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Stream like a bomber

Nelle settimane di lockdown, celebrità insospettabili hanno dato vita ad appuntamenti online divenuti presto imperdibili. Cosa ci insegna il caso di Bobo Vieri sul futuro degli sportivi in televisione?

I francesi, si sa, hanno una conclamata allergia quando si tratta di prendere a prestito i termini inglesi: Oltralpe il computer sarà sempre un ordinateur e il walkman resterà nella memoria collettiva con un nome dal suono piuttosto musicale: baladeur. In tempi recenti, anche l’espressione “radical chic”, che gli italiani hanno subito – e un po’ scorrettamente – inserito nel loro lessico, è stato rigettato dai francesi, che hanno preferito la parola bobo. Bobo è la contrazione di “bourgeois bohemian”, ed è un’espressione coniata da un americano, cui però venne in mente di fare una crasi tra due termini francesi per indicare i ricchi progressisti del Greenwich Village. I francesi oggi parlano spesso di “bobo” per indicare le persone piuttosto ricche che mangiano solo vegano, vestono fibre organiche e però non riescono a rinunciare all’ultimo modello di Apple Watch. In Francia, Bobo Vieri ha giocato pochi mesi quando ormai la sua carriera da calciatore era in parabola discendente: non ha avuto tempo per entrare nell’immaginario collettivo come è successo in Italia. Qui nessuno userebbe mai il termine bobo per indicare un fighetto: quella parola è così legata alla figura dell’ex attaccante amante della bella vita da rimandare a qualcosa che è proprio il suo opposto. Continueremo a dire “radical chic” e i francesi bobo e, forse, la colpa è anche di un ex calciatore che ormai è diventato qualcosa di più di uno sportivo in pensione.

Le radici del mito

Per i nati in Italia negli anni Ottanta e Novanta, Bobo Vieri ha rappresentato un nuovo prototipo di sportivo, in grado di coniugare l’attitudine da viveur e il successo sul campo senza rinunciare a nulla. Era lontano dallo stereotipo del campione maledetto, che sperperava il suo talento per rincorrere i suoi vizi à la George Best, ma non era neanche lo sportivo che seguiva una dieta ferrea e una vita programmata al minuto. Una figura moderna, che affascinava i media anche suo malgrado, grazie ai suoi innumerevoli flirt e alle mille sfaccettature della sua personalità: Vieri era infatti descritto come un guascone da chi lo conosceva ma, davanti alle telecamere, ciò che emergeva era spesso un uomo burbero e dallo sguardo malinconico. Nell’estate 2004, quando Bobo esplose in conferenza stampa davanti ai giornalisti con la frase-tormentone “Sono più uomo io di tutti voi messi assieme”, era difficile immaginare per lui un post-carriera da intrattenitore nazionalpopolare. Sembrava un uomo incline a essere vittima dei media, non certo una persona in grado di sfruttarli a suo vantaggio. Con gli anni però, è apparso chiaro quanto Vieri fosse un personaggio diverso da quello che era stato dipinto fino al suo ritiro dal calcio giocato.

Per far emergere il vero Christian Vieri è stato necessario dargli uno spazio in cui lui potesse essere se stesso, senza sottostare alle regole altrui. L’ex attaccante è diventato un influencer nel momento in cui ha potuto mostrare quello che voleva nella maniera che riteneva più adatta: senza filtri e senza limiti. È passato dal prime time televisivo di Ballando con le stelle ai tornei di foot-volley organizzati per beneficenza, mostrando un personaggio che già esisteva in privato ma che le cronache sportive e gossippare avevano in parte nascosto. L’ex calciatore di Juve, Milan e Inter è diventato il volto della campagna pubblicitaria di un’azienda leader della rasatura proprio sfruttando quella nuova definizione di bomber che ormai esula dalla dimensione propriamente sportiva, e di cui egli stesso è inventore e archetipo. 

Il successo nazionalpopolare di Bobo Vieri e delle sue iniziative è figlio soprattutto di quella che Bauman chiama retropia, cioè l’abitudine a trasformare parte del passato in una piacevole utopia in cui rifugiarsi. Vieri e il calcio che rappresenta sono per molti la madeleine di un tempo lontano che è stato gradualmente rivisitato e svuotato di tutte le sue connotazioni negative.

Gli spot invitano a “rasarsi come un bomber” e quindi implicitamente ad assomigliare al Vieri testimonial, ormai in grado di attirarsi le simpatie di tutti più di quanto non facesse da calciatore: lo amano quelli che lo vedono come un simbolo di un calcio che non c’è più, ma anche i ragazzi che non lo hanno visto giocare, e che ne apprezzano il modo di fare spiccio e spontaneo, lontano anni luce dall’attitudine impostata dei calciatori contemporanei. Vieri è parte integrante degli spot tanto quasi da “mangiarsi” sullo schermo il prodotto che pubblicizza, e lui stesso è conscio di quanto sia il vero centro dei messaggi pubblicitari: “Questa nuova pubblicità parla di me e mi rappresenta al 100% perché sono una persona divertente e diretta che va subito al punto. Sarà un successo perché è d’impatto, proprio da bomber!”, dichiara al Corriere dello Sport prima del lancio di una campagna in cui entrava nei bagni altrui a bordo di una nostalgicissima Dune Buggy.

Vieri è l’uomo che ha inventato e rappresenta al meglio lo stereotipo del bomber, uno sciupafemmine che si diverte e all’occorrenza sa anche far divertire, se si sposa la sua visione edonista del mondo. Il suo habitat naturale è per forza di cose la discoteca: non è un caso che, nella sua biografia intitolata proprio Chiamatemi bomber, lo stesso Bobo Vieri dedichi un intero capitolo al suo locale di riferimento: il Pineta di Milano Marittima. L’ambiente delle disco gli è così congeniale da aver rappresentato un passo importante per l’evoluzione della sua immagine quando si è lanciato nel Bobo Vieri Dj Show. È qui forse che il nostro, nei panni di novello dj, ha preso coscienza di quanto ampio ed eterogeneo fosse ancora il suo seguito e di quanto avesse potenzialità da entertainer. Il tour ha segnato rapidamente il tutto esaurito proponendo uno spettacolo in cui alla musica house si mischiavano i siparietti e addirittura una tromba suonata live, che dava a tutto lo spettacolo l’atmosfera di una festa “caciarona”. Un’esperienza che si è sublimata nel primo brano co-firmato da Vieri: The Chance, un ballabile che, a prescindere dalla qualità, certificava la voglia di Vieri di affrancarsi dalla sua dimensione calcistica per diventare altro.

Diventare altro

Un’operazione riuscita se si pensa che oggi, a 46 anni, l’uomo cresciuto in Australia ha su Instagram due milioni e mezzo di fan, molti dei quali non l’hanno mai visto giocare dal vivo e l’hanno conosciuto solo dopo, in altre vesti. In generale, Vieri è oggi uno degli sportivi più seguiti sui social, pur avendo lasciato l’attività agonistica da più di un decennio. Se ha raggiunto lo status di “influencer pallonaro” non è solo per i suoi successi sul campo ma anche per la sua capacità di trasformarsi in un brand, attraverso un linguaggio che è percepito dal pubblico come “genuino e diretto”. È questa la carta che ha decretato, durante la quarantena, il definitivo exploit del “nuovo Vieri”.

Gli spot invitano a “rasarsi come un bomber” e quindi implicitamente ad assomigliare al Vieri testimonial, ormai in grado di attirarsi le simpatie di tutti più di quanto non facesse da calciatore: lo amano quelli che lo vedono come un simbolo di un calcio che non c’è più, ma anche i ragazzi che non lo hanno visto giocare, e che ne apprezzano il modo di fare spiccio e spontaneo, lontano anni luce dall’attitudine impostata dei calciatori contemporanei.

In quei mesi, il nostro ha lanciato su Instagram la sua BoboTv, un format notturno in cui l’ex attaccante coinvolge colleghi, ex colleghi e personaggi noti in chiacchierate informali. Non è il primo sportivo a prendersi uno spazio libero per dire tutto quello che gli pare. Restando ai calciatori, è molto seguito anche il podcast dell’attuale secondo portiere del Milan Asmir Begovic. Lo show di Bobo ha un impianto a prima vista simile a certi esperimenti, ma ha dalla sua l’approccio diverso, più improvvisato e “casareccio”, che lo fa assomigliare a un gioco collettivo in cui è difficile non rimanere coinvolti.

La parte del leone nelle dirette della Bobo Tv la fa ovviamente la nostalgia per “un calcio che non c’è più” (e che fa la fortuna di tante pagine sui social), ma il suo successo non può essere limitato a questa componente, pur centrale. In questo varietà improvvisato, anche un ex compagno di squadra come Nicola Ventola si reinventa, diventando un autentico relief comico, mentre l’approfondimento calcistico è lasciato solo alla fine, alla professionalità dell’analista di Sky Lele Adani. Ventola, pugliese come Arbore, si traveste, balla, imita, contribuendo a dare allo spettacolo serale un’atmosfera di cazzeggio, che sembrerebbe avvicinare questa idea all’anima di un programma come Quelli della notte. L’altro autore è Adani, che anima il finale, facendo mettere agli spettatori della BoboTv un piede nel futuro del calcio: libero da qualunque vincolo di tempo o di linguaggio, l’opinionista si lancia senza freni nel consigliare futuri talenti, con un tono forse troppo enfatico per essere accettato nei salotti buoni dello sport in tv ma congeniale a Instagram. Qui tutti sono meno ingessati, il clima è informale e può scapparci lo scoop o la dichiarazione più tranchant, perché Vieri ha un rapporto diretto e confidenziale con i suoi ospiti. 

La rubrica del padrone di casa è ampissima e gli permette di coinvolgere una pletora di celebrità (non solo legate al mondo del calcio) che, in un ambiente più libero, si lasciano andare ad aneddoti in grado di umanizzare e avvicinarli anche a chi non li conosce, se non per nome. Sono i racconti inediti di questi momenti di vita vissuta che appassionano gli spettatori delle dirette: storie mai uscite dagli spogliatoi riesumate spontaneamente a tarda notte, nel mezzo di quella che è a tutti gli effetti una chiacchierata tra amici. Ecco allora che, in diretta con lui, Ronaldo Il Fenomeno si interroga sulla reale età del nigeriano Taribo West, mentre Crespo rievoca la durezza dei difensori con cui si scontrava in campo qualche decennio fa. Il tono con cui si parla del passato è quasi sempre brioso, ma non mancano momenti di malinconia e amarezza. I “quanto tempo è passato” si sprecano: lo stesso Vieri si lascia andare alla malinconia e ai rimpianti per le occasioni mancate. In questi momenti emerge tutta la carica nostalgica che è alla base di un’operazione come la Bobo Tv. Questo sentimento è d’altronde l’anima di molte iniziative di recente successo, e gli stessi club hanno giocato la carta nostalgia per mantenere viva la passione e l’interesse dei tifosi in questi mesi di totale fermo. Ormai da un paio d’anni, le partite tra vecchie glorie sono quasi all’ordine del giorno e sono seguite come non mai. Eventi come quelli promossi della pagina social Operazione Nostalgia riuniscono in uno stadio migliaia di persone, tutte accomunate dal ricordo di un momento storico in cui il campionato al suo massimo splendore era fonte di un ottimismo oggi irrimediabilmente perduto. E il mondo del pallone esaltato è lo stesso di cui Vieri era assoluto protagonista, di continuo rievocato ogni qualvolta l’ex centravanti si prende la ribalta.

All’indietro

Il successo nazionalpopolare di Bobo Vieri e delle sue iniziative è figlio soprattutto di quella che Bauman chiama retropia, cioè l’abitudine a trasformare parte del passato in una piacevole utopia in cui rifugiarsi. Vieri e il calcio che rappresenta sono per molti la madeleine di un tempo lontano che è stato gradualmente rivisitato e svuotato di tutte le sue connotazioni negative. Oggi l’Italia di quegli anni sembra un paradiso spensierato non solo a chi c’era ma pure a chi ne prova nostalgia senza averla mai vissuta: è il massimo di quella retromania di cui parlava Simon Reynolds.

Anche l’immagine del Vieri calciatore è stata adattata per apparire ancora più nostalgica: oggi l’ex attaccante è ritratto come il prototipo di un giocatore appartenente a un’epoca lontana e dipinto come un centravanti meno moderno e tecnico nel suo gioco di quanto in realtà non fosse. Poco importa, se questa percezione distorta contribuisce a tenere incollate alla Bobo Tv circa 25.000 persone di media, con punte di 40.000. Come fa notare La gazzetta dello sport, si tratta di numeri astronomici che pochi sportivi possono vantare: “Roger Federer e Rafael Nadal, icone planetarie che comunicano in inglese, nella loro prima storica diretta Instagram hanno fatto 50-60 mila: di più, ma neanche tanto”. Il successo fuoriscala di Bobo Tv, si dice, porterà il format presto in televisione. Il suo inventore è passato con disinvoltura da Eupalla, la dea del pallone immaginata da Gianni Brera al pantheon di semidei dello spettacolo.
L’eventuale transizione sul piccolo schermo funzionerà? Dipende da come il tutto sarà eventualmente adattato al diverso mezzo. Di sicuro, questo esperimento ha mostrato che la gente è molto interessata a esplorare la dimensione umana dei propri beniamini. Il pubblico preferisce l’errore grammaticale al calciatore ingessato e costretto alle solite tre risposte di circostanza. La Bobo Tv potrebbe aver sdoganato una nuova maniera di mostrare gli sportivi, che asseconda la voglia di autenticità di chi è davvero appassionato dell’universo pallonaro e sportivo in ogni suo aspetto.


Manuel Santangelo

Manuel Santangelo scrive di cultura, attualità, sport e moda. Ha collaborato e collabora con testate come The Vision, Dude Mag e Rivista Undici. È stato tra i curatori di Youmanist, un progetto editoriale di BNP Paribas Wealth Management, e ha lavorato nel marketing sportivo.

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