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Suoni

Online ma al servizio del territorio, le webradio oggi

Dopo la prima esplosione, le radio via internet sembrano aver perso spazio. Ma restano il modo migliore di dar voce e consolidare una comunità. Da Londra a Berlino, a Torino o a Milano.

È il novembre del 1994 quando va in diretta su internet il primo concerto online. Suonano i Rolling Stones e Mick Jagger, prima di esibirsi, lancia un saluto e un avvertimento: “Voglio dare il benvenuto a tutti coloro che sono approdati su internet e sull’MBone, spero che non collassi”. L’Mbone era una dorsale sperimentale per il traffico IP Multicast su internet il cui potenziale di connessione non poteva prevedere un gran numero di accessi. Insomma, se quel giorno tantissimi utenti si fossero collegati ad ascoltare lo show, il segnale di trasmissione sarebbe crollato. Così, con questa tecnologia che oggi definiremmo obsoleta, la radio cominciava la sua relazione con il web. Due anni dopo, 1995, arriverà la prima web-radio: Bill Goldsmith, dj e station manager scopre, assieme alla moglie Rebecca, la tecnologia Xing Technology, un antesignano dello streaming che permette ai due coniugi di trasmettere, per tutto il giorno, pop e rock lontani dal mainstream. Radio Paradise esiste tuttora. Con il successivo arrivo dello streaming, grazie all’ingegno di Rob Glaser che nell’aprile 1995 lancia RealAudio, i primi anni Duemila vedranno l’esplodere di un ampio numero di webradio che, però, dagli Stati Uniti al Regno Unito si devono scontrare con le dure leggi sui diritti musicali. Nel 2007 – come riportava Olga Kharif in un articolo su Business Week – si contavano 57 milioni di ascoltatori di webradio negli Stati Uniti. 

Webradio vs. podcast

La ventata dei podcast, dal 2005 in poi (l’anno in cui Apple lancia un’app dedicata all’ascolto dei prodotti audio on demand) spazza via l’entusiasmo degli autori di webradio. Che, però, di certo, non sono scomparse e mantengono una propria peculiarità. “Di sicuro – afferma Tiziano Bonini, professore associato in media studies all’Università di Siena – lo spazio e il ruolo sociale che rappresentavano le webradio a fine anni Novanta e inizio Duemila è stato in parte riempito dai podcast: i giovani che vogliono fare programmi radio in maniera indipendente e non trovano spazio nell’industria si orientano verso il podcast e non più verso le webradio. Ma queste restano uno spazio di libertà comunicativa collettiva. Podcast e webradio indipendenti rispondono a due bisogni sociali differenti. I podcast sono fatti da singoli producer o piccoli gruppi di producer, mentre le webradio nascono sempre intorno a una comunità o una nicchia di persone con interessi comuni, molto più estesa di chi fa podcast. Inoltre, a livello di contenuti, la webradio è ancora il medium elettivo per chi vuole trasmettere musica che non si ascolta nelle radio mainstream. Al podcast si rivolge chi è interessato alla parola, non alla musica”. 

“I podcast sono fatti da singoli producer, mentre le webradio nascono sempre intorno a una comunità o una nicchia di persone con interessi comuni, molto più estesa di chi fa podcast. Inoltre, a livello di contenuti, la webradio è ancora il medium elettivo per chi vuole trasmettere musica che non si ascolta nelle radio mainstream. Al podcast si rivolge chi è interessato alla parola, non alla musica”.

E l’esperienza musicale più interessante, che ha fatto da modello per altri progetti in giro per l’Europa, è sicuramente quella di Nts Radio, che nasce nel 2011 per volontà di Fedi Adeyemi. Il nome deriva da “Nuts To Soup”, il titolo del blog che gestiva Adeyemi prima di imbarcarsi in un’avventura quasi rivoluzionaria. Ha lanciato la radio con poche migliaia di sterline, circa 5.000. Ma, con uno sguardo lungimirante, ha fatto sì che potesse trasmettere circa 30.000 show, proponendo tantissimi generi musicali: dall’hip hop alla techno, dal jazz alla disco music. Gli spettacoli sono trasmessi 24 ore al giorno per tutta la settimana. Il Guardian ha descritto la radio “come un mix tra la diversità di Bbc 6 Music (musica alternativa) e lo spirito ribelle di una radio pirata”. Per la versatilità dei contenuti e per l’approccio, Nts può anche essere inserita nell’alveo delle vecchie radio che operavano su frequenze illegali. Ma soprattutto l’emittente londinese ha lanciato una forma di contatto con il pubblico piuttosto lontana dall’esperienza delle emittenti in FM, chiuse nell’aria stantia degli studi: Nts trasmette da un enorme studio in Gillet Square a Londra, affacciato sulla strada. Come una vetrina. Che espone musica che per il 60% non si trova sulle piattaforme streaming. Perché una community radio è una comunità di talenti emergenti che incontrano grandi nomi del mondo musicale: dj come Aphex Twin o il compianto Andrew Wheaterall sono passati dalle consolle di Nts, ma anche Four Tet, Flotating Points e Four Tet, nomi tutelari della scena dance britannica e internazionale. Il punto di forza delle webradio indipendenti sta nella possibilità di divulgare musica fuori dai rigidi canoni dei network radiofonici tradizionali. 

Selezione indipendente

Le webradio come Nts possono pubblicare pezzi di piccole etichette indipendenti o brani pubblicati su Soundcloud che altrimenti avrebbero poco spazio. Spesso le radio indipendenti lanciano nuovi talenti che domani, magari, sfonderanno nel mainstream. Lo spazio ideale, grazie al lavoro di curatela dei selector, per scoprire nuova musica nell’epoca degli algoritmi, che invece selezionano automaticamente i brani per gli utenti in base ai meccanismi di profilazione. Lo sottolinea Marco Aimo, tra i fondatori di Radio Raheem, nata a Milano in un locale nei pressi dei Navigli e poi passata negli spazi di Triennale: “Avevamo l’esigenza di portare in Italia l’atteggiamento che hanno all’estero emittenti come Nts o Worldwide Radio. Raheem è una piattaforma multi-nicchia che dà spazio a generi diversi: abbiamo scelto un modello asciutto, rispetto alla radiofonia tradizionale barocca, con tanta musica, tanti slot che si alternano. Poi il progetto si è sviluppato, la parte parlata ha visto un incremento di spazi con approfondimenti mai pesanti”. Anche Raheem, come Nts, fonda il suo core business nel rapporto con la città: “La radio è partita – prosegue Aimo – con una naturale inclinazione ad avere, partendo dal capoluogo lombardo, un’apertura verso l’Europa e il mondo”. Nel 2019 l’emittente ha dato vita alla seconda edizione del progetto Milano Trasmette Milano, che aveva l’obiettivo di raccontare Milano ma vista da altri occhi, quelli degli italiani di seconda generazione, milanesi d’adozione, artisti e “attori” della città che rivolgono uno sguardo sul mondo e lo traducono per le strade milanesi: “un progetto per restituire energia a una città che ha sempre fatto dell’inclusione una risorsa e un suo tratto identitario”. Tra progetti speciali, format e guest da tutto il mondo, da Erlend Øye, frontman dei Kings Of Convenience, ai Subsonica, Raheem è una comunità che lega il mondo culturale e musicale milanese al mondo. Sono tre i pilastri su cui si basa la sostenibilità dell’emittente, basi che ricalcano le modalità di sostentamento dei media contemporanei: i branded content, la possibilità di partecipare a iniziative pubbliche o chiedere finanziamenti a privati per eventi, e il sostegno della comunità.

L’emittente londinese ha lanciato una forma di contatto con il pubblico piuttosto lontana dall’esperienza delle emittenti in FM, chiuse nell’aria stantia degli studi: Nts trasmette da un enorme studio in Gillet Square a Londra, affacciato sulla strada. Come una vetrina. Che espone musica che per il 60% non si trova sulle piattaforme streaming.

La vita culturale torinese, invece, ha un rapporto simbiotico con Radio Banda Larga. Dalle sponde del Po naviga nell’etere digitale un’emittente radiofonica aperta a qualsiasi proposta di programmi con un palinsesto che mischia talk radio, iniziative sociali e dj-set che valorizzano talenti locali o nomi di richiamo di nicchie dell’underground. La formula di successo e sostenibilità è nell’interazione con il locale che la ospita: la radio si vede di persona, incontra il pubblico che brinda o degusta all’Imbarchino. E soprattutto dialoga con il territorio. “Rbl – racconta Lorenzo Ricca, co-fondatore di Rbl Media – nasce con l’obiettivo di creare nuove relazioni in città. Usiamo lo strumento radio per affiancare enti e istituzioni nella formazione all’uso dei media. Coinvolgiamo in un processo creativo persone che, per vari motivi, sono ai margini della società. Abbiamo lavorato nell’ambito della tossicodipendenza, della psichiatria, della disabilità, di recente siamo stati in un carcere minorile. I soggetti svantaggiati sono coinvolti in laboratori di produzione radiofonica”.

Espressione ed evoluzione personale

La radio è medium di espressione ma anche come strumento di evoluzione personale. Radio Banda Larga non si ferma al territorio torinese, apre i suoi microfoni all’estero. Nel 2016 sono partite le prime trasmissioni da Berlino, dove è nata una nuova community che aggrega persone di diversa nazionalità. Lo scorso 12 gennaio sono state attivate le dirette da Riga, in Lettonia, in collaborazione con il centro culturale Kaņepes Kultūras centrs. Dalla Lettonia a Berlino passando per Torino, il palinsesto della community torinese è ampio e comprende talk di approfondimento, programmi musicali e djset. È una radio aperta a proposte dal basso e ha difficoltà a centrare un taglio preciso. Il palinsesto accoglie le proposte di chiunque sia interessato a mettersi in gioco con la radio. Chi propone i format, passa poi da un processo di selezione e affiancamento ma la sua creatività resta libera. L’ingrediente fondamentale delle community radio è nella capacità di aprirsi alle comunità del territorio che le ospitano. 
Per Bonini “possono essere lo strumento identitario di una comunità locale etnica o subculturale. Le potenzialità di queste radio sono le stesse delle tradizionali radio comunitarie: se sono capaci di rivolgersi a una comunità specifica e ne diventano l’interprete, le radio sopravvivono e sono vive. I rischi sono anch’essi sempre gli stessi: il rischio di ghettizzarsi in una comunità specifica e non riuscire a parlare ad altri pubblici”. Non è il caso di Refugee Worldwide, nata nel gennaio 2021 nel quartiere di Neukölln, a Berlino. La webradio, che a livello di contenuti segue il modello di Nts, prosegue l’attività dell’omonima piattaforma di fundraising, attiva dal 2015 con una serie di attività sociali a sostegno di un centro per giovani donne o di associazioni che si occupano di procurare alloggio ai rifugiati. E ancora affiancano una scuola di musica per emarginati, gruppi di equità sociale, agenzie per i senzatetto e un centro di accoglienza per donne e giovani in fuga dalla violenza domestica. Insomma, dalle community webradio non escono soltanto parole e suoni, ma molto di più.


Luigi Lupo

Giornalista freelance e autore podcast. Si occupa di società, suoni e attualità per Upday, Rolling Stone, Alias - Il Manifesto e Sentireascoltare.

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