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L’epica resistenza dell’epica

Siamo un’epoca senza epica. Ma a guardar bene, tra le serie tv, i romanzi più popolari e le fan fiction su Wattpad, un’altra corrente declina in altri linguaggi queste forme eterne. Certo, con più distacco.

Nel 2022 sono stati realizzati sia la serie tv sia il film più costosi di sempre, rispettivamente Gli anelli del potere e Avatar. La via dell’acqua. Fantasy e fantascienza, ma soprattutto epica. Un tale investimento nel genere di narrazione più antico (con la poesia religiosa) è stupefacente, soprattutto se ci soffermiamo un secondo a notare che le narrazioni epiche sono sempre più bistrattate. Viviamo un’epoca che non è adatta all’epica: siamo sommersi dall’ironia, nella migliore delle ipotesi, e da leader e personaggi che cercano di non apparire migliori degli altri per falsa umiltà. I valori epici sono appassiti, oggi sono derisi sonoramente o, peggio ancora, considerati di parte. Persino i fatti storici più preoccupanti si annacquano in poche ore in caterve di meme. Non era ancora terminato l’assalto a Capitol Hill, non sapevamo ancora se Trump avrebbe realizzato un colpo di stato né cosa sarebbe successo della democrazia americana, e i social già erano sommersi da buffi e ironici meme, i quotidiani da articoli sul buffo tizio con le corna e la paura diluita nel sorriso. Chissà, qualcuno starà preparando, proprio in questo momento, altri meme anche per un’eventuale guerra atomica.

Un tono controcorrente

L’epica è stata espunta poco alla volta dalla nostra vita – sì, d’accordo, in parte resiste nello sport e nello spettacolo – ma dalla Storia scompare sempre più. Ci sentiamo tutti troppo scafati, smaliziati ed esperti tanto che nemmeno la guerra ha potuto rivitalizzare l’epica. Magari resiste ancora in qualche storia di ordinaria quotidianità, in qualche gesto eroico – purché, però, siano piccoli gesti, mai grandi –, e allora appare per qualche ora sui giornali, nelle condivisioni, ma dura poco, non è davvero d’esempio, non fa da modello, non è più un discorso. Sono poco più che scarti, ricordi, forse solo forme che galleggiano, resti di un passato che non c’è più. E infatti Avatar è avventura nascosta dietro l’epica, e perfino Tolkien è stato privato dell’epica, un percorso già cominciato con la trilogia di Peter Jackson, continuato con la seconda trilogia e che la serie Amazon ha proseguito (malamente, a detta dei più). L’unico personaggio epico è – colpo di scena – il più cattivo. Chi usa i toni dell’epica non può che essere un bugiardo.

Ecco, a proposito di Amazon, forse va notato che le agiografie degli imprenditori tentano di riciclare in qualche modo l’epica. Roland Barthes aveva provato a descrivere quali fossero i miti d’oggi (il tour de France, un modello di auto, un’attrice, un’opera), e oggi aggiornerebbe con qualche marca, e infatti i cantanti le cantano tutte, e assieme a loro i fondatori, i visionari, gli inventori, i Jobs e i Musk. Profeti, ideatori di religioni moderne, anche perché sono loro gli ultimi che credono all’epica, almeno nel senso di costruire narrazioni epiche perché gli altri ci credano. (Mi domando sempre se, loro per primi, ci credano. Va a saperlo, ma questo sarebbe un altro discorso).

L’epica è stata espunta poco alla volta dalla nostra vita – sì, d’accordo, in parte resiste nello sport e
nello spettacolo – ma dalla Storia scompare sempre più. Ci sentiamo tutti troppo scafati, smaliziati ed
esperti. Magari resiste ancora in qualche storia di ordinaria quotidianità, in qualche gesto eroico –
purché, però, siano piccoli gesti, mai grandi –, e allora appare per qualche ora, ma dura poco.

Una delle serie tv di maggior successo (forse sarebbe opportuno dire “la” serie) dell’ultimo decennio, Game of Thrones, è un caso da manuale di impianto epico in cui l’epica, però, fa solo da cornice, perché ciò che appassiona gli spettatori è il tragico: gli intrighi, le famiglie, gli inganni. I veri personaggi epici lì sono goffi, buffi, sfortunati, al massimo suscitano tenerezza (una su tutti: Brienne di Tarth). Vivono continue vicende che ricordano loro che l’epica è ormai impossibile, devono invece mischiarsi alla vita, allo sporco, al peccato: sbagliare, rendersi ridicoli o orribili, a seconda dei casi. Possono vincere ma la vittoria non conta per l’onore, solo per la sopravvivenza. Possono tenere alto un nome o uno stendardo, ma non lo fanno per ragioni nobili, solo per se stessi. E quando credono all’epica appaiono vanitosi, magniloquenti o, per l’appunto, buffi. Altri usano l’epica per abbindolare gli stupidi, ma tutti sanno che in fondo l’epica e l’onore sono cose che appartengono alle poesie antiche, perfino per loro.

Il mito contemporaneo

Nelle classifiche di vendita dei libri pure resiste un po’ di epica: c’è il caso di Madeline Miller, per esempio, che ormai da una decina d’anni è tra le autrici più vendute al mondo con libri su Achille, Patroclo, Circe, Galatea. Versioni moderne del mito, attualizzate, che traggono origine dall’epica classica (Omero, Virgilio, Apollonio Rodio), dai tragici greci (Eschilo, Sofocle) o dall’elegia di Ovidio. Ma in cui la parte tragica e romanzesca è, di nuovo, preponderante. La canzone di Achille, per citare il più noto, racconta in realtà la vita di Patroclo sin dall’infanzia e, anche una volta che Patroclo muore, racconta la guerra di Troia dal suo punto di vista. Qualcuno perciò ha scritto, con un po’ di ironia, che è una fanfiction moderna dell’Iliade. 

La canzone di Achille, tra i casi letterari ascrivibili all’epica, racconta in realtà la vita di Patroclo sin
dall’infanzia e, anche una volta che Patroclo muore, racconta la guerra di Troia dal suo punto di vista.
Qualcuno perciò ha scritto, con un po’ di ironia, che è una fanfiction moderna dell’Iliade.

Siamo abituati a definire le fanfiction come rielaborazioni scadenti di materiale più prezioso – secondo molte definizioni la fanfiction è per natura qualcosa di amatoriale – ma la storia della letteratura epica ci racconta qualcosa di diverso. I poemi epici per eccellenza, quelli omerici, sono stati composti circa 1000 anni prima di Cristo e trascritti solo attorno al 600 a.C. In questi 400 anni (e secondo altri studiosi addirittura 600) ebbero modo di dilatarsi, allargarsi, comporsi e ricomporsi decine di volte, e la stessa trascrizione non fu che la scelta di una versione unica tra le decine esistenti. (Per non parlare della lingua in cui furono scritti ed elaborati). Questo vuol dire che altri episodi, personaggi e storie furono scartati. Fanfiction che scomparvero? Oggi diremmo così. E altre fanfiction sopravvissero comunque. L’Iliade termina con la morte di Ettore, l’Odissea racconta il viaggio di ritorno di Ulisse, ma come finiva esattamente la guerra di Troia? Cosa accadde agli altri eroi greci che tornavano in patria? Cosa accadde nei dieci anni di guerra che l’Iliade non racconta, visto che narra solo 51 giorni dell’ultimo anno? Perché si arrivò a combattere? E poi cosa accadde ai figli e alle mogli degli eroi? Ne conserviamo pochissimi esempi, ma nacquero numerosi poemi e romanzi epici per rispondere a tali domande (che tecnicamente sono raccolti sotto il nome di “ciclo troiano”). Alcuni degli episodi raccontati in questo ciclo sono così noti che spesso pensiamo siano raccontati proprio nei poemi omerici: la morte di Achille con la freccia al tallone o il giudizio di Paride che deve dare la mela d’oro alla dea più bella, per dirne due, non sono mica nell’Iliade. Anzi, perfino gli episodi immortalati da Virgilio nell’Eneide prendono vita in questo corpus. Non saranno allora fanfiction, ma è difficile non scovare una somiglianza in questi processi.

Epica generativa

L’epica è per sua stessa natura generativa. Accadde ancora qualcosa di simile con l’epica medievale: i racconti dei cavalieri di Re Artù e la ricerca del Graal e la lotta dei paladini di Carlo Magno contro i musulmani che intendevano soggiogare l’Europa sono altri cicli epici. La materia di Bretagna veniva chiamata allora, per distinguere i testi dell’epopea arturiana dalla “materia francese”, cioè il ciclo carolingio, e dalla “materia di Roma”, altre riscritture medievali dei poemi classici. Perfino nel 1500 sulla scia del successo dell’Orlando Furioso – dunque un poema cavalleresco che già si faceva beffa del tono aulico della poesia epica – nacquero decine di fanfiction degli eroi di Ariosto. Sequel, prequel e spin-off dell’Orlando Furioso (fortunatamente allora nessuno si sentiva in dovere di catalogarli così), e d’altra parte anche lo stesso Furioso era un sequel dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo che, a sua volta, era un poema che riprendeva i temi dell’epica carolingia. Forse Wattpad è oggi uno dei pochi baluardi dell’epica, proprio perché, in fondo, perfino chi deprezza un personaggio creato da altri, non fa altro che sacralizzarlo in un primo momento.

C’è un ultimo tema da affrontare: non è la narrazione dei supereroi la più ricca dei nostri tempi? E se l’epica è sparita, i supereroi cosa sono? Cosa c’è di più epico del loro eroismo? Ma mettere sullo stesso piano epica ed eroismo sarebbe fuorviante. Se c’è un aspetto che tiene assieme, infatti, film e serie molto diverse è proprio la continua tensione per abbassare il tono dell’eroismo: dal rendersi ridicoli tra un piano diabolico sventato e l’altro, fino al proteggere società che non li ringraziano dell’aiuto, ma anzi li perseguitano. Perché, ancora una volta, i supereroi prendono solo un aspetto dell’epica, il più semplice: l’eroismo, ma ne cambiano il tono.


Arnaldo Greco

Nasce a Caserta e vive a Milano, dove lavora per la tv. Ha scritto per Il Venerdì, IL, Rivista Studio, Il Post, Il Mattino.

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