immagine di copertina per articolo Il Bugo-gate e la genesi di un meme
Sanremo Story

Il Bugo-gate e la genesi di un meme

Nell’album dei ricordi del Festival, c’è anche l’ultimo momento felice prima della pandemia: Morgan che stravolge il testo di una canzone in gara, Bugo che abbandona il palco. Ed è subito meme.

Pubblichiamo qui un estratto del libro di Vittorio Polieri e Adriano Pugno, Perché Sanremo è Sanremo, uscito da qualche giorno per le edizioni epoké di Novi Ligure. Buona lettura.

All’inizio Cristian Bugatti non lo conosce nessuno. Ci ha messo vent’anni per arrivare in tv, e quando Amadeus annuncia la sua partecipazione al Festival di Sanremo in coppia con Morgan ha già all’attivo otto album da solista, un best of, un romanzo di formazione e almeno un paio di installazioni artistiche nei dintorni di Nuova Delhi. Allampanato, stivaletto british e taglio alla Noel Gallagher fuori tempo massimo, debutta a I soliti ignoti il 6 gennaio 2020 insieme ai 23 artisti che formano il cast della kermesse; indossa un completo vinaccia che è tutto un programma e si scherma dietro il ciuffo brizzolato del suo partner, ben più avvezzo alle luci della ribalta. Il loro brano si chiama Sincero, è un pezzo pop-new wave che Bugo ha scritto nei primi mesi del 2019 e che poi ha tenuto nel cassetto in attesa del giusto featuring. Il suo entusiasmo è contagioso, e Morgan, su Instagram, racconta di aver accettato la collaborazione perché Cristian, a suo avviso, è “il vero cantautore moderno” (da Instagram). 

Il giorno della tradizionale foto di gruppo per TV Sorrisi e Canzoni è come uno studente in gita scolastica: stringe mani, rilascia interviste, esulta davanti all’obiettivo. Morgan, al suo fianco, è stranamente più sobrio: indossa una giacca bianca che si intona bene col cerone, mentre Bugo vira nuovamente sul viola. Gli opposti che si completano, come yin e yang nella filosofia cinese. In un’intervista al Corriere della Sera di inizio febbraio, Morgan spiega che Bugo è stato fra i pochi a prendere le sue difese contro i burocrati che volevano sfrattarlo dalla sua casa brianzola (per un grosso debito con l’Agenzia delle Entrate, nda) e che il testo del brano in gara all’Ariston parla anche di gratitudine: “Lui dice che sono stato un maestro; io sono suo fan da sempre”. Il sodalizio sembra indistruttibile, e i commentatori mettono l’accento sulla rinnovata resilienza dell’ex Bluvertigo, che sembra aver trovato in Bugo non soltanto un compagno di viaggio, ma anche un “normalizzatore”. 

Il 3 febbraio, alla vigilia dell’esordio, Bugo pubblica un tweet che inizialmente passa in sordina, ma che tornerà a galla qualche giorno più tardi come una bottiglia di plastica in mare: “Prove fantastiche con Morgan grande intesa”. La complicità è tangibile anche sul red carpet, nei collegamenti con La vita in diretta, nelle interviste per la carta stampata. È la quiete prima della tempesta. Il 4 febbraio, Bugo e Morgan entrano in scena dopo la favoritissima Elodie: Sincero è un brano ambizioso, che spezza la liturgia delle canzonette ed esalta un’amicizia virile che sopravvive al tempo e all’omologazione. L’attacco elettro-pop e la performance dei due interpreti, però, non convincono la demoscopica, che con una punta di snobismo relega il pezzo all’ultimo posto della classifica parziale; solo il rapper Junior Cally riesce a far peggio, e all’indomani della seconda serata Sincero è penultima nella classifica generale.

Al di là della vocalità imperfetta, la sensazione è che il duo sconti un prezzo troppo alto per i propri demeriti: non sono i soli a pagare l’emozione dell’esordio, e Sincero non è di certo la canzone più anonima in concorso. La verità, agli occhi del grande pubblico, è che Bugo sia un parvenu della scena musicale, mentre Morgan, nonostante una carriera trentennale fra cantautorato e rock alternativo, fatica a scrollarsi di dosso l’etichetta di artista “maledetto” e l’esclusione dal Festival del 2010 per un’intervista in cui ammetteva di fare uso di crack a scopi terapeutici – memorabile lo scambio a Radio Gioventù con l’allora ministra alle politiche giovanili Giorgia Meloni, che l’aveva accusato di “apologia del crack” e bollato come “l’ennesimo cattivo maestro”.

La sera delle cover

Il 6 febbraio, nella serata delle cover, è la volta della struggente Canzone per te di Sergio Endrigo: la paternità della scelta spetta verosimilmente all’ex Bluvertigo, che in passato ha già interpretato il brano, mostrando un’autentica predilezione per l’artista di Pola. Alle prime luci dell’alba, però, Morgan fa recapitare al direttore di Rai 1, Stefano Coletta, una lettera ufficiale nella quale minaccia di disertare la diretta TV a seguito di “azioni di sabotaggio” che gli hanno impedito di provare l’arrangiamento almeno tre volte. “Anche gli altri vorrebbero provare tre volte” ironizza Coletta, “ma a un certo punto dobbiamo andare in onda”. Trapela il malcontento dell’orchestra, le partiture preparate da Morgan sarebbero “incomprensibili” e Bugo, dal canto suo, intuisce che il perfezionismo del suo partner, anziché impreziosire la loro partecipazione, sta compromettendo il buon esito della performance.

Il 3 febbraio, alla vigilia dell’esordio, Bugo pubblica un tweet che inizialmente passa in sordina, ma che tornerà a galla qualche giorno più tardi come una bottiglia di plastica in mare: “Prove fantastiche con Morgan grande intesa”. La complicità è tangibile anche sul red carpet, nei collegamenti con La vita in diretta, nelle interviste per la carta stampata. È la quiete prima della tempesta.

Come chiarisce il vicedirettore Fasulo, “se ci fosse una classifica col minutaggio di chi ha provato di più, Morgan sarebbe in prima posizione” e il fuoco incrociato degli addetti ai lavori – incluso l’entourage di Bugo, che di fatto è “titolare” della coppia – finisce per far capitolare l’ex Bluvertigo, che accetta di abbassare i toni e onorare l’impegno. Prima di esibirsi, però, Morgan si rivolge alla platea con l’aria stizzita: “Dovremmo essere fieri di essere italiani per questo tipo di canzone, è la nostra forza. Io, almeno, lo sono”. 

Qualcuno applaude, ma sull’interpretazione aleggia un oscuro presagio. E infatti Bugo sbaglia dalla prima all’ultima nota, i violini faticano a stargli dietro, la ballata si trasforma in un pezzo di Vasco. L’ex Bluvertigo cerca di accodarsi come seconda voce, improvvisa un assolo al pianoforte, poi si sostituisce al direttore d’orchestra imprimendo un ritmo accelerato alla melodia. Il pubblico batte le mani per coprire un silenzio di sconcerto, ma a fine serata le gerarchie non mentono: l’esecuzione di Canzone per te è senz’altro la peggiore, e la media tra i voti della giuria demoscopica e quelli dei professori d’orchestra relega il duo all’ultimo posto della classifica generale. A notte fonda, ospite di Gino Castaldo su Radio Due Rai, Morgan va su tutte le furie: non solo Bugo ha cantato più di quanto stabilito, ma ha oltraggiato il capolavoro di Endrigo e si è mostrato irriconoscente verso chi gli ha aperto le porte del Festival: “Senza di me tu qui non saresti mai arrivato” gli rinfaccia in un eccesso d’ira. 

La lite si prolunga fino al mattino seguente, quando Bugo passa dalla perplessità verso lo stato psico-fisico del suo partner alla più totale inedia. Per tutto il giorno, il suo staff è impegnato a ricomporre la frattura con Morgan, che si scaglia contro di lui chiamandolo “ingrato” e “traditore” – dimenticando, forse, di essere stato coinvolto nel progetto in un secondo tempo, come artista-ospite e seconda voce. Col passare delle ore, la resa dei conti in eurovisione sembra lo scenario più verosimile.

Le brutte intenzioni, la maleducazione

Succede tutto in fretta: come scrive Repubblica riferendo alcune testimonianze oculari, un istante prima di entrare in scena “Morgan ha spiegato a Bugo che aveva intenzione di cambiare il testo. Bugo non aveva idea di che cosa avrebbe cantato, gli ha detto di no, che non avrebbe dovuto nemmeno provarci. Morgan si è avvicinato minaccioso, ha perso la testa”. Una colluttazione violenta, racconta uno dei presenti, “si insultavano, pezzo di mer*a, stro*zo. Bugo ha sputato a Morgan, l’ho visto con i miei occhi, ma se ho capito bene era la reazione a un morso”. Quando Antonella Clerici, co-conduttrice del venerdì sera, annuncia la loro canzone, è Morgan a scendere le scale per primo. Bugo indugia, fa per tornare verso la zona mista, ma un assistente di studio gli sbarra la strada: “Vai, vai, vai”. Prende le scale, si sistema distrattamente l’auricolare, mentre Morgan si fa da parte per lasciarlo agli applausi del pubblico – in faccia ha stampato un ghigno, lo stesso con cui, soltanto un minuto prima, l’ha apertamente minacciato: “Oggi faccio un giro bellissimo, sai che giro ti faccio…”. 

L’orchestra accenna il solito attacco, poi Morgan inizia a cantare:

Le brutte intenzioni, la maleducazione, 

la tua brutta figura di ieri sera, 

la tua ingratitudine, la tua arroganza, 

fai ciò che vuoi mettendo i piedi in testa.

Certo, il disordine è una forma d’arte,

ma tu sai solo coltivare invidia. 

Ringrazia il cielo se sei su questo palco, 

rispetta chi ti ci ha portato dentro!

E questo sono io…

Bugo gli strappa i fogli dal leggio, poi sparisce dietro le quinte. L’orchestra ammutolisce, Morgan si guarda intorno fingendosi spaesato: “Che succede?” Se c’è un momento, nella vita delle persone non comuni, in cui è concesso di elevarsi al grado di immortali, per il compositore e polistrumentista Marco Castoldi da Muggiò è esattamente questo. La sua reazione non è soltanto la più spudorata delle montature, ma è anche un capolavoro di surrealismo e comicità nonsense, che stravolge il corso del Festival e regala un’insperata stagione di satira al popolo di internet.   

Morgan è oltre le normali baruffe da reality show, oltre Sgarbi e Mussolini, oltre Zequila e Pappalardo: non si limita a insultare l’interlocutore, riscrive magistralmente il testo di una canzone in gara a Sanremo e poi la canta; stona, si agita sul palco come un invasato, e pur di ottenere soddisfazione mette in conto anche la squalifica. Poi, come se dall’altra parte dello schermo non ci fossero milioni di spettatori, come se non esistessero i social, o Rai Play, o i telecomandi che mettono in pausa e riavvolgono la diretta, nicchia, fa spallucce, va in cerca di Bugo dietro le quinte come se fosse all’oscuro di tutto. Che formidabile saltimbanco, un cantore carnescialesco dei giorni nostri. Il brano, ovviamente, viene escluso dalla gara, non solo a causa delle profonde modifiche al testo, ma anche perché, per la prima volta in settant’anni, un cantante abbandona il palco nel corso della performance. Sono le due del mattino, ma gli italiani sono incollati al televisore e allo smartphone, e ne vogliono ancora. 

To be continued…

Nel 1995 il fattorino Pino Pagano aveva minacciato di gettarsi dalla galleria, nel 2014 era toccato a due lavoratori del Consorzio del Bacino di Napoli e Caserta, ma i social non c’erano, o non avevano la stessa potenza di fuoco. Questa volta, però, anziché spegnere l’incendio, è la Rai a soffiare sulle braci, dando in pasto agli utenti di YouTube l’intero filmato del fattaccio, che in poche ore sale in cima alle tendenze e, alla fine del 2020, è addirittura il video non musicale più popolare in Italia nell’anno solare.

Bugo gli strappa i fogli dal leggio, poi sparisce dietro le quinte. L’orchestra ammutolisce, Morgan si guarda intorno fingendosi spaesato: “Che succede?” Se c’è un momento, nella vita delle persone non comuni, in cui è concesso di elevarsi al grado di immortali, per il compositore e polistrumentista Marco Castoldi da Muggiò è esattamente questo. La sua reazione non è soltanto la più spudorata delle montature, ma è anche un capolavoro di surrealismo e comicità nonsense.

Il 23 giugno 2021 il Tribunale di Milano sancisce che la “modificazione e deformazione” del brano ha violato i diritti economici e morali degli editori e dei coautori, vietando a Morgan di riproporre la versione “riveduta e corretta” per non incorrere nel pagamento di una penale; la sentenza, emanata dopo un lungo dibattimento nelle sedi opportune (il salotto di Barbara D’Urso), arriva dopo che i social hanno già fatto dell’ex Bluvertigo un paladino e un simbolo. Gif, tiktok e sticker stabiliscono un nuovo codice di comunicazione, di cui “Dov’è Bugo?”  e “Che succede?” sono le keyword. Non esiste chat, o flusso di commenti sui social, che possa prescindere dal “pasticciaccio brutto” dell’Ariston: c’è sempre qualcuno, a un certo punto, che rispolvera quel motivetto che fa “Le brutte intenzioni, la maleducazione…”. Si stampano magliette, si vendono gadget, il topic non sfugge all’algoritmo.

E se Morgan approfitta della sovraesposizione sui media per completare la metamorfosi in freak – svestendo i panni dell’artista per interpretare, in cambio di un cachet, il ruolo della variabile impazzita – Bugo sceglie toni più sommessi, diventando suo malgrado un patrimonio della cultura di massa. La rete un po’ lo sbeffeggia e un po’ lo consola, ed è curioso che un cantante misconosciuto fino a pochi giorni prima del Festival diventi un meme così popolare, un personaggio così gettonato. Anche se il palcoscenico è vuoto, Bugo è più presente che mai. Il meme è un certificato di popolarità, ma è anche la condizione, non sempre volontaria, dell’individuo che fa di un “apice di notorietà” il suo principale retaggio. Per alcuni è una macchia sul curriculum, per altri è un rimedio contro l’anonimato – basta giocarci un po’ sopra e venire a patti col pubblico. Il rischio è di restarne imbrigliati, o di tematizzare il merchandise del tour estivo con le citazioni di Morgan, che a Bugo ancora oggi chiede i diritti d’autore sulle t-shirt. L’immortalità, si diceva.


Adriano Pugno

Dopo la Laurea Magistrale in Lettere, si è diplomato alla Scuola Holden dove lavora occupandosi della didattica di Academy, il nuovo percorso universitario. Ha cofondato la rivista culturale Tropismi e ha già scritto per Edizioni Epoké il saggio Hanno ucciso l’Uomo Gatto (2019). Ha scritto articoli su letteratura, musica e televisione per Repubblica e Vice. I suoi racconti sono stati pubblicati da Narrandom, uonnabi, Malgrado le mosche e La Stampa.

Vedi tutti gli articoli di Adriano Pugno
Vittorio Polieri

Dopo aver frequentato la facoltà di Lettere, si è diplomato alla Scuola Holden e oggi lavora nella redazione di Che tempo che fa (Rai3), il talk condotto da Fabio Fazio. Ha lavorato per il Salone Internazionale del Libro di Torino e come content creator per la Scuola Holden. Si è occupato di comunicazione per soggetti privati e ha curato le relazioni esterne per il Google Developer Group – Torino. Scrive di letteratura, cinema e televisione per la rivista culturale Tropismi.

Vedi tutti gli articoli di Vittorio Polieri

Restiamo in contatto!

Iscriviti alla newsletter di Link per restare aggiornato sulle nostre pubblicazioni e per ricevere contenuti esclusivi.