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Ballando con Milly

Dal debutto giovanissima al sogno del cinema, fino a conquistare le case degli italiani con Ballando con le stelle. In occasione della 20esima edizione del programma, ripercorriamo la carriera della presentatrice diventata volto del piccolo schermo.

Sulla natura del romanzo storico, scrive Umberto Eco: “Quello che i personaggi fanno serve a far capire meglio la storia, ciò che è avvenuto. Vicende e personaggi […] ci dicono dell’Italia dell’epoca cose che i libri di storia non ci avevano mai detto con altrettanta chiarezza”.

In quest’ottica, anche lontano dal novero della narrativa possiamo trovare vite e carriere così ampie, ricche e avventurose da abbracciare un numero di anni (e di eventi) tale da poter raccontare trasformazioni, crisi e rivoluzioni di un intero Paese. Quella di Milly Carlucci è un’avventura professionale che sembra essere lo specchio perfetto del grande romanzo italiano. 

Sulmona, 1954 

Camilla Patrizia Carlucci o, come dicevan tutti, Milly nasce figlia primogenita (questo cambia tutto, dice lei – dandole un precoce senso del dovere), sorella maggiore di Anna e Gabriella, che, ognuna con traiettorie diverse, condivideranno con lei il baluginio dello schermo televisivo, fino a meritarsi una storica parodia del Trio Marchesini Solenghi Lopez. Milly, timidissima ma chiacchierona per natura, quando comincia a lavorare con Arbore a L’altra domenica in veste di inviata sui pattini è una ragazzina tutta sport (campionessa di pattinaggio, equitazione, sci) e università (architettura), figlia di un generale dell’esercito che l’avrebbe voluta magistrato.

Nel 1989 Fininvest e l’Italia dei consumi guardano agli Stati Uniti, l’estetica dei paninari si mischia con quella dei classici hollywoodiani. Nonostante un infortunio Milly Carlucci non si ferma e va in onda con una gamba ingessata.

D’estate passa le vacanze della sua infanzia negli Stati Uniti, ospite della famiglia della madre, italoamericana. Renzo Arbore la sceglie dopo averla vista in onda sulla GBR, emittente privata romana dove debutta giovanissima come conduttrice, le dice che ha le stelline negli occhi; con lei, in quella fucina di creatività anche Isabella Rossellini, Marisa Laurito, Roberto Benigni, Maurizio Nichetti. Dal 1978, per quattro anni, è alla conduzione di Giochi senza frontiere, dal 1983 inizia un tira e molla tra Fininvest e Rai. Il piccolo schermo forse le sta stretto, cerca quindi di mettere un piede anche al cinema, come è d’uso anche per diverse colleghe dell’epoca (da Barbara d’Urso ad Alessandra Mussolini). Prima Il pap’occhio di Renzo Arbore (1980), una particina ne Il bisbetico domato (1980) con Celentano, e poi eccola in Pappa e ciccia (1983) con Lino Banfi e Paolo Villaggio: “Comune ai due sketches la presenza dell’esuberante biondona Milly Carlucci, ultimo recupero dai varietà tv domenicali e per la prima volta in posizione di rilievo sul grande schermo” – scrivono sul Corriere della Sera (19 aprile 1983) – “L’anno scorso si era preparata nientemeno che alla scuola dell’Actor’s Studio di Milton Katzelas a Los Angeles. Con quali risultati, in questo caso, è difficile dire. Attendiamo e speriamo in migliore occasione”.

Milano, 1985 

La prima fase della sua carriera è un mix&match di tentativi, in un’epoca televisiva in cui tutto è possibile. Nel frattempo in Italia esplodono i consumi, le tv private strappano consensi alla Rai, le palestre diventano uno status symbol. Prima giornalista, poi presentatrice e showgirl, nel 1986 è considerata professionalmente irrequieta, provvisoria; si alterna tra la tv di Stato e Fininvest, dove conduce Risatissima (nel ruolo della “croccante vamp, ex presentatrice un po’ alternativa, molto gradevole e dalla parola spigliata”), Miss Italia e Azzurro. Nel 1987, con un accordo raggiunto “sul filo di lana” passa in esclusiva alla corte di “Sua Emittenza” Berlusconi ormai benedetto dal Governo Craxi con una serie di decreti che cambiano il destino dei mass media italiani.

Il suo contratto biennale con Canale 5 prevede, oltre alla partecipazione ai programmi televisivi, anche quattro film tv. Per il lancio di Ewiva, quello avrebbe dovuto essere il grande show della sua consacrazione, sfoggia un nuovo look, più moderno, con capelli corti e cotonati: la trasmissione dopo solo due puntate di vita, avendo fatto registrare i minimi storici della rete in prima serata, viene soppressa. “Il Varietà non va” scrive Beniamino Placido (la Repubblica, 14 febbraio 1988). “Lo si ripete da tante parti, da tanto tempo, e mercoledì sera se ne è avuta una ennesima riprova. […] la Carlucci aveva annunciato che lei – rivoluzionaria – avrebbe fatto molto uso dell’arma dell’ironia. […] L’ironia forse c’era (perchè metterlo in dubbio?), ma non si vedeva.” Milly però ci tiene a individuare gli errori fatali dell’azienda: “Mi sono battuta per avere Ewiva di venerdì, ma il direttore delle produzioni Fininvest Vittorio Giovannelli ha optato per il mercoledì, pensando di scardinare d’un colpo le radicate abitudini degli italiani che si adagiano sui varietà solo nel fine settimana”, risponde in un’intervista a la Repubblica (21 febbraio 1988). Qui entra in gioco la mia teoria “dive e messa in piega” per la quale quando una diva (cantante, attrice, presentatrice…) si taglia i capelli porta con sé tragedie e sventure professionali: da Rita Hayworth a Katy Perry.

Milly resta ferma due stagioni, pagata per stare a casa, cancellate anche le quattro fiction in programma da contratto, rischiando la morte professionale. Si rimette in pista con Bellezze al bagno, programma estivo con gara a squadre (nel solco di Giochi senza frontiere), con la firma di Fatma Ruffini (in quegli anni e per molti altri a seguire, onnipresente). Il titolo è preso a prestito da un film con Esther Williams, la sigla d’apertura è una cover di Barbara Ann dei Beach Boys. Milly, con un costume rosso su una sdraio, prende il sole in tacchi a spillo, spiata dal “guardone” Enrico Beruschi, buttato in piscina dal bagnino fisicato di turno. Fininvest e l’Italia dei consumi guardano agli Stati Uniti, l’estetica dei paninari si mischia con quella dei classici hollywoodiani. Nonostante un infortunio lei non si ferma e va in onda con una gamba ingessata. Succederà di nuovo anni dopo, nel 2015 entrambi i polsi fratturati durante le prove di Notti sul ghiaccio: “Saranno due braccia rotte a fermarmi? No!” dice la Carlucci a Daria Bignardi durante un’intervista barbarica, con una preoccupazione che ho sentito mia Daria le chiede “E come farai con l’abito a sirena?”. 

Roma, 1991

Negli anni, da ragazza frizzante sui pattini a rotelle il personaggio di Milly Carlucci si è evoluto fino a cristallizzarsi nella sua forma compiuta, quello della signora della tv in abito da sera. È Corrado Colabucci, costumista già al lavoro con Mina, Patty Pravo e altre grandi prime donne dello spettacolo, ad avere l’intuizione giusta in occasione del suo ritorno in Rai dopo la sfortunata parentesi a Milano 2: con Scommettiamo che…?, al fianco di Fabrizio Frizzi, vive un momento d’oro, entra nelle case degli italiani con abiti d’attrice d’altri tempi, capelli alla Rita Hayworth, modi affabili. Dal manifesto di Arbore, nato in “polemica” con l’ammuffita Domenica In, al rassicurante sabato sera di Raiuno. Il programma di Guardì è un successo, sullo schermo lei e Frizzi sono una coppia perfetta: lo show, legato alla Lotteria Italia, diventa un appuntamento televisivo istituzionale, con uno spirito da festa paesana e la speranza di vincite miliardarie; lo share arriva a superare il 50%. Milly ormai è la regina della tv. “Al contrario di quel che accade a Paperissima, a Scommettiamo che…? pare pace assoluta. Tutto è rigidamente sotto controllo – sottolinea un articolo del Corriere della Sera (10 ottobre 1992) – in un’atmosfera dove la buona educazione e il rispetto del prossimo sono regole ferree di comportamento. Dice Milly Carlucci: “Il mio ruolo all’interno della trasmissione mi impone di essere controllata e di tenere a freno le mie tensioni. Non ho la presunzione di fare la primadonna, non amo l’arroganza e la prevaricazione”. Lei è la personificazione dell’aplomb, Frizzi il classico bravo ragazzo, e le famiglie italiane li amano.

23 maggio 1992, il giorno della strage di Capaci: è un sabato, in programma c’è la finale della seconda edizione di Scommettiamo che…?, conduttori e capostruttura chiedono di non andare in onda, ma il direttore Rai 1 (Carlo Fuscagni) non sente ragioni, si va avanti. Qualche anno dopo invece, nel 1995, lo show viene interrotto in diretta, il Primo ministro israeliano Rabin è stato assassinato da un estremista di destra. Mentre i capelli di Milly Carlucci diventano sempre più voluminosi (“portavo 3 o 4 kg di extension”, rivela a Vanity Fair) l’Italia passa da Mani Pulite al primo Governo Berlusconi.

Eccola quindi alla corte di Pippo Baudo per la conduzione a staffetta di Luna Park, e poi un’infilata di serate evento: Il Pavarotti & Friends, I Telegatti, i David di Donatello, Telethon, il Premio Barocco, La festa della mamma… serissima, affidabile, professionale, e con un grande vantaggio rispetto alla maggior parte degli impreparati colleghi: parla inglese. Nel 1995 Eva Tremila pubblica delle foto scandalo, sotto il vestito da sera niente mutandine. Lei per la prima volta nella sua carriera perde davvero le staffe, questa volta è troppo, le foto sono finte, ritoccate, tuona: “È umiliante dover scendere in certi particolari, ma io le mutandine le ho sempre portate”. Intanto, cade il governo Berlusconi.

Roma, 2005

Tra la fine e l’inizio del nuovo millennio Milly è un volto istituzionale, una professionista riconosciuta e stimata, ma sembra essere rimasta senza programmi degni di nota, internet sta già cambiando profondamente le abitudini degli italiani (MySpace e MSN al centro della scena), è l’epoca dei reality, che hanno invaso e stravolto i palinsesti. Niente di più distante da lei, pudica, riservata, allergica ai sentimenti ostentati. È considerata il volto di Rai 1, una pedina preziosa, le dicono i dirigenti, ma intanto resta in panchina. E poi, nel 2005… Come già successo in passato, ecco un nuovo colpo da maestra, il vero giro di boa della sua carriera: Ballando con le stelle.

Per la prima volta è capoprogetto e direttrice artistica di uno show, che ritaglia a sua immagine e somiglianza, un format adattato del talent show britannico Strictly Come Dancing della BBC. Ci pensa Aldo Grasso, che non l’ha mai avuta in simpatia, a stroncare subito il programma, tacciandolo come un’emanazione della paleo-tv (un format antico, dice), con ritmi dilatati e la conduzione conciliante di Milly Carlucci rimasta uguale dai tempi di Scommettiamo che…?, per lui è “La solita Milly nella cultura del tinello”. Ed è vero, ma in quello si rivela tutta la forza del programma.

All’inizio degli anni Duemila Milly è considerata il volto di Rai 1, una pedina preziosa, le dicono i dirigenti, ma intanto resta in panchina. E poi, nel 2005… Come già successo in passato, ecco un nuovo colpo da maestra, il vero giro di boa della sua carriera: Ballando con le stelle.

Lei fa da garante delle regole (perfino le più assurde): la sua presenza conferisce ordine, misura, continuità anche nei momenti sul crinale pericolosissimo del trash. È lei a fare da argine quando lo spettacolo rischia di trasformarsi in caos, a ricondurre i conflitti entro un perimetro rassicurante: telezuffe, sfuriate, infortuni, lei lascia correre un po’ per poi intervenire, pacificatoria, e nessuno osa contraddirla. In maniera discreta costruisce la scena per gli ospiti e i concorrenti, come un architetto silenzioso, il pubblico e i partecipanti vivono le emozioni, le tensioni, i trionfi; lei custodisce il quadro che rende tutto questo possibile, senza mai sporcarsi le mani. Se nella sua parentesi televisiva Gabriella si è distinta come la Carlucci più avventurosa, grintosa e impulsiva, con Milly invece vincono le buone maniere e un calcolato distacco. “Milly è sempre stata molto misurata. Milly era gelida. Ti faceva sentire un essere infimo”, racconta proprio Gabriella Carlucci a Maria Latella, ricordando con tenerezza quando da bambina rubava, venendo puntualmente scoperta, scarpe e abiti alla sorella più grande. 

Oggi

Non tutti i format escono col buco: forte del suo ruolo di direttore artistico Milly guarda di nuovo all’estero e porta in Italia Il Cantante mascherato, ma nel processo di importazione si perde lo spirito svelto alla base del successo del programma originale, trasformandolo in un carrozzone dai tempi biblici pieno di momenti morti in cui i concorrenti (la cui identità deve restare segreta) non possono nemmeno interagire tra loro, figuriamoci litigare – e quindi, intrattenere. Ballando funziona perché è ricco di storie: ibrida il talent con le risse da talk, sulla pista da ballo trovano spazio ex sportivi, attori stranieri, vedette e cantanti caduti in disuso, suore e conduttori sfaccendati, intercetta i cascami di una tv che va a pezzi e li nobilita in un circo catodico che ancora vagheggia grandiosità e sfarzi d’altri tempi. Milly li corteggia, li lusinga, molti tentennano, quasi tutti cedono. Perfino Barbara D’Urso, ora colpo grosso tra i concorrenti della nuova edizione, la ventesima (gulp!), ma a suo tempo al centro di una causa legale per plagio proprio tra Milly Carlucci e Canale 5, per Baila!, programma condotto dalla D’Urso nel 2011, 4 puntate che hanno visto tra i ballerini vip anche Marcella Bella e Martina Colombari, anche loro in pista in questa edizione di Ballando (a proposito della tv che mangia sé stessa). Milly Carlucci inarrestabile? Solo nel 2018 chiede di potersi fermare. Muore Fabrizio Frizzi e lei sente di non farcela, non riesce a parlare (lei, la chiacchierona). Ma la Rai non accetta cambi di programma, chi si ferma è perduto. 

La carriera decennale di Milly Carlucci si pone come testimonianza del viaggio che la tv italiana ha affrontato attraversato decenni di trasformazioni, senza mai smarrire del tutto la sua grammatica originaria: incarna il passaggio dall’Italia dei consumi e dell’incosciente spensieratezza anni Ottanta all’Italia dei format globali, fino al presente in cui la televisione sopravvive di frammenti. Dietro la facciata del Varietà possiamo rinvenire la continuità di un racconto nazionale che non smette di riflettersi nello schermo.


Lorenzo Peroni

Storico dell'arte con una lunga storia d'amore per il cinema e la scrittura, non sempre corrisposto. Scrive per Artslife e Doppiozero.

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