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Il super relax del giapponismo

Nello streaming, la battaglia per l’attenzione del pubblico si sta spostando sull’offerta di prodotti confortevoli, da assaporare con calma. Con un nuovo catalogo di anime giapponesi, Netflix sfrutta “l’effetto cozy” per offrire un’alternativa ai franchise di Disney Plus.

Stanco dall’ennesima serie costruita algoritmicamente (né brutta né bella ma più imperdonabilmente dimenticabilissima) avevo deciso di interrompere il mio quasi decennale abbonamento a Netflix. Poi però sono usciti Delicious in Dungeon e soprattutto Pokémon Concierge e ho tentennato. Ho ripensato alle migliori serie viste l’anno scorso e, tra quelle che più mi avevano divertito, c’erano Blue Eye Samurai e Scott Pilgrim Takes Off. Tutte e quattro le serie sono ascrivibili alla categoria anime, termine con cui si indicano le serie televisive animate prodotte in Giappone e, più in generale, tutte le serie animate che a quello stile si richiamano (Blue Eye Samurai, per esempio, è ambientata nel Giappone del periodo Edo ma la produzione è franco-statunitense).

Considerando poi la disponibilità del prestigioso catalogo dello Studio Ghibli, mi sono reso conto che rinunciare a Netflix voleva dire rinunciare a un nutriente comfort food audiovisivo che non sapevo dove trovare altrimenti. Insomma, se ho ancora Netflix è solo grazie agli anime. E cosa farmene quindi dell’abbonamento a Disney Plus, a cui mi ero iscritto proprio per avere accesso a cartoni animati e rassicurante escapismo colorato in generale?

Voglio vivere al Pokémon Resort

Pokémon Concierge è una serie in stop motion (stile, per intenderci, Nightmare Before Christmas o Galline in fuga) che racconta di Haru, una ragazza che decide di farla finita con il logorio della vita urbana e si trasferisce al Pokémon Resort per lavorare come concierge.

Il Pokémon Resort è un paradisiaco villaggio vacanze dove i Pokémon vanno a rilassarsi e a prendersi una meritata pausa dai combattimenti, una sorta di White Lotus, il complesso turistico hawaiano dove è ambientata la prima stagione dell’omonima serie HBO, ma senza tragedie. Al Pokémon Resort tutto è delicato, tenue e accogliente. Pokémon Concierge consta di soli quattro brevissimi episodi e non si può che sperare che Netflix, data l’ottima accoglienza della prima stagione, ne metta presto in produzione una seconda. O forse, hanno prodotto solo quattro episodi perché la serie funziona come un ansiolitico potentissimo a cui è meglio non assuefarsi. Realizzata dai creatori dell’altrettanto irresistibilmente rilassante Rilakkuma e Kaoru, Pokémon Concierge ha infatti l’effetto di una fortissima camomilla digitale che induce negli spettatori uno stato di serenità e pace col mondo. È la serie perfetta da guardare prima di andare a dormire.

L’essere cozy è una delle caratteristiche salienti di tanti prodotti culturali nipponici: dai manga ai romanzi, dai videogiochi per la Nintendo Switch alle serie Netflix. Questi prodotti trasportano gli spettatori in un’atmosfera quasi-onirica e ASMR, restituendo un senso di calda familiarità.

Delicious in Dungeon produce effetti abbastanza simili pur partendo da premesse diversissime. Qui seguiamo un gruppo di amici che si avventura in un castello alla ricerca di un tesoro e, per sopravvivere, cucina i mostri in cui si imbatte durante il percorso. Non mi sarei mai aspettato di avere l’acquolina in bocca assistendo alla preparazione di un hot pot a base di un simil scorpione formato dobermann.

Quello che Pokémon Concierge e Delicious in Dungeon hanno in comune è che sono cozy, termine inglese che identifica un’atmosfera confortevole, calda e accogliente. L’essere cozy è una delle caratteristiche salienti di tanti prodotti culturali nipponici, dai manga che occupano sempre più spazio nelle librerie italiane a romanzi come I miei giorni alla libreria Morisaki di Satoshi Yagisawa e Le ricette perdute del ristorante Kamogawa di Kashiwai Hisashi, passando per i videogiochi cozy, che hanno fatto della giapponese Nintendo Switch la loro console d’elezione. In ambito televisivo, sempre su Netflix, altre due serie giapponesi, ma live action, che coniugano cozyness e cibo sono Midnight Diner e Samurai Gourmet. Entrambe le serie trasportano gli spettatori in un’atmosfera quasi-onirica in cui lo sfrigolio della verdura in un wok è un soporifero ASMR.

Tutti questi prodotti restituiscono quel senso di calda familiarità che, in ambito occidentale, è stato a lungo un semi-monopolio del marchio Disney.

La Disney fatigue

Su Disney Plus, la piattaforma che raccoglie tutte le proprietà intellettuali di casa Disney, la sensazione alle volte è quella di avere a che fare con lavoratori costretti al doppio turno senza pausa. I lavoratori in questione sono i supereroi di casa Marvel, gli stormtrooper di Star Wars. Negli scorsi anni, questi personaggi sono stati fatti apparire in un numero crescente di film e serie TV col risultato che è ormai molto difficile stare dietro all’universo Marvel o alla saga di Star Wars. Alla lunga, la sovrabbondanza ha generato affaticamento e disinteresse, persino in una persona come il sottoscritto che probabilmente rientra nello zoccolo duro di fan Marvel e Star Wars.

Questo fenomeno colpisce innanzitutto i supereroi (la cosiddetta superhero fatigue) ma non risparmia Star Wars e nemmeno i Classici Disney e i lungometraggi Pixar, un tempo film-evento, equivalente americano delle storie Ghibli, ma che nell’ultimo paio d’anni hanno faticato a lasciare quel segno indelebile che li contraddistingueva. Il fatto che quest’anno il Topolino di Steamboat Willie sia entrato in pubblico dominio negli Stati Uniti può essere interpretato come il simbolo della fine di un’era. Dopo decenni di dominio quasi incontrastato dell’immaginario pop occidentale, accelerato negli ultimi anni dalle voraci acquisizioni di brand come Star Wars, Marvel e Indiana Jones, la Disney sembra aver perso il suo tocco magico. Disney Plus in particolare è l’epitome di questa situazione, trovandosi a competere da un lato con servizi streaming che possono permettersi un’offerta di contenuti più flessibile e trasversale come Netflix e dall’altro con piattaforme di proprietà di tech company come Prime Video che sono sottoposte a minori pressioni finanziarie.

Ovviamente, scommettere contro l’House of Mouse è come scommettere contro la “house” al casinò: si perde quasi sempre. È pur sempre l’azienda che, da Toy Story a Frozen, detiene (e continuerà a detenere per parecchi decenni) le proprietà intellettuali con cui è cresciuto mezzo mondo. Certo, nella mia ricerca di serie animate cozy, su Disney Plus finisco per ripiegare su classici sempiterni come le prime stagioni dei Simpson o Futurama (serie che peraltro sembra avere potenti quanto insondabili proprietà sonnifere). Latitano prodotti nuovi che siano una coperta calda, accogliente, in cui avvolgersi a fine giornata.

Se Netflix ha gli anime videoludici, Disney Plus risponde al fabbisogno d’azione con la Marvel e Star Wars, due franchise che, però, stanno soffrendo una fase di stanca.

Oltre all’essere cozy, uno degli altri aspetti che caratterizzano gli anime su Netflix è il loro legame, più o meno diretto, con il mondo dei videogiochi. Come spiegato da John Derderian, direttore delle serie animate di Netflix, in un’intervista a The Hollywood Reporter, i fan degli anime e quelli dei videogiochi sono due gruppi di consumatori spesso sovrapposti. Questa sovrapposizione è uno dei motivi, continua Derderian, per cui si è scelto uno stile anime per le nuove serie animate targate Netflix basate sui videogiochi Tomb Raider e Devil May Cry. Altri esempi includono Cyberpunk: Edgerunners, serie TV anime basata sul videogioco Cyberpunk 2077, il già citato Blue Eye Samurai, festa visiva adornata da spettacolari combattimenti con la katana che  ricorda molto, sia esteticamente che narrativamente, videogiochi come Ghosts of Tsushima.

Se Netflix ha gli anime videoludici, Disney Plus risponde al fabbisogno d’azione con la Marvel e Star Wars, due franchise che, però, come abbiamo visto, stanno soffrendo una fase di stanca. Non è un caso che una delle poche serie TV degne di nota provenienti dalla galassia Marvel-Star Wars negli ultimi tempi sia The Mandalorian, un prodotto capace di coniugare una narrativa videoludica (la struttura “a missioni” dei videogiochi) a degli elementi irresistibilmente cozy (Baby Yoda).

Insomma, la Disney, a lungo semimonopolista dell’intrattenimento rassicurante ed escapista, si trova messa in difficoltà su questo terreno di gioco dall’offerta anime di Netflix, costruita, come spiega Derderian, nel corso di quasi un decennio. Un’offerta capace di coniugare l’elemento caldo e accogliente, comune a tanti prodotti culturali importati dal Giappone, con l’adrenalinica azione degli adattamenti videoludici.


Davide Banis

Lavora per una casa editrice danese. Nel tempo libero, scrive.

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