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Nordic Noir & co.: una questione di stile

Qualche anno fa c’è stato il Nordic noir. Ma ora il fenomeno si è allargato a macchia d’olio attraverso tutta l’Europa. A volte in chiave prevalentemente narrativa, spesso definendo un’estetica precisa.

Il filone del nordic noir dimostra che la modalità di racconto scandinava non è ancora esaurita, anzi, è andata oltre i confini nordici per innestarsi su altre tradizioni nazionali con ottimi risultati. In che modo allora estetica, stile, look riconoscibili hanno cambiato il panorama del crime europeo (e non solo)?

Nella decima stagione della serie-documentario Timeshift (Bbc, 2002-), va in onda un episodio intitolato “Nordic Noir: The Story of Scandinavian Crime Fiction”, che indaga il successo della crime fiction scandinava e i motivi della sua forte presa sull’immaginario del pubblico. Si inizia da autori crime come Maj Sjöwall e Per Wahlöö, con la serie sul detective svedese Martin Beck, ma a livello di successo internazionale si fa riferimento soprattutto alla trilogia Millennium di Stieg Larsson (2005–07), che apre la strada alla fiction nordica come vero fenomeno internazionale. Il filone letterario del nordic noir, oltre agli adattamenti cinematografici della trilogia di Larsson, dà presto vita a un filone di produzione tv, che ne traduce i principi di base in linguaggio visivo e in estetica. Serie come Borgen (DR1, 2010-13) Forbrydelsen (DR1, 2007-12) e Bron/Broen (SVT1-DR1, 2001-2018) sono l’emblema del nuovo genere, una sicurezza transnazionale anche grazie al loro adattamento in altri Paesi – che però mantiene ferma la sua natura stilistico-estetica di base. Perché è questa la chiave della differenziazione e del successo del nordic noir

Farsi riconoscere

Critici e studiosi hanno ricollegato il successo del nordic noir televisivo non solo al suo inserimento nella scia del fenomeno letterario, ma anche al suo fascino distintivo, riconoscibile, vendibile e replicabile. Il racconto è lento, slow-burn, lineare e spoglio di effetti e metafore, senza eccessi. La messa in scena è realistica, quasi naturalista, e i toni sono dark, con una fotografia fioca e annebbiata. Pioggia o cielo plumbeo sono praticamente un punto fermo per accentuare la sensazione di malinconia pressante. Il protagonista è un detective, spesso una donna laconica, pensierosa, tetra che cela difficoltà nella vita personale e si dedica completamente al lavoro. Non sono eroi o eroine eccezionali, ma semplici persone che fanno il loro dovere. Le loro vite personali diventano il pretesto per parlare anche dei difetti della società, andando quindi al di là del crimine stesso e allontanandosi dal classico percorso whodunnit

Il racconto è lento, slow-burn, lineare e spoglio di effetti e metafore, senza eccessi. La messa in scena è realistica, quasi naturalista, e i toni sono dark, con una fotografia fioca e annebbiata. Pioggia o cielo plumbeo sono praticamente un punto fermo per accentuare la sensazione di malinconia pressante. Il protagonista è un detective, spesso una donna laconica, pensierosa, tetra che si dedica completamente al lavoro. Non sono eroi o eroine eccezionali, ma semplici persone che fanno il loro dovere.

Il mistero principale, solitamente un omicidio, si intreccia infatti con trame politiche e sociali più ampie, rivelando i peggiori (e più segreti) difetti di una società solo apparentemente perfetta. Portando in primo piano le ombre dei costrutti sociali e politici, queste narrazioni vanno oltre la voglia di scoprire il colpevole e la fascinazione per la violenza per cercare anche un impegno sociale.

Dalla Scandinavia all’Europa

Il Nordic noir si inserisce nella tradizione della European crime fiction per trasformarla, soprattutto sul lato televisivo. Al di là degli adattamenti diretti delle serie scandinave citate, sia a livello europeo che internazionale con i ben noti remake americani, la popolarità stessa delle serie originali ha stimolato la replicazione delle caratteristiche di successo, lasciando contaminare anche le varie tradizioni nazionali e transnazionali del cosiddetto Euronoir. Su tutti, ne esce molto cambiata la tradizione whodunnit del mistery britannico, focalizzato sulla risoluzione di misteri in ambienti altolocati o comunque della classe media, con un detective tutto d’un pezzo ma simpatico e a tratti gigione che risolve un caso alla settimana – l’ispettore Barnaby, per intenderci. 

Serie più contemporanee dal punto di vista dello stile della narrazione puntano alla serializzazione, al rallentamento del ritmo del racconto, a un’estetica differenziante, alle dimensioni socio-spaziali del territorio, all’innesto del crime solving su tensioni sociali e intrighi politici.

Serie più contemporanee dal punto di vista dello stile della narrazione puntano alla serializzazione, al rallentamento del ritmo del racconto, a un’estetica differenziante, alle dimensioni socio-spaziali del territorio, all’innesto del crime solving su tensioni sociali e intrighi politici. Sono i punti in comune di serie britanniche come Broadchurch (Itv, 2013-17), Shetland (Bbc One, 2013-), River (Bbc One, 2015), Marcella (Itv, 2016-) – fra l’altro, scritta, diretta e prodotta dallo scrittore svedese Hans Rosenfeldt (creatore di Bron/Broen) e distribuita internazionalmente da Netflix – ma anche di co-produzioni transnazionali in cui diverse culture mettono in scena uno stile narrativo comune, come la co-produzione UK/US The Missing (Bbc One-Starz, 2014-16) o la finlandese/tedesca Deadwind (Netflix, 2018-).

Una questione di stile

Il nordic noir è sinonimo di prestigio europeo, una qualità specificatamente nazionale che riesce a travalicare i suoi confini sia in originale, sia con i suoi principi stilistico-narrativi di base sia con i suoi valori culturali. La risoluzione del mistero incolla allo schermo, ma è non il fulcro della storia. 
Oltre al fascino della narrazione, infatti, vince la demistificazione della perfezione progressista dei Paesi nordici, in quanto uguaglianza, giustizia sociale e liberalismo sono rappresentati come ipocrita copertura di intrighi e torbidi segreti. I tempi sono ovviamente attuali, in quanto sotto alla superficie di perfezione sociale giacciono misoginia, razzismo, criminalità. Le tensioni interne sono rappresentate con uno stile sobrio e asciutto, che finisce con l’incantare e amplificare ulteriormente sensazioni di malinconia e disagio generale. Al di fuori dei Paesi scandinavi, il messaggio sociale del nordic funziona per la sua universalità e per l’adattabilità del suo stile estetico-narrativo. Più di un genere, il crime nordico è diventato uno stile, nonché un veicolo di scambio culturale e dibattito per l’Europa (e non solo), con numerosi esempi italiani, francesi, belgi, tedeschi.



Luca Barra

Coordinatore editoriale di Link. Idee per la televisione. È professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna televisione e media. Ha scritto i libri Risate in scatola (Vita e Pensiero, 2012), Palinsesto (Laterza, 2015) e La sitcom (Carocci, 2020), oltre a numerosi saggi in volumi e riviste.

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Paola Brembilla

Ricercatrice t.d. presso l'Università di Bologna, dove insegna Teoria e tecnica dei nuovi media. Ha scritto It's All Connected. L'evoluzione delle serie TV statunitensi (Franco Angeli, Milano 2018) e Game of Strategy (con E. Mollona, Giappichelli, Torino 2015).

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