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Settant’anni di televisione latino-americana

In Messico, in Brasile e a Cuba la televisione ha compiuto settant’anni. E allora è utile fare il punto su un medium che è cambiato molto e tiene assieme un’intera regione. Tra contenitori e telenovelas.

Nel 2020, la televisione festeggia settant’anni in America Latina. All’inizio era un medium rivolto alle élite, poiché pochi avevano i soldi per comprare un ricevitore: pertanto, i primi palinsesti erano pieni di concerti e di adattamenti di classici della letteratura mondiale. Testi come Amleto hanno preso vita con ambientazioni precarie, attrezzature pesanti, piccoli studi e attori che non avevano mai lavorato davanti a una telecamera. In assenza di nastri magnetici, tutto è stato fatto in diretta e senza molto tempo per le prove. Il cast era costretto a memorizzare le battute poche ore prima dell’inizio della trasmissione. Solo con il calo del prezzo dei ricevitori e l’aumento dell’accesso al credito più persone hanno potuto accedere alla tv, diventata in fretta il medium più potente e popolare della regione.

Primi passi

I messicani furono i primi nel continente ad aprire ufficialmente un’emittente televisiva. Il pioniere è stato il canale XHTV-TV, a Città del Messico. La cerimonia ebbe luogo il 31 agosto 1950. Diciotto giorni dopo, è stata la volta dei brasiliani di TV Tupi-Difusora, a San Paolo. Il primo canale cubano è stato Unión Radio TV, che ha iniziato la sua regolare attività il 24 ottobre dello stesso anno. Prima di queste date, c’era stata solo qualche trasmissione sperimentale nei tre Paesi. Gli anni Cinquanta furono decisivi per lo sviluppo della televisione. In Messico è stata creata una società, denominata Telesistema Mexicano, che avrebbe controllato quasi tutti i canali commerciali di Città del Messico, oltre a una vasta rete di stazioni distribuite sull’intero territorio nazionale. Tale potere crescerà ancora nei primi anni Settanta, quando Telesistema Mexicano si unì al suo principale concorrente, Televisión Independiente de México (TIM), dando vita al gigantesca Televisa (acronimo di televisión vía satélite).

In Brasile, il giornalista e politico Assis Chateaubriand, proprietario di decine di giornali, riviste e radio, è stato responsabile dell’arrivo della tv nel Paese, avendo fondato in pochi anni molti canali. Lo spirito pionieristico e il modello di gestione caotico imposto alle aziende hanno però portato a termine Rede Tupi già nel 1980. Nel frattempo, si era notevolmente rafforzato Rede Globo, fondata dal giornalista Roberto Marinho nel 1965 e diventata poi una delle reti più grandi al mondo. La televisione a Cuba, come in Messico e Brasile, aveva origine privata. Ma dopo la Rivoluzione le emittenti furono nazionalizzate. Molti professionisti e imprenditori hanno dovuto lasciare il Paese. Tra di loro c’era Goar Mestre, che ha partecipato allo sviluppo della tv in Perù, Venezuela e, soprattutto, Argentina, che si è in breve affermata come uno dei principali centri di produzione audiovisiva della regione.

Contenitori e passioni

È a Buenos Aires che iniziò un tipo di attrazione che avrebbe segnato la televisione latino-americana: i programmi in studio dalla lunga durata, chiamati programas ómnibus in Argentina, el concepto ferrocarril in Messico, programa contêiner in Brasile, programa contenedor in Spagna e contenitore in Italia. Il pioniere è stato Sábados circulares de Mancera, nel 1962, presentato da Pipo Mancera: durava sei ore ed era definito “spettacolo giornalistico-musicale”. Nello stesso anno apparve il cileno Sábados gigantes, successivamente ribattezzato Sábado gigante. Oltre ai reportage e ai cantanti, Don Francisco, il suo creatore e presentatore, ha aggiunto i giochi scoperti durante i suoi viaggi negli Stati Uniti. E nel 1963 è apparso in Brasile il contenitore più longevo della tv mondiale: il Programa Silvio Santos, che dura più di dieci ore ed è andato in onda fino a oggi. Alla vigilia dei suoi novant’anni e con più di settant’anni di carriera artistica, Silvio Santos ha trasformato il suo programma domenicale nel trampolino di lancio per un numero enorme di aziende, tra cui una fabbrica di profumi, dei servizi finanziari e una rete televisiva, SBT (acronimo di Sistema Brasileiro de Televisão). Silvio è il proprietario, l’artista principale e il più grande inserzionista del canale, che occupa la seconda posizione nel Paese per audience. Tra gli anni Sessanta e Ottanta, i contenitori si diffusero in tutta l’America Latina: Badía y compañia, Feliz domingo para la juventud, Ganele al dos e Sábados de la bondad in Argentina; Domingão do Faustão in Brasile; Domingos espectaculares, Sábados de la fortuna e Siempre en domingo in Messico; Fantástico e Súper sábado sensacional in Venezuela; e molti altri.

Nel 1963 è apparso in Brasile il contenitore più longevo della tv mondiale: il Programa Silvio Santos, che dura più di dieci ore ed è andato in onda fino a oggi. Alla vigilia dei novant’anni, Silvio Santos ha trasformato il suo programma domenicale nel trampolino di lancio per un numero enorme di aziende, tra cui una fabbrica di profumi, dei servizi finanziari e una rete televisiva, SBT (acronimo di Sistema Brasileiro de Televisão). Silvio è il proprietario, l’artista principale e il più grande inserzionista del canale.

Due passioni sono comuni a quasi tutti i Paesi latini. La prima è il calcio. Il Brasile, per esempio, ha sempre sviluppato tecniche speciali per trasmettere i giochi in tv. Negli anni Cinquanta, quando non c’era la registrazione magnetica, si faceva un replay improvvisato, con foto scattate dietro la porta e sviluppate velocemente nell’intervallo. In Messico, lo Stadio Azteca, che appartiene al gruppo Televisa, è progettato per offrire le migliori posizioni per telecamere e narratori sportivi. L’altra passione latina è la telenovela. In considerazione del progresso del video on demand, alcuni sono arrivati ​​a pensare che questo contenuto non sarebbe sopravvissuto. Guardare la stessa storia ogni giorno, alla stessa ora, sembrava meno allettante rispetto a scegliere il programma che si desidera, quando e dove si vuole, tra le innumerevoli opzioni offerte da piattaforme globali come Netflix e Amazon Prime Video. Il tempo ha mostrato, tuttavia, che la telenovela resta il pilastro, in termini sia di pubblico che di fatturato, dei più grandi canali dell’America Latina. Dal confine con gli Stati Uniti alla Terra del Fuoco, milioni di persone si radunano intorno alla tv per ridere e piangere con le storie d’amore raccontate in ogni puntata. Le attrici e gli attori diventano grandi star. Le espressioni e gli abiti entrano nel gusto popolare. Le canzoni diventano successi istantanei. Le trame presentano al mondo la cultura di ciascun Paese.

Il Brasile e il Messico sono i paesi che guidano la produzione latinoamericana di soap opera. Se il primo ha investito in produzioni più costose (alcune con centinaia di migliaia di dollari spesi per puntata), il secondo ha consolidato un metodo basato sull’agilità e sul budget ridotto. Avenida Brasil, Los ricos también lloran (Anche i ricchi piangono), A escrava Isaura (La schiava Isaura), O direito de nascer (Il diritto di nascere), Pantanal, Rolando Rivas, taxista (Rolando Rivas, tassista), Roque Santeiro e Simplesmente María (Semplicemente María) sono alcuni dei più grandi successi nella storia della fiction in America Latina e in tutto il pianeta. Anche l’Argentina si distingue in questo segmento, con l’esportazione di format e la presenza di squadre provenienti da vari Paesi che registrano nei loro studi. Chiquititas è un esempio. Attualmente, i latini affrontano il famigerato aumento della concorrenza nel mercato internazionale della telenovela, e Paesi come il Portogallo e la Turchia sono migliorati nella produzione per volume e qualità.

Le notizie, le tecnologie

Il giornalismo è un’altra parte importante della programmazione nell’America latina. Negli ultimi anni si è registrato un notevole aumento dello spazio dedicato ai telegiornali e ai dibattiti. Sono cresciuti anche i programmi popolari, che sottolineano la routine della gente e la vita delle celebrità. Le ultime notizie sono diventate una delle armi più potenti del free-to-air nella guerra contro i servizi on demand. Il tg più visto in America Latina (e uno dei più seguiti al mondo) è il Jornal nacional (Giornale nazionale) di Globo. Nell’aprile 2020, con l’avanzare della pandemia, l’audience del programma è passata da 42,4 milioni a 54,4 milioni di persone, una cifra superiore alla popolazione di Paesi come la Corea del Sud o la Spagna.

Nonostante i progressi tecnologici sperimentati negli ultimi decenni, dalla videocassetta alla fibra ottica, passando per il cavo e i satelliti, la sfida rimane quella di integrare tutta l’America Latina attraverso i contenuti televisivi. Sebbene la stragrande maggioranza dei Paesi parli spagnolo, il Brasile, il più grande mercato della regione, parla portoghese. Oltre alla differenza linguistica, ce ne sono molte altre culturali. Ma alcuni programmi negli ultimi settant’anni sono riusciti a superare tali barriere. E grandi gruppi internazionali, in particolare quelli statunitensi, offrono molti canali televisivi a pagamento che tengono insieme produzioni registrate nei paesi colonizzati dalla Spagna con altri realizzati in Brasile.

La tv resta a distanza di settant’anni la forma di intrattenimento e informazione più popolare in tutta l’America Latina. Tramite lo schermo sono diffusi, documentati e arricchiti saperi, costumi, credenze, emozioni, abitudini, storie, idee, linguaggi, musica, notizie e tutto ciò che costituisce una cultura.

La televisione in ogni Paese ha una storia e dinamiche di mercato molto particolari. Tuttavia, alcuni aspetti sono comuni. Uno è la forza del free-to-air, con gruppi editoriali che hanno dato vita anche a numerosi canali a pagamento che, offrendo contenuti locali, superano l’audience di quelli internazionali offerti dalle grandi major americane. Se si parla di pay tv, merita di essere evidenziata l’Argentina, in cui circa il 70% delle famiglie dispone di questo tipo di servizio. In America Latina, i servizi digitali stanno avanzando rapidamente, poiché l’infrastruttura di trasmissione di internet migliora e aumenta l’offerta di pacchetti più economici. Ma nonostante questo scenario, la tv mantiene una posizione di leadership sia in termini di consumo sia di produzione di contenuti per tutti gli altri media. Web, radio e streaming conquistano il pubblico grazie a contenuti nati dalla tv tradizionale, gratuita o a pagamento. La tv stessa diventa il suo più grande spettacolo, svelando la mattina e la sera il backstage dei programmi serali.

Definita dallo scrittore Sérgio Porto come “una macchina per creare matti”, la tv resta a distanza di settant’anni la forma di intrattenimento e informazione più popolare in tutta l’America Latina. Tramite lo schermo sono diffusi, documentati e arricchiti saperi, costumi, credenze, emozioni, abitudini, storie, idee, linguaggi, musica, notizie e tutto ciò che costituisce una cultura. In America Latina, una regione così ricca di diversità, l’importanza della tv è ancora maggiore, poiché aiuta a consolidare l’identità di ogni Paese e insieme della regione, che acquista forza in un mondo sempre più interconnesso.


Fernando Morgado

Fernando Morgado è professore e consulente brasiliano. Ha scritto molti libri, tra cui la biografia del conduttore e imprenditore Silvio Santos. Lavora alle Faculdades Integradas Hélio Alonso.

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