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Sarà The Rock il prossimo presidente degli USA?

È nata come una boutade, ma pian piano prende corpo l’ipotesi di Dwayne Johnson come presidente degli Stati Uniti. Ci pensa, si schermisce, tra film e programmi tv intanto costruisce il suo profilo.

Da un po’ di settimane girano su internet le immagini dei pullman della campagna elettorale per il presidente Johnson. Non quello storico, ma Dwayne Johnson, o meglio The Rock. È uno stunt pubblicitario con cui è stata lanciata la serie tv Young Rock, sulla sua formazione (per Nbc, non un per un canale piccolo o una piattaforma che si compra di tutto, parliamo di network gratuito generalista). È uno tra i molti riferimenti che dal 2016 girano intorno alla possibilità che The Rock decida di intraprendere la corsa alla Casa Bianca. È partito come uno scherzo, una battuta. È diventata un’idea popolare nella testa di molti. Si è trasformata in tante domande da parte di giornalisti e presentatori di talk show. Ed è finita con uno stunt pubblicitario. Se è finita. Perché l’impressione è che tutto questo sia un modo di tastare le acque, annusare l’aria e lavorare alla campagna ben prima di aver annunciato che esiste una campagna. Ben prima che esista un candidato presidente The Rock, deve esistere nella testa degli elettori l’idea che The Rock è la versione più limpida di tutti gli ideali americani. È un lavoro che stanno facendo principalmente i film con Dwayne Johnson, ma forse il prodotto che meglio spiega come l’attore stia costruendo la sua immagine di leader politico a partire dall’audiovisivo è un programma televisivo: Titan Games, con The Rock. 

Giochi da titani

Bisogna vederlo per crederci (da noi è su Sky). I profani lo possono immaginare come American Gladiators migliorato, diventato in tutto e per tutto uno spettacolo in cui la disciplina sportiva è in secondo piano e l’etica guadagna il proscenio. Ma in realtà è una maniera di raccontare lo spirito americano attraverso il Paese, partendo dalla forza fisica per arrivare alla compassione, che poi è la linea etica di Johnson: comprendere, accogliere, guidare. Titan Games non coinvolge the Rock se non come supervisore e commentatore, ma è di fatto una celebrazione dei valori in cui da sempre mostra di eccellere. Non c’è l’acrimonia di American Gladiators, la competitività ai massimi livelli e il testosterone esibito, anzi, la vittoria è agognata ma la sconfitta è un momento di grandezza, i perdenti sono celebrati e ci pensa The Rock in persona ad assicurarsi che ne escano trionfanti.

Se nel 2016 Donald Trump arrivava alle battute finali della corsa presidenziale con un’immagine costruita grazie a una vita di presenze in film e serie tv nei ruoli del vincente e poi la messa in onda di The Apprentice, in cui gli è riconosciuta massima competenza nella gestione degli affari, anche The Rock sta costruendo la sua immagine di leader. Dopo Pain and Gain. Muscoli e denaro (2013), in cui interpreta uno scemo, non è più stato niente meno di eccezionale, buono e affettuoso. La versione classica dell’American hero con un’enfasi tutta sua sul rispetto degli altri e la compassione verso il prossimo, una dichiarata voglia di unire le persone prima di salvarle (e menare chi lo merita).

Titan Games non coinvolge the Rock se non come supervisore e commentatore, ma è di fatto una celebrazione dei valori in cui da sempre mostra di eccellere. Non c’è l’acrimonia di American Gladiators, la competitività ai massimi livelli e il testosterone esibito, anzi, la vittoria è agognata ma la sconfitta è un momento di grandezza, i perdenti sono celebrati e ci pensa The Rock in persona ad assicurarsi che ne escano trionfanti

“Non posso escluderlo […]. Sarebbe una grande occasione per aiutare le persone, quindi è possibile. Quest’ultima elezione ha dimostrato che tutto è possibile”, è la maniera in cui nel 2016 per la prima volta rispondeva alla domanda sulla presidenza, dopo che l’elezione di Trump aveva scatenato in molti la domanda: “E se si presentasse The Rock?”. Da quel momento ogni intervista che ha dato prevedeva quella domanda. Negli anni le risposte sono cambiate, ma sempre rimanendo fedeli all’idea di avere in mente la cosa. L’ultima volta ha detto: “Sono pronto a considerare la corsa a presidente degli Stati Uniti se questo è quello che la gente vuole. Sono serio […]. Sta alla gente. Voglio aspettare, ascoltare. Il dito sul battito, l’orecchio sul terreno”. Tra queste due dichiarazioni sembra non essere passato nulla, ma in realtà l’avvicinamento è stato concreto. Inizialmente si parlava di The Rock per il 2020, ed era follia visti i tempi necessari per una campagna e vista la sua inesperienza. Eppure The Hill sostiene che già in quell’anno qualcuno, Kenton Tilford, dalla Virginia compila i documenti necessari a registrare “Run the Rock 2020” verso la Casa Bianca. Ufficialmente non è nessuno di affiliato a Dwayne Johnson e lui stesso ha sempre smentito che la cosa sia venuta da lui. Non manca un sito internet

Di fatto The Rock ha una popolarità fuori scala. Non è solo l’attore hollywoodiano più pagato del momento (quindi il più pagato al mondo), ma anche il più amato. Non a caso Titan Games gira tutto intorno a lui e non suona mai retorico! Nella mitologia del programma è The Rock ad aver ideato tutto, ha creato le prove (anche se il termine giusto è “disegnato” le prove) e le ha sperimentate su di sé, come suggerisce la grafica prima di ognuna di esse, in cui lo si vede intento a misurarcisi ma senza competere solo dimostrando la propria forza.  Sono sfide per emergere nelle quali è necessaria la forza, l’atletica e soprattutto la tenacia. Mai arrendersi, never give up. Dwayne Johnson passeggia nello studio immenso mentre gli atleti in gara fanno cose tipo dondolarsi su una corda, cercando di far cadere con la sola spinta dei pannelli di qualche quintale, o più banalmente tirando la corda. Lui si mette dove vuole con una camera dedicata che lo segue. È casa sua, il pubblico è lì per lui e c’è il sospetto che lo guardi più di quanto guarda la sfida. È sempre microfonato ma non fa la telecronaca (c’è qualcuno apposta), commenta quando serve, fornisce la lettura di quel che sta avvenendo. La sua frase preferita è “He/she never quits” o “No quitting here”. Dopo Dwayne Johnson è la motivazione e la dedizione dei concorrenti la protagonista di Titan Games. Solo poi, terza classificata, viene la sfida per la vittoria. 

Un racconto degli Stati Uniti

Il racconto dell’America non va cercato nelle pieghe del programma, è esplicito e dichiarato, in una celebrazione con una chiara visione politica. Di nuovo: comprendere, accettare, guidare. American Gladiators era in tutto e per tutto modellato sugli eventi sportivi, aveva interviste a bordo campo, commentatori, presentazione degli atleti e anche il look dei presentatori ricalcava quello dei telegiornalisti sportivi dell’epoca. Titan Games è un reality sportivo, in cui le storie dei concorrenti (8 per puntata, 4 uomini e 4 donne che si sfidano a due a due) sono ciò che importa. Storie di America profonda, contadini diventati forti spostando tronchi di legno, o di centri di provincia, chiropratici, infermiere, insegnanti scolastici, ma anche influencer e bidelli. La schiera è ampia, come sempre mancano i grossi centri urbani, gli americani alla moda, opinion leader e trend setter, come sempre è l’America dei grossi numeri a essere rappresentata e come sempre divisa in Eastern, Center e Western. 

Per tutti il racconto è il medesimo. La vita è letta alla luce di qualcosa da dimostrare, una seconda occasione, una chance per far vedere che non si sono fatti schiacciare da quell’incidente che li poteva paralizzare, che non sono più i mingherlini che venivano presi in giro, che hanno preso le redini della loro vita. Tutto è dimostrato tramite la tenacia e davanti alle famiglie (la scena in cui il vincitore corre verso la famiglia tra il pubblico è obbligatoria ad ogni fine prova). Il fisico è la cosa più importante, da lì si dimostra la bontà dell’individuo. E nessuno è più fisico e buono di The Rock ovviamente. In una delle puntate migliori in sfida ci sono due fratelli, militari, aeronautica contro marina, il maggiore contro il minore, entrambi asciutti ma dotati di una volontà capace di battere qualsiasi forza muscolare. Il trionfo dell’amore e della sfida, grazie al confronto e con il fisico. The Rock era al settimo cielo.

Copertine

Solo 4 anni fa GQ dedicava la copertina e un corposo articolo a Dwayne Johnson, dal titolo “Dwayne Johnson for president” e attaccava così: “Quando Dwayne Johnson ti incontra (e vi posso assicurare che lo desidera), la prima cosa che fa è farti 6.000 domande su di te e ricordare per sempre le risposte […]. Per Johnson non ci sono sconosciuti, solo migliori amici e migliori amici che non ha ancora incontrato”. E chiudeva con: “Con il suo corpo in forma e l’amore per i cavalli, Johnson potrebbe essere il solo candidato con una possibilità di guadagnarsi il rispetto di Vladimir Putin quanto a virilità. Può sia uccidere un terrorista con un colpo singolo, sia con la gentilezza”. Dalla giornata passata con The Rock la giornalista Caity Weaver aveva capito che la personalità magnetica che possiede è esattamente quella dei politici, che le doti che ha e ha affinato sono quelle che garantiscono la sopravvivenza nell’arena con la popolarità sui media. Ha capito che se vorrà correre vincerà senza dubbi. Manca di capire per chi.

“Con il suo corpo in forma e l’amore per i cavalli, Johnson potrebbe essere il solo candidato con una possibilità di guadagnarsi il rispetto di Vladimir Putin quanto a virilità. Può sia uccidere un terrorista con un colpo singolo, sia con la gentilezza”.

Non è difficile immaginare Titan Games come il trionfo dell’america repubblicana, a Nord dell’audience del wrestling e a Sud di quello di Robot Wars. Ma se si guarda il casting, la scrittura di qualsiasi reality, il programma coinvolge partecipanti apertamente gay e li abbraccia come tali, non li rappresenta schivando i tratti che più definiscono le loro preferenze sessuali ma sembra sceglierli per come portano con fierezza la propria sessualità. Non dice al suo pubblico che non hanno niente di meno degli eterosessuali, dice che il loro specifico non li rende meno americani. Negli spazi in cui altri raccontano la fattoria di famiglia, loro raccontano la propria omosessualità, un dato come un altro, che non li rende diversi. Ancora di più, uno dei concorrenti della seconda stagione partecipa dopo aver cambiato sesso. Una donna diventata uomo che vince su un uomo! Sono scelte di casting che suonano come un urlo. 

The Rock è inclusivo, tutti sono ammessi, tutte le razze (ovviamente) e le sessualità, tutti uguali di fronte all’unità di misura di impegno e successo. Perché alla fine il punto è tutto lì.

Quelle del successo, dello sforzo e dell’impegno sono le linee guida con cui The Rock presenta e racconta se stesso nei film e sui social (solo pochi mesi fa su Instagram postava il cancello divelto a mani nude perché rotto e rimasto chiuso impedendogli di andare al lavoro in orario), in Titan Games diventano le doti da possedere per vincere. È The Rock a guidare la narrazione e la indirizza sempre lì, dal casting fino al commento finale. E tutti i concorrenti sono fan di The Rock. In molte puntate c’è il momento in cui lui compare davanti a loro per la prima volta di sorpresa lasciandoli di stucco e ammirati da cotanta presenza. Anche i più boriosi diventano umili davanti a lui, riconoscendogli lo statuto di alfa. L’idea politica che è venduta è che le caratteristiche da cui si riconosce un leader sono esattamente quelle che il pubblico riconosce in abbondanza in The Rock.

Nessuno conosce il suo schieramento, ha idee inclusive come i democratici e un amore smisurato per le forze armate come i repubblicani. È registrato per votare come indipendente e nel 2016 ha fatto un’apparizione sia al congresso democratico sia a quello repubblicano per stimolare le persone a votare. Solo nel 2020 per la prima volta si è schierato politicamente con un video in cui deprecava il presidente Trump. Non per le sue politiche, non per le decisioni amministrative: perché non era stato all’altezza dei criteri fissati da lui per un leader, compassione, capacità di assumersi le proprie responsabilità, essere un esempio e infondere sicurezza. In seguito ha appoggiato la corsa di Joe Biden. Tuttavia l’avversione a Trump non basta a far pensare a una smaccata preferenza per il partito Democratico.

Quello che tutti si chiedono allora è quale sarà la prossima mossa. Nel 2018, ospite da Stephen Colbert, Johnson confermava a tutti gli effetti di stare considerando l’idea di misurarsi nella corsa a presidente ma, per la prima volta, diceva anche che un requisito necessario sarebbe l’esperienza e che allora non la possedeva. I primi due anni di Trump avevano messo il tema sotto il riflettore, l’esperienza, e subito è entrata nella sua agenda. Fare il governatore è qualcosa che ha già dichiarato interessargli e storicamente sta sulla strada per l’obiettivo finale. 2024 e 2028 sembrano irrealizzabili. Ma nel 2032 avrebbe 60 anni e, se solo lo vorrà, una carriera politica alle spalle a dargli esperienza.


Gabriele Niola

Giornalista e critico di cinema, videogiochi e webserie, è stato selezionatore della sezione Extra del Festival del Film di Roma e per il Taormina Film Fest. Scrive per MyMovies, BadTaste, Wired, Leggo, Fanpage e i 400calci.

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