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Metafore per il metaverso

La barzelletta più divertente del mondo

Tra un meme e una battuta sui social, forse non ci siamo resi conto che il ruolo dell’umorismo nella società contemporanea digitale è profondamente cambiato. E invece di criticare divide in gruppi.

C’è una cosa di cui ti devo avvertire, amico lettore: stai attento all’umorismo. Non è una cosa che si prende abbastanza sul serio, in quest’epoca. “Prendere sul serio l’umorismo” suona di per sé come un controsenso, vero? Ma non lo è, te ne accorgerai presto. L’umorismo diventerà sempre più importante, e lo è già più di quanto tu possa pensare. Non è uno scherzo: non c’è niente da ridere. Oppure, ci sarà tutto da ridere. Ma dipende da che parte starai.

Serietà e industria

Partiamo dall’inizio. La nostra società, in particolar modo dall’epoca industriale in poi, è abituata a prendersi molto sul serio. A pensarci bene, non ci potrebbe essere un altro modo in cui potrebbe guardare se stessa. Dalla metà dell’Ottocento, con l’incedere della rivoluzione industriale, tutti gli ambiti della cultura, dalla narrativa alle arti figurative, hanno iniziato a guardare e riflettere su quel colosso alimentato a carbone che stava per ingoiare tutto ciò che c’era stato prima, che arrivava a sconvolgere per sempre le abitudini rurali, con i suoi cartellini da timbrare, le sue gerarchie da scalare, insomma: il “moderno sistema di vita”. Quello che è stato il suo impatto emotivo si può notare facilmente nelle espressioni artistiche di quel periodo, in particolare nella narrativa: un sottile velo grigio si è posato su tutto l’auto-racconto della società dall’inizio del Novecento, che definiamo il “romanzo moderno”. È una sottile tragedia che permea tutta l’esperienza dell’essere vivi: un breve spazio di sopravvivenza, speso in gran parte al servizio di una struttura che offre in cambio il denaro che deve essere speso per continuare a sopravvivere, vagamente consapevoli del fatto che tutto si dissolverà a un certo punto in un nulla atomico, senza una promessa di aldilà.

Crollati i meccanismi selettivi dei mass media, chiunque – prima di tutto chi denuncia o fa satira – potrebbe in breve tempo diventare molto popolare. E in un sistema dove il numero di follower è la principale forma di potere, è facile diventare socialmente potenti quanto il bersaglio su cui stava sparando. Presto o tardi, se si vuole puntare il mirino sul potere, si finisce per sparare a se stessi.

Non c’è un modo spassoso di ritrarre questa realtà. La si può dipingere fedelmente solo con le tinte della tragedia. Si ammette al massimo l’amara ironia, o lo scherzo che ci fa evadere per qualche momento, ma che non può certo avere lo stesso peso culturale di un affresco che ritrae l’eroico sacrificio dell’Uomo che offre la sua vita a questo sporco mondo che non salva nessuno, dove anche i più benestanti, sappiamo bene, soffrono intimamente di un tremendo scontento. Uno dei pochi giochi umoristici che ha funzionato in questo contesto, e che ha attecchito bene sui primi mass media, era la satira. In una gerarchia centralizzata, chi riusciva con una battuta ben piazzata a far ridere di un personaggio potente o una classe dominante, otteneva un piccolo stravolgimento nella struttura di potere, talvolta un cambiamento significativo. Anche se non è mai salita al rango dei veri prodotti della cultura, era una forma di umorismo promettente. Poteva anche giocare fuori dalle regole, era concesso.

La svolta di internet

Poi però è arrivato internet, e nel brodo primordiale delle prime reti sociali si era già capito che nemmeno quel gioco poteva continuare: non ci sono più i giocattoli per farlo. Crollati i meccanismi selettivi dei mass media, chiunque – prima di tutto chi denuncia o fa satira – potrebbe in breve tempo diventare molto popolare. E in un sistema dove il numero di follower è la principale forma di potere, è facile diventare socialmente potenti quanto il bersaglio su cui stava sparando. Presto o tardi, se si vuole puntare il mirino sul potere, si finisce per sparare a se stessi.

Stiamo ancora facendo i conti un po’ tutti con questa nuova versione di influenza distribuita, almeno potenzialmente, ma abbiamo già capito che non si può più scherzare su qualcosa senza causare indignazione popolare. Tristemente molti osservano un mondo mediale e narrativo che diventa sempre più pulito, più corretto, ma anche più stitico e soprattutto sempre meno divertente. E questo si va ad aggiungere alla tragedia della vita moderna di cui sopra. Quindi non ci è nemmeno data più una risata? Staremo per sempre nella grossa pianura del social condiviso, rintanati nostri bunker delle buone apparenze, costantemente all’erta del pericolo che qualcuno ci offenda? 

Quando la macchina fotografica sembrava stesse per soppiantare la pittura, è stata l’arte figurativa a fare gli avanzamenti più incredibili. La stessa cosa sta accadendo all’umorismo. Potresti averlo già notato: quanti meme ti sono passati davanti senza che tu riuscissi a decifrarli? Quante volte hai pensato che “fanno ridere solo gli stupidi” e allo stesso tempo qualcosa dentro di te ti faceva sentire tagliato fuori? Questo è proprio quello che è successo: sei stato tagliato fuori.

L’ultima, più amara forma di satira che è rimasta è quella che ci si autoinfligge, dove ci si prende in giro delle proprie ansie e difetti – ma non è del tutto comica. Se nemmeno più l’umorismo che conosciamo si può più utilizzare, cosa può allietare questa vita di prigionia? Guarda meglio: qualcosa di nuovo si sta mostrando. Quando la macchina fotografica sembrava stesse per soppiantare la pittura, è stata l’arte figurativa a fare gli avanzamenti più incredibili. La stessa cosa sta accadendo all’umorismo. Potresti averlo già notato: quanti meme ti sono passati davanti senza che tu riuscissi a decifrarli? Quante volte hai pensato che “fanno ridere solo gli stupidi” e allo stesso tempo qualcosa dentro di te ti faceva sentire tagliato fuori? Questo è proprio quello che è successo: sei stato tagliato fuori.

Cambio di funzione

L’umorismo, in effetti, non ha cambiato forma. Ha cambiato funzione. Se prima la satira serviva a “criticare il potere prestabilito” per creare un ponte tra l’alto e il basso, ora che non c’è più né un sopra né un sotto. Nell’oceano distribuito delle reti sociali, l’umorismo serve a costruirsi un’imbarcazione.
In un’epoca in cui tutti potrebbero essere minoranze e chiunque potrebbe trovarsi per sbaglio, anche solo per un errore di lettura, a essere la strega in mezzo a una caccia alle streghe, servono codici sicuri per sapere se stai avendo a che fare con un amico. Quale codice è più sicuro dell’umorismo? Quando in un gruppo tutti ridono a una battuta e uno solo non l’ha capita, non c’è modo di ammetterlo di nuovo nel gruppo. Non riderà allo stesso modo neanche se gliela spieghi, perché le barzellette non si possono spiegare. Non esisterà mai un modo per fare una copia delle chiavi di lettura culturali.

Se ti può consolare, nemmeno gli impressionisti sono stati compresi dal giro dell’arte, all’inizio. L’unica cosa che potrebbe preoccuparti è che qui non si parla di circoli culturali, ma di reti sociali piuttosto grosse. In caso non ci avessi ancora fatto caso, da qualche anno con l’umorismo si ribaltano governi, si vincono processi, si spostano soldi, persone e potere. Forse si stanno combattendo delle guerre con l’umorismo, e si è già visto cosa succede con uno strumento simile nelle mani di certe correnti – vedi l’alt-right. Sembra una barzelletta? Magari sì. Ma se ora hai capito cosa si può fare con una barzelletta, avrai realizzato quanto è importante ora cavalcare quel potere. 

I Monty Python avevano previsto tutto, e non solo in termini di stile e linguaggio: lo sketch del “funniest joke in the world”, dove i militari inglesi scoprivano una barzelletta così potente da uccidere la gente, e la usavano come arma, è abbastanza lungimirante se lo guardi oggi. Se non ti fa ridere, o peggio ancora, se i Monty Python non ti fanno ridere, allora dovresti correre ai ripari, anche se a occhio e croce è già troppo tardi. Mi dispiace dirtelo, ma annegherai nel mare di internet aggrappato a un libro di Forattini.


Dr. Pira

Giovane promessa dell’atletica, dopo un terribile incidente decide di dedicarsi al fumetto. Nonostante abbia lavorato con numerose riviste, televisione e grandi nomi dello spettacolo (da Luca Guadagnino a Fedez a Elio e le Storie Tese), rimane noto per avere abbassato gli standard tecnici della Nona Arte con I Fumetti della Gleba, il più longevo fumetto online italiano.

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