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Nubi nere su Bluesky

Per sfuggire all’enshittification delle piattaforme, si cerca rifugio nei social alternativi. Bluesky è tra le mete più gettonate, ma l’engagement fatica a decollare. Senza un cambio di passo, il rischio è che molti tornino da dove erano partiti.

Come altre decine di milioni di persone in tutto il mondo, la mia decisione di abbandonare il social network un tempo chiamato Twitter ha iniziato a maturare dopo l’acquisto da parte di Elon Musk nel corso del 2022. La vittoria di Donald Trump nel novembre 2024, l’emergere di Musk come suo (momentaneo) braccio destro e la trasformazione di Twitter in uno strumento di propaganda, chiamato X e al servizio dell’estrema destra, hanno rappresentato – più che una goccia che fa traboccare il vaso – il diluvio che mi ha convinto alla fuga.

E così, ho deciso di partecipare all’esodo del “Twitter di sinistra” e di approdare nell’isola felice (o riserva indiana?) di Bluesky: il social network nato nel 2021 per volontà del fondatore di Twitter Jack Dorsey – che voleva sperimentare con i protocolli decentralizzati (che consentono a piattaforme diverse di interagire tra di esse e agli utenti di trasferire identità e contenuti) – e diventato indipendente proprio in seguito all’acquisto di Elon Musk.

Esodo e controesodo

Fin dall’inizio, la fuga di massa da X mi aveva lasciato con sensazioni contrastanti: da una parte, temevo che questo “Aventino dei social network” avrebbe seppellito ancora più in profondità la vecchia idea dei social come di luoghi di scambio e condivisione, creando invece degli ambienti separati e sorvegliati in cui le diverse idee di mondo non entrano mai in contatto; dall’altra, non me la sentivo più di partecipare a una piattaforma che stava rapidamente diventando il paradiso dei troll della alt-right.

Inizialmente è andato tutto per il meglio. La crescita di Bluesky procedeva rapidamente e nonostante i discorsi monotematici – fondamentalmente una gara a chi odiava di più Elon Musk – si aveva la sensazione di star ricreando altrove la classica Twitter-sfera: quell’insieme di giornalisti, attivisti, accademici, politici progressisti e altri che avevano reso la piattaforma di micro-blogging (come si usava dire un tempo) il luogo in cui recarsi per seguire in tempo reale ciò che avveniva nel mondo.

Fino a quando può sopravvivere un social in cui l’attività principale sembra essere quella di postare screenshot delle oscenità che nel frattempo avvengono su X? O che sembra afflitto da una tale seriosità da rendere impossibile la circolazione di meme, battute e altri contenuti weird?

Eppure, dopo pochi mesi in cui mi sono impegnato – e forse anche un po’ forzato – a usarlo attivamente, ho iniziato ad aprire sempre meno Bluesky e quasi a smettere di postare sul social guidato da Jay Graber, mentre diventava sempre più evidente che una parte dell’esodo stava gradualmente e silenziosamente tornando su X che, nonostante i cambiamenti e l’innegabile perdita di utenti, restava comunque un luogo molto più vivace. La sensazione era insomma che Bluesky si stesse rivelando solo l’ennesimo di una lunga serie di esperimenti social che negli ultimi anni erano falliti (Clubhouse, BeReal, Lemon, per citarne alcuni).

Eppure, i numeri di Bluesky pubblicati nel primo report ufficiale continuano a essere positivi: nel corso del 2025, gli utenti sono passati da 25,9 a 41,2 milioni (una crescita di quasi il 60%) e hanno pubblicato 1,4 miliardi di contenuti, più di quanti ne siano stati postati nei quattro anni precedenti messi assieme. Nonostante i dubbi sulla sostenibilità economica di una piattaforma che ha promesso di non inserire la pubblicità – e di voler provare a percorrere la difficilissima strada degli abbonamenti – Bluesky sembra insomma alle prese con una crescita costante e sostenibile, proseguita anche dopo il boom iniziale politicamente motivato. E allora perché l’impressione è che Bluesky sia sempre meno popolato e che molti account siano diventati dei fantasmi? 

Il social fantasma

Una prima ragione si può dedurre dal rapporto tra utenti attivi mensilmente e quotidianamente. Partiamo dalla ratio dei social più grandi: secondo stime recenti, Facebook ha oltre 3 miliardi di utenti di cui 2 sono attivi ogni singolo giorno. TikTok ha invece 2 miliardi mensili e un miliardo attivo quotidianamente. X avrebbe oltre 500 milioni di utenti mensili e circa 250 milioni che aprono ogni giorno il social network (di Instagram sono noti solo gli utenti mensili, oltre tre miliardi). Il rapporto nei social più diffusi è quindi di circa 1:2 o 2:3. 

Su Bluesky la situazione è molto diversa: a fronte di oltre 40 milioni di utenti mensili, solo 3,5 milioni sarebbero attivi ogni singolo giorno, un rapporto inferiore a 1 su 10 e che spiega perché si abbia a volte la sensazione di attraversare una ghost town: gli abitanti staranno anche aumentando, ma passano la maggior parte del tempo tappati in casa invece di scendere in piazza.

In più, per quanto nessun utente attendesse con ansia l’approdo di Kim Kardashian o Selena Gomez, fa comunque una certa impressione che la più importante celebrità presente su Bluesky – almeno tra quelle citate in un articolo di Slate – sia Flavor Flav dei Public Enemy (oltre 300mila followers). Non dico che Bluesky si meriterebbe Kendrick Lamar, ma che il rapper più noto presente sulla piattaforma sia la seconda voce di un gruppo il cui ultimo album degno di nota risale a 35 anni fa è abbastanza significativo.

Incuriosito da questo aspetto, sono andato a spulciare la lista degli account più seguiti su Bluesky, scoprendo che le celebrità non mancano, anche se hanno tutte una caratteristica in comune: o sono dei politici o sono delle personalità che sui social hanno fatto dell’attivismo politico la loro cifra distintiva. Al primo posto troviamo infatti il volto più noto della sinistra progressista statunitense, Alexandria Ocasio-Cortez (2,2 milioni di follower), seguita dall’imprenditore Mark Cuban (1,5 milioni di follower conquistati grazie alle sue costanti liti con Elon Musk), l’inossidabile Mark Hamill, il Luke Skywalker della trilogia originale (1,3 milioni), e Stephen King (1,1 milioni).

Dopo questi magnifici quattro, gli account più seguiti sono Aaron Rupar, Bryan Tyler Cohen, George Conway ed Hank Green: tutti accomunati dall’essere – almeno da questa parte dell’Atlantico – dei perfetti sconosciuti (si tratta di giornalisti, attivisti e blogger/podcaster). Non che la frequentazione delle celebrità sia essenziale, ma è inutile negare che la loro presenza sarebbe un segnale di vitalità, che probabilmente aiuterebbe anche a bucare la soffocante coltre politica che avvolge Bluesky.

Too serious to be taken seriously

Fino a quando può sopravvivere un social in cui l’attività principale sembra ancora essere quella di postare screenshot delle oscenità che nel frattempo avvengono su X? Che sembra afflitto da una tale seriosità da rendere impossibile la circolazione di meme, battute e gli altri contenuti weird che hanno fatto le fortune del vecchio Twitter? Come ha scritto l’avvocato e podcaster Hank White, su Bluesky “gli utenti hanno aspettative eccessive in termini di decoro, civiltà, produttività, ecc. [Aspettative] che assolutamente non cercavano di imporre su Twitter”.

Forse è già troppo tardi, ma se dovesse consolidarsi la fama di Bluesky come di un luogo puritano in cui non si può scherzare, e in cui si può parlare soltanto dell’ascesa dell’estrema destra e delle macerie della democrazia occidentale, allora le chance di espandersi oltre una piccola nicchia di attivisti e giornalisti progressisti scenderebbero a zero, ponendo una seria ipoteca sul suo futuro.

È possibile che Bluesky sconti anche l’attenzione calante nei confronti dei social “text-based” nell’epoca dei reel, ma più in generale ciò che davvero manca è la diversità di contenuti, una certa leggerezza e irriverenza e la sensazione di seguire il mondo in diretta: ovvero gli elementi fondanti del vecchio Twitter. Tutto ciò, inevitabilmente, si riflette sull’engagement, dal quale vengono le peggiori notizie per questa piattaforma.

I dati, regolarmente aggiornati da un ingegnere di Bluesky, sono inequivocabili. È vero che il 2025 è stato un anno di enorme crescita per Bluesky (che d’altra parte fino alla metà del 2024 era praticamente inesistente), ma è ancora più vero che la tendenza nel corso del 2025 è tutt’altro che positiva. Il numero totale di like quotidiani è passato dai circa 40 milioni di gennaio ai circa 20-25 milioni di dicembre; mentre il numero di utenti che hanno postato qualcosa in un singolo giorno è sceso da 1,2 milioni di gennaio a circa 700 mila. Non è il trend di una piattaforma in crescita e all’interno della quale le persone si divertono o si sentono coinvolte.

E infatti anche la crescita degli utenti è molto rallentata: tra ottobre 2024 e giugno 2025 il numero di iscritti è quasi triplicato, passando da 13 a 36 milioni. Da giugno 2025 a oggi si sono aggiunti invece solo cinque milioni di utenti, portando il totale al già citato 41 milioni. Un pesante rallentamento che rischia di portare a breve alla stagnazione.

Sotto un cielo grigio e uniforme

Infine, c’è un altro elemento importante da prendere in considerazione. Per farlo, dobbiamo però brevemente spostarci sul fratellino ancora più di nicchia di Bluesky: Mastodon. Secondo gli ultimi dati, Mastodon avrebbe meno di un milione di utenti attivi mensilmente (anche loro peraltro in calo). A differenza di Bluesky, il social fondato da Eugen Rochko rappresenta però una vera alternativa infrastrutturale e incarna in tutta la sua radicalità un approccio completamente diverso al mondo delle piattaforme. 

Il vero rischio di Bluesky è di non essere né carne né pesce: non una piattaforma realmente decentralizzata e nemmeno un grande social vivace e popolato in cui trascorrere il tempo in modo coinvolgente.

Mastodon è davvero decentralizzato (può contare su migliaia di istanze, cioè comunità autonome con proprie regole e moderatori, ma in grado di comunicare tra loro) e lo stesso vale per il più ampio fediverso basato sul protocollo ActivityPub, dove le varie piattaforme esistenti comunicano tra di loro, gli utenti possono seguirsi anche da social differenti e trasferire tutti i dati. Inoltre il modello di business è tanto semplice quanto chiaro: impegno economico diretto di chi gestisce le istanze più grandi e donazioni. Sarà anche un ecosistema microscopico e popolato solo da hacktivist, ma almeno la sua ragion d’essere è chiara e i suoi utenti non sembrano avere l’ambizione di ingrandirsi e quindi di annacquarla (da qui la resistenza ai tentativi di Threads e altri di entrare a farne parte).

Bluesky viene invece spesso accusato di essere un “cosplay della decentralizzazione”, che è tecnicamente possibile tramite il protocollo AT Protocol ma di fatto inesistente. Forse l’unico progetto decentralizzato minimamente noto è Blacksky (il Bluesky della comunità nera), mentre un’app basata su AT Protocol come Frontpage – un aggregatore dove le persone si scambiano news – è di fatto disabitata.

Il vero rischio di Bluesky è di non essere né carne né pesce: non una piattaforma realmente decentralizzata – e che rappresenta quindi un approdo per chi vuole partecipare attivamente a una versione no-profit e aperta del web – e nemmeno un grande social vivace e popolato in cui trascorrere il tempo in modo coinvolgente. Bluesky rischia di cascare esattamente a metà strada. E così facendo di scontentare tutti. Se vuole garantire un futuro alla sua piattaforma – peraltro in una fase in cui sembra avvertirsi una generale stanchezza nei confronti dei social – la CEO Jay Graber deve probabilmente, prima di tutto, decidere con chiarezza da che parte vuole stare.


Andrea Daniele Signorelli

Giornalista freelance, si occupa del rapporto tra nuove tecnologie, politica e società. Scrive per Domani, Wired, Repubblica, Il Tascabile e altri. È autore del podcast Crash - La chiave per il digitale.

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