Da SuperTennis a LBA TV, il racconto dello sport in Italia è in continua evoluzione: tra leghe che diventano editori e nuove narrazioni mediatiche, fuori e dentro il campo.
Quando, nel novembre del 2008, nasce SuperTennis TV, il miglior giocatore italiano è Andreas Seppi al n° 35. Nei primi 100 ci sono anche Simone Bolelli al 41, Potito Starace al 70 e Fabio Fognini al 92. Tra le donne va meglio (nel 2009 e nel 2010 l’Italia vincerà la competizione a squadre allora chiamata Federation Cup) perché ci sono Flavia Pennetta al 13, Francesca Schiavone al 30, Sara Errani al 42, Tathiana Garbin al 45, Karin Knapp all’80, Roberta Vinci all’84. Ma l’interesse per il tennis nel nostro paese è, se non ai minimi storici, quasi. Ci sono già gli aggiornamenti live delle partite di calcio sui quotidiani online, ma nessuno può immaginare che, da lì a qualche anno, la cronaca in tempo reale della partita di primo turno di un (allora) bambino di 7 anni, Jannik Sinner, al torneo di Vienna sarà la notizia di apertura delle homepage di Repubblica e Corriere della Sera, più in cima degli aggiornamenti sulla guerra in Ucraina o quella in Palestina.
Genealogia di una rete televisiva
SuperTennis inaugura le trasmissioni con la (si spera) benaugurante replica dell’unica vittoria della Coppa Davis dell’Italia nel 1976, una scelta emotiva seguita da poche migliaia di appassionati. Nel 2023 e nel 2024, la seconda e la terza vittoria della Davis italiana, stavolta in diretta, otterranno invece in tv più del 30% di share (sommando le diverse reti che la trasmetteranno in diretta). Quando nasce nel 2008, la specificità e l’unicità di SuperTennis si traducono nel fatto che è la prima rete televisiva a nascere su spunto di una federazione sportiva, la Federtennis, e l’obiettivo è quello di promuovere lo sport e offrire, dopo anni, anche “in chiaro” un po’ di tennis agli appassionati. È difficile stabilire quanto la crescita esponenziale (per una volta non uno sciatto aggettivo, ma una definizione precisa) del tennis e dell’interesse verso il tennis nel nostro paese siano legati anche alla nascita di questo canale, ma è impossibile non tenere conto di quanto i due destini siano intrecciati.
Ma SuperTennis anticipa anche in qualche modo una questione che, nel campo dei diritti sportivi, da lì a qualche anno diventerà ineludibile: le federazioni che diventano in qualche modo editori e broadcaster dei propri contenuti. Certo, il tennis è uno sport peculiare, in cui il circuito è internazionale e i giocatori, tranne in rarissime occasioni ormai quasi per divertimento, non rappresentano la propria nazione, ma complice anche l’evoluzione tecnologica, le possibilità si ampliano e quello che, fino a qualche anno fa, era considerata pura speculazione o quasi tentativo per influenzare le gare al rialzo, oggi è semplice realtà.
SuperTennis anticipa una questione che, nel campo dei diritti sportivi, da lì a qualche anno diventerà ineludibile: le federazioni che diventano in qualche modo editori e broadcaster dei propri contenuti.
In Francia (e accadeva già in Olanda), da questa stagione, la massima serie calcistica, la Ligue 1, non cede i propri diritti sportivi a un’emittente (Dazn, Sky o chi per loro come succede in Italia) per un prezzo fisso, ma li gestisce direttamente. (Ovviamente con la possibilità di cedere a un’emittente parte delle trasmissioni delle partite). Se, al di là dell’aspetto commerciale della questione, ci soffermiamo sull’aspetto editoriale la cosa più interessante da notare è che, ormai, le società di calcio non pensano più di dover delegare la pubblicità del loro prodotto a chi lo trasmetterà, ma pensano di essere capaci di veicolarlo e pubblicizzarlo meglio (peraltro, in Francia, facendo scendere il prezzo da circa 40 a circa 15 euro). Pensano che il loro prodotto valga di più e pensano di conoscere meglio di altri il modo per valorizzarlo. Mi sia consentito il paragone, ma è come quando, nel mondo degli atleti, siamo passati da Magic Johnson via Michael Jordan a LeBron James. Non più l’atleta sponsorizzato, ma l’atleta che si fa marchio e anzi poi prescinde dal marchio. L’ultimo passo, quindi. La convinzione di essere il prodotto senza più la necessità di delegarne la trasmissione e la promozione.
Anche nel calcio italiano si è discusso a lungo se fare questo passo (il Presidente del Napoli, Aurelio De Laurentis, ha detto che “il calcio morirà” se resta ancora alla tv a pagamento), ma chi ha osato per primo è stata la pallacanestro che, a settembre 2025, ha lanciato la LBA TV, una piattaforma (realizzata dall’azienda Deltatre) visibile online o attraverso un’app che trasmetterà tutte le partite di campionato al costo di circa 100 euro l’anno. La direzione editoriale della tv è stata affidata ad Alessandro Mamoli, storico commentatore della NBA, appena passato a Prime per commentare la prima stagione della NBA in Italia con loro e protagonista con Matteo Soragna del miglior podcast sulla NBA in italiano (Area 52). È proprio Alessandro Mamoli a ricordare giustamente che non è la prima volta che la pallacanestro fa da apripista in Italia per qualcosa che poi sarà accettato in ogni altro ambito “È stato così anche per l’Instant Replay. (Già nel 2005, il campionato italiano di basket si è risparmiato un bel po’ di polemiche decidendo la partita decisiva del campionato con l’instant replay). Il basket l’ha introdotto tanti anni fa e poi è accaduto lo stesso nel calcio col Var e nella pallavolo con Occhio di falco. Penso che sarà lo stesso anche con la vendita dei diritti”.
Intrattenimento sportivo
La Legabasket, quindi, dopo anni in cui il discorso aleggiava attorno a diversi sport è stata la prima a sperimentare. L’app è già in funzione e, dopo un rapido assestamento, sta già trasmettendo tutte le partite. Nei progetti, è ancora Alessandro Mamoli a parlarne, ci sarà presto spazio anche per una sede vera e propria dove realizzare ulteriori contenuti. Per ora, intanto, c’è già anche uno spazio virtuale che viene riempito non solo con partite e analisi pre e post partita, ma anche con podcast, speciali e video-interviste. Alcuni dei quali realizzati da grandi ex come Basile e Bargnani o cronisti come Mario Castelli (che fino all’anno scorso commentava con ottima competenza il basket sul 9 o DMax).
Mamoli prevede che, in futuro, con buona probabilità vedremo le grandi leghe sportive vendere i propri prodotti su scala globale, mentre i campionati nazionali cominceranno sempre più spesso a gestirsi in autonomia. E aggiunge che sarà sempre più probabile che le grandi leghe globali spezzetteranno il proprio prodotto tra diverse piattaforme e broadcaster. (In questo il calcio italiano coi diritti divisi, oggi, tra Sky e Dazn, ma già vent’anni fa tra Tele+ e Stream ha fatto in qualche modo da avanguardia). Quest’anno anche in Italia, per esempio, l’NBA non sarà più appannaggio solo di Sky, ma verrà in qualche modo condivisa anche con Prime, conseguenza di un accordo concluso da NBA su scala globale. E il football americano, di gran lunga lo sport più seguito in tv negli Stati Uniti, fa già così con successo da anni.
In futuro, con buona probabilità vedremo le grandi leghe sportive vendere i propri prodotti su scala globale, mentre i campionati nazionali cominceranno sempre più spesso a gestirsi in autonomia.
Ma, forse, la pallacanestro può fare da apripista anche per una sua specificità, perché, più che in ogni altro sport, nel basket l’esperienza social e online ha già superato l’esperienza della partita. Pur se i dati sugli ascolti tv della pallacanestro in America sono in crisi rispetto agli altri grandi sport, l’NBA prevede guadagni sempre in aumento per i prossimi anni. Guadagni che rendono l’NBA la Lega più ricca del mondo. Questo perché il modo di fruire lo sport è così cambiato che più ancora delle partite quello che genera attenzione e quindi visualizzazioni, guadagni, interesse sono gli highlights, le polemiche, i podcast con il racconto degli episodi del passato o le speculazioni su quanto accadrà, le analisi del gioco, i ragionamenti sui progetti delle franchigie, sui contratti dei giocatori, sul mercato. Un enorme macchina dell’intrattenimento in cui la partita non è più la portata principale, ma un buffet da cui ottenere di continuo nuovo materiale
Difficile, invece, immaginare se LBA TV potrà essere un volano del successo come SuperTennis. Mamoli dice che “il basket è sempre il secondo sport nazionale. Non sono io a dirlo. Lo dicono i numeri. E lo dice il fatto che è uno sport fatto dal successo di tante realtà locali, spesso dove il calcio non è lo sport principale. Ma crescere con i numeri e tornare a imporsi anche sui media dipende dal campione. Se ci fosse un Sinner anche nel basket, o – per intenderci – un Valentino Rossi o un Alberto Tomba, vedremmo anche il basket tornare a imporsi sui media di massa. Senza un campione nazionale sarà più complicato”.
Arnaldo Greco
Nasce a Caserta e vive a Milano, dove lavora per la tv. Ha scritto per Il Venerdì, IL, Rivista Studio, Il Post, Il Mattino.
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