Dopo una lunga stagione di horror psicologico, l’erotismo torna al centro della scena. E le sue creature riacquistano il potere di incarnare i nostri desideri più ambigui e proibiti.
Amori bestiali, amplessi mostruosi, attrazioni pericolosissime, potrei cominciare da Pasifae e il toro, ma eviterò. Il fiume carsico che lega sesso e orrore, desiderio ed esseri mostruosi è antico e brulicante di diramazioni, eruzioni in superfice, anse nascoste e tortuose, ma – tra corsi e ricorsi storici (come si suol dire) – ha avuto fortune ed espressioni alterne. Dai lupi mannari ai vampiri, da Il bacio della pantera a Jennifer’s Body, da Carmilla a Miriam si sveglia a mezzanotte, dal Frankenstein di Andy Warhol a quello di Benicio del Toro.
So put your paws all ovеr me, you zombie-boy
Se con l’avvento del nuovo millennio, per quasi quindici anni, il sesso è esploso un po’ ovunque, contaminando il piccolo schermo in forme gaudiose, insidiose e spericolate, in maniera trasversale rispetto a generi e target (Nip/Tuck, True Blood, Skins, Californication, Diario di una squillo perbene, Cucumber, Tofu e Banana, Girls, Il trono di spade e molte altre), con lo tsunami #MeToo si è andati invece incontro a una potentissima risacca, a una recessione dei sensi. Il sesso è diventato pericoloso, non più per la dimensione morbosamente patologica che lo aveva caratterizzato negli anni Novanta, ma in quanto identificato come arma di potere e controllo dell’universo patriarcale, un mezzo di pura sopraffazione.
Facendo seguito al repentino cambio di sensibilità culturale, gli sceneggiatori hanno iniziato a limitare scene esplicite e di nudo per evitare di incorrere in rappresentazioni “scorrette” dell’erotismo, prediligendo scenari più inclusivi, sicuri e legati alla sfera dell’emotività. Le piattaforme e i produttori iniziano a tutelarsi su più fronti, etici, morali e legali, i contenuti si fanno meno sconveniente e sul set entra in scena la figura dell’intimacy coordinator. Obiettivo numero uno: non triggerare nessun target, evitare backlash social. Anche una serie come Sex Education, che nel 2019 sembrava raccogliere e riattualizzare l’eredità frizzantina che aveva animato il decennio precedente, ha dovuto smorzare i toni (con manifesta autoironia autoriale nella castigata stagione finale) per adattarsi al suo pubblico di riferimento, in questo caso quello della gen Z.
Se storicamente l’horror e il fantastico si sono prestati come supporto dell’immaginazione per manifestare desideri repressi e sentimenti sommersi, negli ultimi anni questi generi hanno visto una mostrificazione castigata, pudica perfino.
E se, storicamente, l’horror e il mondo del fantastico si sono prestati come supporto dell’immaginazione per manifestare desideri repressi, inconfessabili, e sentimenti sommersi (nonché tensioni sociali, culturali e razziali), negli ultimi anni anche questi generi hanno visto una mostrificazione castigata, pudica perfino: il mostro è stato protagonista delle scorse stagioni televisive e cinematografiche, ma solo di recente sta riacquistando la sua aurea sessuale. L’uomo invisibile, The Substance e Nope al cinema, The Last of Us, Midnight Mass, The Haunting of Hill House, Servant e From per gli schermi casalinghi, sono solo alcuni esempi di horror dove le creature mostruose non incarnano un desiderio della carne, ma altre tipologie di tensioni legate alla famiglia, alla cultura della performance, ai rapporti sociali e all’influenza ai media.
Cambia insomma il modo in cui il genere organizza il rapporto tra desiderio, godimento e angoscia, in una tendenza che già aveva iniziato strada con titoli come The Babadook o Hereditary, indirizzandosi più verso orizzonti narrativi legati a trauma, lutto e depressione. Al posto dei lombi ecco che la geografia dell’horror viene disegnata sulla psiche, e il desiderio – che prima funzionava come forza destabilizzante – viene riassorbito nel registro etico: va spiegato, giustificato, reso leggibile, finendo per lasciare il posto al trauma e alla sua elaborazione.
I should’ve known it was strange, you only come out at night
In antitesi a True Blood (serie di romanzi di Charlaine Harris prima, serie tv firmata HBO poi), che ruota freneticamente attorno al godimento perturbante, anche Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe, romanzo del 2020 scritto da Grady Hendrix (My best friend’s exorcism, Horrorstör) prossimo a diventare una serie tv per Warner/HBO, si configura come esempio di intrattenimento post #MeToo. Qui, la lotta tra Patricia, casalinga borghese della Carolina del Sud, e il subdolo vampiro di turno, non passa attraverso una parabola destabilizzante di seduzione, peccaminosa e infuocata, ma si configura piuttosto come una battaglia tra i sessi, nel solco di una lotta di potere. Al contrario di quanto accade in True Blood, ci troviamo in una partita a squadre, in una battaglia femminista per far emergere la propria voce, contro il maschio che annulla la donna, il suo valore e la sua volontà. Non c’è desiderio carnale, il sesso è un mezzo di assoggettazione che inibisce lo slancio del riscatto sociale. Laddove la saga di Sookie Stackhouse e Bill Compton era romantica, torbida, furibonda e caotica, quella di Patricia Campbell e James Harris è strategica e algida, cerebrale e psicologica.
Anche in Midnight Mass, miniserie horror targata Netflix scritta e diretta da Mike Flanagan, la figura vampiresca viene svuotata dal suo allure carnale per diventare un prisma attraverso cui far convergere tensioni di tipo spirituale e filosofico (la fede, le sette, le figure carismatiche). I vampiri non sono più seduttori notturni, sono guru, leader, CEO, seduttori della mente più che del corpo, diventando una rappresentazione non di ciò che desideriamo ma di ciò che ci consuma, che ci frena. Il vampiro aristocratico e decadente, il dandy dai denti aguzzi, apparteneva a società ossessionate dalla repressione sessuale. Il vampiro contemporaneo invece appartiene, o piuttosto, è un’emanazione di una società ossessionata dalla performance, e quindi – di conseguenza – dall’esaurimento (nervoso) e dal trauma.
Oh, my beautiful zombie lady, I’m forever yours
Ma il fiore segreto della passione ha trovato ugualmente il modo di sbocciare ancora una volta, attraverso forme letterarie prima snobbate: quelle del romance, anche con declinazioni dark, horror e fantasy. Il fenomeno dopo l’esplosione di Cinquanta sfumature di grigio (libri e film) è rimasto sepolto per qualche anno, sotto le braci del #MeToo, continuando a bruciare a fuoco lento, carburando durante la pandemia, per essere infine ovunque, pienamente legittimato dal successo di Heated Rivalry, che – con chiappe e un po’ d’altro in bella mostra – sancisce ufficialmente la fine della castità in cui erano caduti i mass media, anche in favore dell’alto tasso di romanticismo a giustificazione delle scene bollenti. Euphoria invece, dove il sesso è utilizzato in maniera spregiudicata più come dispositivo di messa in scena, come performance, ha indispettito buona parte del pubblico, che lo ha accolto come prodotto soft porno, volgare e gratuito.
L’attrazione per il mostruoso torna a essere uno spazio entro il quale gli spettatori possono attingere a parti di sé solitamente nascoste, compreso il lato selvaggio, sottomesso o proibito della loro sessualità.
Se il fenomeno Twilight (vampiri e licantropi in un’epopea romantica per adolescenti) era stato trattato e accolto come un prodotto di serie B, ora quando si parla di romance la snobberia lascia il posto alle evidenze dei numeri che tengono in piedi una considerevole fetta di mercato dell’intrattenimento massmediale. E, tra le file della cosiddetta serie A, l’horror e il fantastico, fiutando questi movimenti di riappropriazione (non così sotterranei), hanno saputo giocare d’anticipo, introducendo gradualmente una nuova ventata di sensualità tra le raccapriccianti pagine dei suoi racconti. Lo ha fatto innanzitutto ripescando dai classici, Dracula e Frankenstein, con i quali si va sempre sul sicuro. Ha fatto simbolicamente da apripista la seducente creatura di Yorgos Lanthimos, Bella Baxter (Emma Stone), che in Povere Creature! si dà alla pazza gioia, lanciandosi nella vita alla scoperta dei piaceri della carne tanto quanto di quelli del sapere. Poi ancora il Nosferatu di Robert Eggers, dove Bill Skarsgård è un vampiro, raccapricciante ma consumato dalla passione, che si insinua in una coppia di amanti persi nella frigidità del loro amore idealizzato, fino all’esplosione di un amplesso demoniaco e totalizzante; o a Jacob Elordi come creatura nel Frankenstein di Guillermo del Toro, incarnazione hot che è riuscita a sconfiggere la freddezza del cinema del regista di Crimson Peak e Pacific Rim, riagganciandosi parzialmente al discorso cinematografico di amorosi sensi interrotto con La forma dell’acqua.
Run from the sunlight, Dracula
I mostri sono tornati a essere uno stratagemma per infrangere i tabù, in maniera imprevedibile e viscerale, oppure la loro è solo una presenza esteticamente seducente? L’attrazione per il mostruoso torna a essere uno spazio entro il quale gli spettatori possono attingere a parti di sé solitamente nascoste, compreso il lato selvaggio, sottomesso o proibito della loro sessualità. Riecco quindi i vampiri di Anna Rice, tornati alla ribalta sexy e promiscui con l’adattamento AMC di Intervista col vampiro, serie tv arrivata alla sua terza stagione anche grazie alle generose interpretazioni di Sam Reid e Jacob Anderson (Il trono di spade). Di prossima uscita poi anche Teenage Sex and Death at Camp Miasma, il nuovo film di Jane Schoenbrun (Ho visto la TV brillare), come si può intuire dal trailer visioni mostruose (videoregistratori con l’aspetto di fameliche vagine) e pulsioni sessuali saranno al centro di questa delirante storia con Gillian Anderson e Hannah Einbinder presentata a Cannes e già definita come “un genere di horror inclassificabile”.
Che tipo desiderio possono ancora incarnare oggi queste figure mostruose? Per decenni vampiri, licantropi e creature partorite dal mondo degli incubi hanno funzionato come corpi di riserva per quello che la società non riusciva ad accogliere nel novero delle proprie istituzioni morali: pulsioni sessuali, fantasie proibite, fame di dominio, desideri queer, attrazioni violente. Poi il mostruoso ha assunto sembianze terapeutiche, psicologiche, allegoriche, ma il desiderio, con le sue pulsioni, non ha forme prestabilità, geometriche, classificabili. E così, mentre la contemporaneità sembra continuare a esigere trasparenza, controllo, consapevolezza e performance emotiva, l’horror – lentamente – sta nuovamente spostando lo sguardo verso gli angoli più torbidi. Resta da capire se questi nuovi vampiri e queste nuove creature sapranno ancora essere davvero perturbanti, in grado non solo di sedurci, ma anche di metterci a disagio per ciò che desideriamo attraverso di loro, faccia a faccia con noi stessi.
Lorenzo Peroni
Storico dell'arte con una lunga storia d'amore per il cinema e la scrittura, non sempre corrisposto. Scrive per Artslife e Doppiozero.
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