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Cultura digitale

Un giorno in pretura su TikTok

Accanto al racconto dei media tradizionali, intorno al processo americano tra Johnny Depp e Amber Heard si è sviluppato un discorso parallelo su TikTok. Intervista a due produttori di contenuti.

Si dice che su internet ogni utente oscilli come un pendolo tra due stadi: indifferenza e ossessione. Come mezzo mondo connesso si sia ritrovato ossessionato dal processo per diffamazione tra Amber Heard e Johnny Depp non è difficile da capire, trattandosi di un dramma perfetto con protagonisti due divi di Hollywood e uno svolgimento con aderenza adamantina allo schema di Propp. Per sei settimane il pubblico è rimasto inchiodato a questa inedita versione di Un giorno in pretura, ma coi tiktoker al posto della Petrelluzzi, portando su “indifferenza” l’interesse verso guerra, pandemia, sparatorie di massa e referendum abrogativi. D’altronde è questo il tempo in cui viviamo: su internet o sei virale o non esisti. In effetti, l’estrema pervasività dei contenuti online sul processo Depp-Heard ci dice molto poco sul caso in sé o sul tema degli abusi domestici. Invece, dice moltissimo su cosa sono oggi le piattaforme e, di conseguenza, la società iper-connessa: un sistema dove l’intrattenimento – non l’informazione – è lo scopo primario, e vince chi domina i trending topic. Dentro questo sistema, tutti gli utenti sono polarizzati in squadre, una convinta che il vestito sia bianco e oro e l’altra blu e marrone. Vince la squadra che riesce a rendere dominante la sua narrazione, quella contraria viene cancellata, almeno finché non trova un’altra narrazione capace di spezzare il dominio di quella vincente.

La novità stavolta è che non c’era solo la squadra pro-Depp contro la squadra pro-Heard, cioè fandom schierati in difesa del loro divo preferito. È diventato un vero e proprio scontro tra content creator e giornali, a contendersi la grande mole di pubblico interessato a seguire la vicenda, polarizzati su due visioni diverse del processo. I primi si sono perlopiù allineati con la maggioranza degli utenti online e quindi offrivano un racconto pro-Depp, discutendo le evidenze e lo svolgersi del processo; i giornali si sono allineati su una visione pro-Heard, non tanto rispetto al processo in sé ma facendo intendere che se si era pro-Depp allora o si era uno stan devoto al culto della star più famosa, o un utente influenzato da presunti bot repubblicani o un misogino, e che il tutto avrebbe in ogni caso “nuociuto gravemente alla causa degli abusi domestici”.

Nessuna di queste analisi ha posto l’accento sul fatto che la maggioranza degli utenti che ha seguito il processo è stato di genere femminile. Premesso che per intuirlo sarebbe bastato scrollare i commenti di qualsiasi post a tema, le analisi listening sulle conversazioni online lo hanno certificato. Per esempio, dei quasi 100mila tweet negli ultimi 3 mesi che riportavano l’hashtag #JohnnyDeppVsAmberHeard, il 71% è stato postato da utenza femminile di età compresa tra 18-34 anni, e il 21% da utenza maschile con età compresa tra 18-34 anni. Le percentuali rimangono più o meno stabili se si prendono in considerazione altri hashtag, lingue diverse, contenuti pro-Depp o pro-Heard. Questo dipende anche dal fatto che fandom e standom sono costituiti generalmente da utenza di genere femminile o Lgbtq+ (da Fangirls: Scenes from Modern Music Culture di Hannah Ewens). Quindi, paradossalmente la tesi degli articoli pro-Heard che volevano essere anti-misoginia, in pratica sostenevano che la maggioranza delle donne che stava seguendo il processo online ed era pro-Depp era nel migliore dei casi influenzata da bot, nel peggiore misogina. Presupponendo però le buone intenzioni della stampa, l’impressione generale che hanno avuto gli utenti che seguivano il caso, è che i giornali e i giornalisti si siano schierati di proposito contro la maggioranza degli utenti per riappropriarsi della narrazione, in mano a fandom e content creator.

“I due attori non hanno solo fornito prove, hanno proprio portato in aula e davanti le telecamere la loro vita, raccontata in una maniera inedita, più autentica, anche cruenta. Entrambi hanno raccontato della loro infanzia difficile, di come si sono innamorati, di come questa storia d’amore sia cambiata drasticamente. È stato un film, con colpi di scena incredibili.”

Il dato di fatto è che c’è stata anche qui una polarizzazione che ha enormemente e ulteriormente incrementato l’engagement intorno a un processo già di per sé da record. Questo dimostra quanto tutti siano spaventosamente influenzati dai trend online e chiunque sia spinto ad assumere atteggiamenti da stan. A seconda di come è organizzata una narrazione, cosa che può avvenire in maniera spontanea, si può essere portati a credere o non credere a qualcuno, indignarsi o non indignarsi contro qualcosa, con un movimento che sembra quello degli stormi di uccelli: sciami che sembrano volare compatti, per poi dividersi e prendere traiettorie diverse, per poi ricompattarsi secondo uno schema ancora poco conosciuto.

Dentro questo scenario, i tiktoker sono stati fondamentali nel racconto del processo. Accusati dalla stampa di parzialità o di aver coperto il caso solo per un ritorno di engagement, la loro centralità è stata certificata da Johnny Depp, che subito dopo il processo ha aperto un profilo TikTok, dove ha ringraziato i suoi sostenitori chiamandoli “i suoi datori di lavoro”. Di seguito le opinioni di due tiktoker italiani che hanno seguito la vicenda: Nicolò @grafene, che ha pubblicato il video più visto su TikTok Italia sul processo (744mila visualizzazioni), e Nicole Spiga @nicolespiga, commentatrice di costume.

Parola a @grafene

Ciao Nicolò, intanto se puoi presentarti: cosa fai su TikTok, qual è di solito “il tuo ramo”?

Su TikTok sono @grafene e mi occupo di ciò che eccede dalla normalità e lascia a bocca aperta come di cose apparentemente normali e invece al limite dello straordinario, come il processo Depp-Heard.

Da quando hai iniziato a seguire il processo Depp-Heard? Nel momento in cui è iniziato o anche da prima?

Ho iniziato a seguirlo quando ho capito che non si trattava di un comune processo tra due celebrità ma nascondeva molto di più: alla fine è diventato un qualcosa di “quasi cinematografico” con il copione praticamente scritto e interpretato dagli stessi protagonisti-imputati. 

Secondo te perché questo processo ha avuto una risonanza così massiccia su internet e i social media?

Appunto per la sua natura spettacolare e cinematografica: i due attori non hanno solo fornito prove, hanno proprio portato in aula e davanti le telecamere la loro vita, raccontata in una maniera inedita, più autentica, anche cruenta. Entrambi hanno raccontato della loro infanzia difficile, di come si sono innamorati, di come questa storia d’amore sia cambiata drasticamente. È stato un film, con colpi di scena incredibili come, ad esempio, la faccenda della palette Milani, non ancora sul mercato quando Amber Heard diceva di utilizzarla e con l’attrice smentita proprio dal brand stesso con un video su TikTok. Comunque, secondo me in maggioranza si sono tutti schierati con Depp perché si è messo completamente a nudo: ha raccontato i suoi pregi ma soprattutto i suoi difetti, non ha negato i suoi problemi. Insomma, si è reso vulnerabile e fragile e… all’improvviso tutti quanti volevamo trovare le prove e ci siamo improvvisati esperti di legge americana per salvare Johnny Depp. La Heard invece cercava sempre di essere dalla parte del giusto, parlava anche lei delle sue ombre ma ci metteva subito dopo una giustificazione. Si capiva troppo che voleva che fossimo dalla sua parte a ogni costo. Alla fine, è diventato un conflitto tra fazioni, un gioco a squadre. Questo l’ha reso interessante com’è interessante Sanremo, appunto perché ci sono parti che si scontrano.

Per creare i contenuti sul processo Depp-Heard dove ti sei informato? 

Ovunque: guardando la diretta del processo, i video di altri creator da cui magari riuscivo a trarre informazioni che mi erano sfuggite. 

Ci hai guadagnato qualcosa? Se non soldi, almeno follower o un maggior engagement rispetto ad altri tuoi contenuti?

Chi ci ha guadagnato più di tutti è sicuramente Johnny Depp che rischiava di sprofondare e non risalire mai più a galla. E invece è stata la sua ancora di salvezza. Veramente risuscitato: Dior ha raddoppiato le vendite del profumo. Io invece… sì: ho notato un interesse spropositato davanti a questo argomento ed è il motivo che mi ha portato a trattarlo. Quindi non l’ho trattato da subito ma quando ho capito che stava diventando qualcosa di interessante per me e per chi mi seguiva.

Parola a @nicolespiga 

Nicole Spiga, nella bio “principalmente commento cose”: puoi spiegare a chi non è avvezzo alla piattaforma cosa fai su TikTok, diciamo qual è il tuo ramo?

Sono nella nicchia della “divulgazione contenuti” a tema cultura e spettacoli, quindi gossip, star system hollywoodiano, outfit e red carpet. Il mio obiettivo è portare a conoscenza del pubblico italiano eventi, accadimenti, articoli di opinione in inglese che non sono affrontati, o non sono affrontati con tempismo, dai giornali italiani.

“In maggioranza si sono tutti schierati con Depp perché si è messo completamente a nudo: ha raccontato i suoi pregi ma soprattutto i suoi difetti, non ha negato i suoi problemi. Insomma, si è reso vulnerabile e fragile e… all’improvviso tutti quanti volevamo trovare le prove e ci siamo improvvisati esperti di legge americana per salvare Johnny Depp. Alla fine, è diventato un conflitto tra fazioni, un gioco a squadre. Questo l’ha reso interessante com’è interessante Sanremo”.

I media tradizionali (prima americani e poi in coda gli italiani traducendo i primi) a un certo momento hanno proposto una strana contro-narrazione: anche se tutta internet era pro-Depp (e in maggioranza utenti donne tra l’altro), bisognava essere pro-Heard (tra l’altro andando contro ogni evidenza). Il Washington Post alla fine non ha nemmeno cancellato l’editoriale di Amber Heard ma solo aggiunto delle note. Come mai secondo te? 

Secondo me c’è questa tendenza dei media tradizionali ad andare contro l’opinione popolare, per sminuirla o farla sembrare un’opinione di serie B, condizionata dai troll. Questo succede anche su altre tematiche e probabilmente, è come se un’emittente di un certo livello volesse darsi un tono rilasciando un’opinione contrastante a quella dominante. Quello che inoltre non viene considerato è che anche questo modo di fare polarizza e quindi crea engagement.

Ci hai guadagnato qualcosa?

Sicuramente ci ho guadagnato in termini di engagement e follower, ma questo sarebbe successo commentando qualsiasi altro trending topic, per esempio il reality delle Kardashian. Ma non soldi: riesce a “convertire” chi ha già un seguito sostanzioso, praticamente chi è già di per sé un “medium”.

Un caso del genere influenza davvero… nel senso cambia qualcosa nella realtà, rispetto al tema degli abusi domestici?

Credo di no: ogni caso è a sé e la verità non è universale.


Laura Fontana

Social media strategist, ha scritto su Rivista Studio, DoppioZero, The Towner, Vanity Fair e altri magazine online. Su Twitter è @beatandlove.

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