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Trend2020

L’estate tutto l’anno

Non ci sono più le mezze stagioni. Meglio, nella musica pop italiana (e non solo) non ci sono più altre stagioni se non l’estate. Al centro degli immaginari, dei testi, dei video, e delle classifiche.

L’italiano cercava l’estate tutto l’anno, e all’improvviso, eccola qua: l’ha ottenuta. Se nel 2017 c’erano stati tre singoli italiani nella top 10 annuale ed era stato un trionfo rispetto agli anni precedenti, nel 2018 a essere tre sono gli stranieri, e il brano che ha sbancato l’intera annata è Amore e capoeira di Takagi & Ketra cantata da Giusy Ferreri, che era già stata al n. 1 nel 2015 con Baby K grazie a Roma-Bangkok. Ma i brani deliberatamente estivi nella citata top 10 sono addirittura cinque (gli altri quattro sono Nera di Irama, Italiana di Fedez & J-Ax, Da zero a cento di Baby K e La cintura di Alvaro Soler) e questo senza contare X di Nicky Jam e J. Balvin, per i quali el sabor latino non conosce stagione.

Ma le stagioni non esistono più. Diamo un’occhiata anche all’inverno. Gennaio 2019: È sempre bello di Coez va al n. 1 in classifica: è una canzone che si apre con la dichiarazione “Oggi voglio andare al mare anche se non è bello; oggi sai che voglio fare? Fare come quando piove e io mi scordo l’ombrello”. Nel video, il cantautore romano di adozione (e nativo di Nocera Inferiore) è in spiaggia, con gli immancabili occhiali scuri. In classifica, alle sue spalle sta intanto salendo il villaggio vacanze di Pedro Capò feat. Farruko, che nel video di Calma propongono il mare di Portorico e gente che balla, quad sulla sabbia, giovani donne sensuali, le parole magiche “Vamos a la playa”. A febbraio, complice Sanremo, Soldi di Mahmood va al n. 1, mentre alle sue spalle, con un titolo altrettanto monetizzante (Per un milione), i Boomdabash che a Sanremo erano arrivati solo undicesimi salgono al n. 3 con un brano di atmosfera latina che promette “Ti aspetto come i lidi aspettano l’estate” e “Aspetterò che torni come aspetto il sole”. Il mese successivo Mahmood e il suo beat “contaminato” cedono il primato a Con calma, del rey del reggaeton, Daddy Yankee: da quel momento Calma e Con calma permettono a Portorico di occupare per un mese due terzi del podio italiano dei singoli. Nel primo caso, l’Italia è l’unico Paese europeo in cui il singolo riesca ad andare al n.1; nel secondo, è imitata da Spagna e Olanda. 

Si attendono notizie da J-Ax, Baby K, Fedez, Gué Pequeno, Takagi & Ketra, Thegiornalisti, Giusy Ferreri e altri in cerca della loro fetta della grande torta (o grande anguria) del pop balneare. Questo, praticamente estinto con l’inizio del nuovo secolo, è risorto con forza in questo decennio. Dapprima sporadicamente, poi con sempre maggiore decisione fino ad arrivare a un numero crescente di artisti anche di primissimo piano che d’estate cercano smaccatamente la hit tormentone.

La dittatura portoricana termina a fine aprile, quando un summit di star del rap italiano (Charlie Charles, Dardust, Fabri Fibra, Mahmood, Sfera Ebbasta) conquistano la vetta con il loro tormentone estivo, eloquentemente intitolato Calipso. E ovviamente si attendono notizie da J-Ax, Baby K, Fedez, Gué Pequeno, Takagi & Ketra, Thegiornalisti, Giusy Ferreri e altri in cerca della loro fetta della grande torta (o grande anguria) del pop balneare. Questo, praticamente estinto con l’inizio del nuovo secolo, è risorto con forza in questo decennio. Dapprima sporadicamente (Danza kuduro, Tche che re che), poi con sempre maggiore decisione fino ad arrivare a un numero crescente di artisti anche di primissimo piano che d’estate cercano smaccatamente la hit tormentone: Alvaro Soler, Fedez & J-Ax, Baby K, Takagi & Ketra, Gabbani, Thegiornalisti, Laura Pausini, Rovazzi, Fabri Fibra, Tiziano Ferro, Giusy Ferreri, Eros Ramazzotti, persino Salmo anche se con l’astuzia dell’approccio caustico (Estate dimmerda).

Ritorno al passato

L’industria del tormentone attraversa quindi una stagione d’oro, superiore anche ai fasti degli anni Sessanta. A favorirla, due circostanze: se per i singoli dell’estate prima dell’avvento dello streaming non c’era fisicamente mercato a causa dei negozi di dischi chiusi (l’orizzonte si limitava alle raccolte del Festivalbar negli autogrill), ora con i telefonini a pieno regime sulle spiagge TimMusic, Spotify, AppleMusic e YouTube portano il triplo della musica a milioni di italiani provvisti di tempo libero. Inoltre, gli sponsor, dai gelati alle telefoniche, sovvenzionano volentieri i pezzi ad alta appiccicosità ed elevatissima visibilità su YouTube (il product placement di Riccione dei Thegiornalisti rivaleggia con quello del cinema dei Vanzina, e sia gli uni che gli altri lo prenderebbero come un complimento). 

Per colei che dieci anni prima aveva perso un’edizione di X Factor che aveva dominato, la vampata d’agosto in salsa esotica, ibrido dancehall/reggaeton con le chicas che twerkano in favore di camera simboleggia la riscossa definitiva di tutte le cassiere dell’Esselunga.

La conseguenza è che alcuni artisti hanno preso a concentrarsi praticamente solo su questo tipo di prodotto, affidandosi a megaproduzioni con budget consistenti, e lasciar perdere gli altri mesi dell’anno – nonché il vecchio concetto di “album”. Del resto, per alcuni di loro, l’immagine prevalente è ormai quella di canzoni dalle rime facilone, ritmi latini, edonismo di grana grossa e video con location da cartolina (o così si sarebbe detto una volta: da Instagram story, possiamo dire oggi). Le liriche in genere non hanno alcuna pretesa di plausibilità, sono pure suggestioni, suoni gratuitamente esotici. “Amore e capoeira, cachaça e luna piena come in una favela”. Parole che ci portano al personaggio emblematico per questa tendenza: non è di primo pelo, ma raggiunge una sua consacrazione e compiutezza proprio nell’andare al n. 1 con un tormentone latino – e senza una più giovane collega a farle ombra.

Dovendo fare un nome: Giusy Ferreri

Per colei che dieci anni prima aveva perso un’edizione di X Factor che aveva dominato (sconfitta causata da Morgan, che come un intellettuale snob aveva imposto al pubblico la sua personale Corazzata Potemkin, ovvero gli Aram Quartet), e che dopo l’exploit iniziale era andata gradualmente in calando fino all’inaspettato duetto con l’emergente rapper Baby K voluto sempre da Takagi & Ketra, la vampata d’agosto in salsa esotica, ibrido dancehall/reggaeton con le chicas che twerkano in favore di camera (perché il video su YouTube devono guardarlo anche i maschi) simboleggia la riscossa definitiva di tutte le cassiere dell’Esselunga. Ma volendo, anche di chi aveva cantato con lei di un cupissimo Novembre, e ora reclama il diritto di sognare: “Avevo solo voglia di staccare, andare altrove, non importa dove, quando, non importa come; avevo solamente voglia di tirarmi su”. E di incontrare (in Brasile) il giamaicano Sean Kingston, che le mormora: “Flex, time to have sex”. Se gli italiani da qualche anno non fanno che fantasticare, la quarantenne Giusy Ferreri li rappresenta perfettamente – e Takagi & Ketra puntando su di lei hanno avuto un’intuizione impeccabile.



Paolo Madeddu

È di Milano. Scrive su aMargine, Gioia, Corriere della Sera. Possiede una televisione.

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