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Racconti digital

Il metaverso è il nuovo west

Se capiamo poco del web3 e delle recenti svolte di internet, non preoccupiamoci, è normale. Servono nuovi strumenti, e nuove metafore. Dall’acqua si passa ai saloon, agli indiani e ai cowboy.

È evidente che all’umano sano di mente piace esplorare. Tutti gli altri animali, una volta che han provato a se stessi di essere in grado di sopravvivere, conducono una vita tranquilla nei loro branchi o al massimo se ne vanno avanti e indietro lungo i loro percorsi migratori. L’uomo, non soddisfatto, guarda al di là dell’orizzonte e si chiede cosa ci sarà di meglio dall’altra parte. È una spinta molto bella e poetica, sempre se non si abbassa alla mera conquista territoriale.

Esplorazione

Ma cosa ce ne facciamo oggi di quell’impulso? L’ultimo posto sulla Terra ancora senza una mappa è stato catalogato all’inizio dell’Ottocento, e anche lì si è iniziato a pagare le tasse e tutto il resto. Non è un problema da poco: un mondo senza niente di nuovo da scoprire può farci diventare alla lunga depressi o, ancora peggio, aggressivi. Non è il caso di sfogare la frustrazione in altre guerre mondiali.

Negli anni Sessanta si è cercato di risolvere il problema in due direzioni diverse, entrambe interessanti: le nuove frontiere potevano essere al di fuori della Terra, o dentro la nostra mente.

La prima è stata piuttosto emozionante agli inizi, ma non è durata poi molto. Dopo la bandiera piantata sulla Luna ci siamo abituati a vedere gente in orbita, ma abbiamo capito che probabilmente la maggior parte di noi non si avventurerà in viaggi interplanetari. Nemmeno le recenti promesse di esplorazione marziana sono così allettanti: abbiamo visto tutti quanto è noiosa la vita di quei poveri robot sul Pianeta Rosso, occupati solo a raccogliere sassi.

Nei primi tempi, quando internet si poteva ancora navigare, andavano giustamente alla grande le similitudini marittime. La fase nautica è stata divertente per un po’, ma di fatto quando l’oceano di dati era uguale in tutte le direzioni ha iniziato a essere monotono. Quindi è iniziato l’internet 2.0, un lungo e oramai tedioso periodo di pesca a strascico con le reti sociali. E proprio nel momento in cui più o meno tutti si stanno annoiando, ecco che qualcuno avvista terra all’orizzonte: il metaverso.

La seconda soluzione, quella del viaggio interiore, non è per tutti ma è certo più praticabile. Da almeno sessant’anni esploriamo la psiche in diverse maniere, e c’è sicuramente ancora molto da viaggiare, ma siamo lontani dalle visioni hippie-futuristiche che si erano affacciate nella narrativa di quel periodo. Il viaggio interiore non ha cambiato di molto la nostra società, che rimane prevalentemente materialistica, e l’esploratore è generalmente considerato un perditempo più ancora di Cristoforo Colombo prima che salpasse per i mari dell’Ovest: cosa potrà mai riportare se non qualche aleatoria visione immateriale? Se il territorio da conquistare non lo possiamo toccare e annusare, ci serve almeno una buona metafora per provare a pensare cosa potremmo farci.

Le fasi del web

Quando sono arrivate le reti informatiche erano una buona via di mezzo tra il territorio mentale e quello fisico, in un certo senso. Nei primi tempi, quando internet si poteva ancora navigare, andavano giustamente alla grande le similitudini marittime. La fase nautica è stata divertente per un po’, ma di fatto quando l’oceano di dati era uguale in tutte le direzioni ha iniziato a essere monotono. Quindi è iniziato l’internet 2.0, un lungo e oramai tedioso periodo di pesca a strascico con le reti sociali. E proprio nel momento in cui più o meno tutti si stanno annoiando, ecco che qualcuno avvista terra all’orizzonte: il metaverso.

L’esperto cibernauta storcerà il naso di fronte a una metafora così semplice, ma bisogna pur figurarsi qualcosa in modo elementare, almeno all’inizio, per capire come averci a che fare. In tanti si stanno chiedendo di che materia è fatta questa nuova frontiera. È fatta di idee, di sogni, di soldi o banalmente di meri dati? Dipende dal punto di vista, e ancora ce ne sono troppo pochi. Gli esploratori, essendo tendenzialmente dei tecnici specializzati, faticano a uscire dal loro ambito e quindi a dare un significato a ciò che stanno facendo. Servirebbe una narrativa comune con la quale tutti ci possiamo immedesimare, se vogliamo prenderne parte. In fondo non è così difficile. Cosa è successo dopo che Cristoforo Colombo ha scoperto il Nuovo Mondo? I conquistadores (sui quali non c’è tanta narrativa appassionante, direi), ma soprattutto il Selvaggio West.

La frontiera

Cosa si faceva nel West? Si cercava l’oro, per esempio. Anche nell’internet 3.0 una delle attività più in voga è il mining, a quanto pare. Una terra inesplorata è sicuramente più attraente se promette dei tesori, e in entrambi i casi chi vi si è lanciato per primo aveva dei tratti simili: cercatori di fortuna, con mappe abbozzate e una propensione ad avventurarsi al di fuori degli ambiti legali.

Vuoi guadagnare i soldi del futuro? Lascia ai cercatori d’oro la fatica di cercare le vene nascoste negli anfratti tecnici delle reti, e ai tycoon gli investimenti azzardati in territori mappati male. Quelle fasi son già passate, e se non vi ci siete buttati è perché non sei quel tipo di persona. Dovresti capire piuttosto che personaggio saresti stato nel west. E ricordati che non c’erano solo cowboys.

Poi, quando la geografia ha iniziato a delinearsi, sono arrivati gli investitori. Nel far west, i primi tycoon sono quelli che hanno accumulato per primi delle enormi fortune. Mossi da una loro visione e nonostante l’incomprensione dei più, compravano grosse fette di territorio senza sapere cosa ci fosse dentro: potevano perdere tutto o diventare enormemente ricchi. Parlando con chi investe in criptovalute si ha l’impressione di trovarsi di fronte a personaggi simili. E credo che, allora come adesso, si abbia sempre l’impressione che ci stiamo facendo sfuggire qualcosa di importante. Vuoi guadagnare i soldi del futuro? Lascia ai cercatori d’oro la fatica di cercare le vene nascoste negli anfratti tecnici delle reti, e ai tycoon gli investimenti azzardati in territori mappati male. Quelle fasi son già passate, e se non vi ci siete buttati è perché probabilmente non sei quel tipo di persona. Dovresti capire piuttosto che personaggio saresti stato nel west. E ricordati che non c’erano solo cowboys. Chi si è arricchito in modo più saggio, a quei tempi, sono quelli che hanno costruito le infrastrutture: le linee ferroviarie, le case, i saloon e le scuole.
Ma a parte i soldi: che dire degli Indiani d’America. Chi sono oggi? Proprio come quelli di allora sono coloro i quali erano già nel Nuovo Mondo senza rendersene conto. I nativi del primo internet, quello nato dalle università e venerato alla maniera panteistica come luogo di espansione della sapienza, un’imperscrutabile espansione della nostra mente e connettore delle nostre coscienze. Servirà a qualcosa la filosofia sviluppatasi nei canyon ancora vergini, o dovranno vendere le loro terre per costruire casinò? Tutto questo sta succedendo sotto i nostri occhi, e se c’è qualcosa che ci ha insegnato la storia è proprio che la storia si ripete, ma solo se noi non abbiamo gli strumenti per decifrarla. Forse ci serve un nuovo Balla coi lupi.


Dr. Pira

Giovane promessa dell’atletica, dopo un terribile incidente decide di dedicarsi al fumetto. Nonostante abbia lavorato con numerose riviste, televisione e grandi nomi dello spettacolo (da Luca Guadagnino a Fedez a Elio e le Storie Tese), rimane noto per avere abbassato gli standard tecnici della Nona Arte con I Fumetti della Gleba, il più longevo fumetto online italiano.

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