicali enciclopediche al cinema e alle serie tv, realizzando moltissime opere di spessore, tra cui I May Destroy You (grazie a cui si è portato a casa un Emmy per la miglior colonna sonora nel 2021), The End OF The Fucking World (dove ha collaborato con Graham Coxon dei Blur), After Life, Carol, Paddington e due Harry Potter (Il calice di fuoco e I doni della morte Parte 1). È grazie a lui se abbiamo potuto sentire un brano di Nick Cave – O Children – in una delle saghe cinematografiche più note e se all’interno della stessa saga abbiamo potuto ammirare l’esibizione di un supergruppo (The Weird Sisters) composto, tra gli altri, da Jarvis Cocker dei Pulp e Johnny Greenwood dei Radiohead. E anche nella musica di Sex Education “oltre le gambe c’è di più”, anzi potremmo dire che la colonna sonora della serie fa un uso tarantiniano della musica, a costruire una complessità di significato stratificata. 

La libertà mentale va di pari passo con quella sessuale che è fortemente legata all’assenza di giudizio, ed è per questo che la terza stagione si apre con una sequenza musicale memorabile in cui tutte le coppie della serie fanno sesso nei modi più disparati, “ballando” al ritmo di I Think We Are Alone Now. Essere “soli” non ha una connotazione negativa, ma significa essere liberi.

Basti un altro esempio, una scena della prima stagione, con la canzone My Body Was Made di Ezra Furman. Se nel dibattito si parla sempre più spesso dell’importanza di separare la persona dall’artista, ecco che Sex Education fa esattamente il contrario e sceglie l’artista indie-rock Ezra Furman, che ai tempi della prima stagione si autodefiniva come queer o nonbinary, mentre ora che ha terminato il suo processo di transizione ha dichiarato ufficialmente di identificarsi come donna transgender. Chi meglio di lei per una serie che si pone l’obiettivo di rappresentare la diversità di genere? Furman è un’artista eclettica, in cui non solo il genere sessuale, ma anche quello musicale si è modificato nel tempo: se all’inizio era partita con un indie-folk disadorno, in seguito si è tuffata in un mare di riferimenti che mischiavano di tutto, da Neil Young a Lou Reed a Bruce Springsteen, passando per l’indie-rock, il powerpop, il country e il garage punk. Nel corso delle tre stagioni abbiamo avuto modo di sentire sia sue canzoni scritte apposta per la serie, come Little World ed Every Feeling, sia vecchie canzoni estrapolate dagli album ufficiali, come Love You So Bad, estratta da Transangelic Exodus, concept album su un angelo transgender perseguitato dopo essere stato sottoposto a intervento chirurgico per liberarne le ali. A queste si sono aggiunte poi anche altre canzoni in precedenza scartate perché considerate troppo adolescenziali, alle quali, invece, una serie teen come Sex Education è riuscita a dare un senso e una nuova linfa vitale. Le storie cantate da Furman parlano spesso di accettazione di sé, del proprio corpo e del proprio essere e sono talmente ben amalgamate con la serie che verso la fine ci finisce dentro pure lei, recitando una piccola parte da cantante al ballo di fine anno della scuola. Sul palco Ezra si esibisce con tre brani: My Zero, At The Bottom Of The Ocean (cantata al posto de La Macarena) e soprattutto Origin Of Love, il brano simbolo del film preferito di Eric, in cui lui ed Otis si esibiscono in un ballo di coppia “eteromoessesuale”.

Ma il brano di Furman più rappresentativo di tutta la serie è quello usato nel finale del quinto episodio della prima stagione. Gli studenti sono convocati tutti in aula magna perché qualcuno ha fatto circolare una foto imbarazzante delle parti intime di una compagna; la ragazza in questione (Ruby) è terrorizzata dall’idea che tutti possano scoprire che si tratta di lei, le prime voci si sono sparse e qualcuno ha cominciato a fare anche qualche battutina, ma poi, nel bel mezzo della ramanzina del preside, succede qualcosa di inaspettato: Maeve – la vera “Rebel Girl” della scuola (che infatti è introdotta dall’omonima canzone delle Bikini Kill) – si alza in piedi dichiarando che si tratta della sua vagina. Poi cominciano ad alzarsi in piedi tutte le altre ragazze della scuola (e persino un ragazzo) che, mettendo da parte le rispettive antipatie, affermano la stessa cosa, creando un cordone ombelicale protettivo, finché non si alza in piedi anche la diretta interessata, che a ora non ha più paura nel fare anche lei la medesima dichiarazione. È un gesto di forte solidarietà che evidenzia la necessità di metter da parte le divergenze e fare muro per proteggersi a vicenda. La scena, che ha già di per sé un impatto emotivo fortissimo, è accompagnata da una canzone di Furman che si intitola Body Was Made

Il brano comincia quasi come un jingle pubblicitario per poi tradurre in musica quel perfetto mix di coraggio, solidarietà e ribellione messo in scena dalle studentesse della scuola nei confronti di un potere giudicante e ingiusto: un inno al non vergognarsi del proprio corpo, qui esplicitato in maniera perfetta dai versi di apertura e di chiusura del brano: “My body was made this particular way / There’s really nothing any old patrician can say / You social police can just get out of my face / And my body was made. / Your body is yours at the end of the day / And don’t let the hateful try and take it away / We want to be free, yeah, we go our own way /And my body was made, oh. Come a dare un’ulteriore riprova di una struttura musicale circolare della serie praticamente perfetta, dove tutto inizia e finisce nella musica. 


Andrea Pazienza

Andrea Pazienza, critico musicale e mediatore linguistico-culturale, collabora con testate che si occupano di musica, cinema, tv e pop culture, tra cui RockON, Onstage, Auralcrave, Onda Musicale, Limina, Youmanist, The Submarine e La Scimmia Pensa.

Vedi tutti gli articoli di Andrea Pazienza

Leggi anche

immagine articolo La politica è social!
immagine articolo Piccola guida ai tormentoni estivi

Restiamo in contatto!

Iscriviti alla newsletter di Link per restare aggiornato sulle nostre pubblicazioni e per ricevere contenuti esclusivi.