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Italian Brain Rot scalcia ancora

Dal successo virale ai tentativi di appropriazione commerciale. Anatomia del fenomeno che ha trasformato l’estetica del disordine nel codice culturale delle nuove generazioni online: l’Italian Brain Rot.

Nel 2020, un giovane originario del Senegal trapiantato in provincia di Torino, inizia a caricare su TikTok dei video comici. Khaby Lame, senza mai pronunciare una parola e attraverso semplici gestualità, scherza sulla tendenza di tutti noi nel complicare anche le situazioni più banali. Le espressioni facciali marcate, l’emblematico gesto delle mani coi palmi rivolti verso l’alto, l’immediatezza, la leggerezza, l’universalità dei suoi messaggi, faranno in poco tempo di lui il creator numero uno al mondo. Ci sono voluti cinque anni, perché l’Italia riuscisse nuovamente a ritagliarsi un posto nell’ultra competitivo palcoscenico dell’internet mondiale, ma nel 2025 iniziano a diffondersi dei video raffiguranti creature animate dall’aspetto fantastico. La serie, che in breve otterrà risonanza internazionale, prenderà il nome di Italian Brain Rot.

Fin dalla comparsa, nel gennaio 2025, del primo personaggio della serie, Trallallero Trallallà, uno squalo con le scarpe da ginnastica, il fenomeno si mette in mostra per il suo esplosivo potenziale virale, che lo porterà nei mesi successivi ad avere un massiccio impatto sulla cultura di massa, trascendendo il mezzo audiovisivo e dimostrandosi capace di sorprendente transmedialità. Tuttavia, se è vero che a determinare la viralità di un contenuto è spesso la sua semplicità e immediatezza di decodificazione, come nel caso Khaby Lame, dietro alla facciata colorata e sorridente dell’Italian Brain Rot, si celano origini contorte che lo rendono un fenomeno ben più complesso e interessante.

Lunga vita alla carne nuova

L’espressione brain rot compare originariamente nel 1854, nel saggio autobiografico di Henry David Thoreau, Walden, ovvero Vita nei boschi. L’autore, che per due anni si ritira in solitudine per vivere immerso nella natura in una capanna sulle rive del lago Walden Pond, la utilizza per confrontare la putrefazione delle patate a quella cerebrale, identificata in questo caso con la corruzione intellettuale e morale. Oggi questo stesso termine viene utilizzato per indicare determinati contenuti audiovisivi principalmente diffusi sui social, nati spontaneamente dal basso, generalmente parte di una cultura di internet alternativa, parzialmente inaccessibile, e di cui la versione italiana in oggetto è solo la versione mainstream.

I protagonisti dell’Italian Brain Rot sono un vero e proprio cast di personaggi immaginari che, come mostri di Frankenstein contemporanei, sono assemblati attraverso fusione di oggetti, piante o parti di animali, scelti in modo apparentemente casuale.

Nonostante l’intento giocoso, i video in questione, a causa della loro essenza caotica, al largo uso di non senso, sovrapposizione e rimescolamento di segni preesistenti, possono produrre intense emozioni, come generico senso di confusione, fastidio, ansia, che sconfinano in una forma di disagio insidioso, innescando un processo di metaforica putrefazione del cervello. Combinati poi allo scrolling tipico delle piattaforme che li ospitano, e quindi a un’ulteriore sovrastimolazione e accumulo mentale di suoni ed immagini, questi contenuti sovraccaricano il cervello generando un brusio costante, un eco di suoni che continuano a rimbombare nella testa anche dopo aver spento lo smartphone.

Qualcosa che ricorda quanto messo in scena da Cronenberg, nel film del 1983 Videodrome, in cui il direttore di un piccolo canale televisivo si imbatte in una misteriosa trasmissione pirata che scoprirà provocare in chi la guarda lesioni biologiche nel cervello simili a tumori. Al di là della natura estrema di Videodrome e delle metafore iperboliche proprie del genere Body Horror, già allora, il film, con il suo slogan lunga vita alla carne nuova, provava ad avvertirci del potere del video, suggerendo che il medium non è solo contenuto ma trasforma i corpi e le menti: le assorbe.

The Italian Brain Rot cinematic universe

La serie di video, che confluirà poi sotto il nome di Italian Brain Rot, appare originariamente su TikTok, ad opera presunta dell’account eZburger401. Come detto, i suoi protagonisti sono un vero e proprio cast di personaggi immaginari che, come mostri di Frankenstein contemporanei, sono assemblati attraverso fusione di oggetti, piante o parti di animali, scelti in modo apparentemente casuale. Trallallero Trallallà, uno squalo sul bagnasciuga con tre pinne che calzano scarpe da ginnastica; Lirilì Larilà, un cactus con testa d’elefante che indossa i sandali nel deserto; Bombardilo Crocodilo, un bombardiere armato con muso di coccodrillo; Brr Brr Patapìm, una sorta di gnomo dei boschi con enormi piedi, grande naso, e gambe fatte di radici intrecciate, sono solo alcune delle principali star di questo curioso universo cinematico.

Una voce robotica in voice over, realizzata attraverso sintetizzatore TTS (text-to-speech), li descrive con poche frasi assurde: si tratta generalmente di storie in rima simili a filastrocche infantili, senza un vero e proprio senso compiuto, con ogni probabilità, opera anch’esse dell’AI. I primi video della serie, chiaramente frutto di esperimenti goliardici con i nuovi ed entusiasmanti strumenti di intelligenza artificiale generativa, erano contraddistinti da tracce audio dal contenuto esplicito, con volgarità, espressioni blasfeme o politicamente scorrette.

L’Italian Brain Rot l’ha a lungo scampata, ed è stato inizialmente diffuso e condiviso da utenti inconsapevoli dell’effettiva traduzione, divertiti presumibilmente dalla musicalità della lingua italiana. Tuttavia, con l’avvento degli inevitabili strike ai video, questa componente sopra le righe si è andata a perdere, e l’Italian Brain Rot si è ricalibrata su una frequenza più inoffensiva, qualcosa di più simile a dei cartoni animati. Non è un caso però, che nel suo prime, avesse una carica tanto aggressiva, ed è anzi parte costitutiva della matrice da cui proviene.

La macchina comica di Internet

Se i Millennials sono cresciuti assieme ad internet, e gli Zoomers ci sono nati dentro, i giovanissimi della generazione Alpha ne sono la piena incarnazione. La nascita del Brain Rot è strettamente legata a questi ultimi, e in generale al modo in cui funziona la macchina comica di internet.

Nel 2019, lo youtuber millennial iDubbbz, pseudonimo di Ian Carter, noto insieme ad altri creator come Filthy Frank, per aver dato impulso alla nascita di una cultura di internet alternativa e sempre improntata alla provocazione, durante la realizzazione del documentario Getting Away With It si ritrova a teorizzare il funzionamento dell’ironia su internet: iDubbbz ipotizza che questa non funzioni attraverso una stratificazione lineare di significati, ma si muova invece in modo circolare, generando cortocircuiti e dando vita a un livello che chiama meta-ironia. Questo, sarebbe uno spazio in cui i riferimenti del web vengono fried, metaforicamente fritti assieme, amalgamandosi in puro non senso.  

Chi si interroghi sul motivo della presenza costante di un sottofondo musicale nella quotidianità degli under 30, dovrebbe capire che per molti di questi il proprio cervello a riposo suona come un frullatore che rimescola senza sosta i rumori di internet, qualcosa simile ad avere 50 tabs aperte tutto il tempo. Il Brain Rot è il succo di questa spremuta di significati, che si intrecciano e si confondono in un caos in cui sembra impossibile distinguere ciò che è serio da ciò che non lo è, trasformando tuttavia il disordine in linguaggio, il paradosso in estetica precisa.

Con l’ingresso del Brain Rot nel mondo sensibile, e la sua diffusione in circuiti pop, inizia un processo di edulcorazione che porterà alla capitalizzazione del fenomeno: gadget, sticker, t-shirt, show teatrali, serie animate derivative. La strumentalizzazione, svuota completamente il fenomeno del suo spirito anarchico. 

Il successo della serie animata georgiana Skibidi Toilet, creata nel 2023 dall’account DaFuq!?Boom! è un passaggio significativo per il processo di consacrazione a fenomeni di massa di questo genere di contenuti assurdi. La trama ruota attorno a una guerra distopica tra due fazioni: gli Skibidi Toilets, gabinetti indemoniati con teste umane che cantano e ballano, e gli Alliance, esseri umanoidi con teste elettroniche come telecamere, altoparlanti e televisori. Nonostante la stranezza del concept, la serie ottiene inaspettata attenzione mediatica, tanto che il regista Michael Bay annuncia di essere intenzionato a dirigere un film basato sulla saga. Proprio come per la soundtrack che identifica l’intera serie, il remix della canzone Dom Dom Yes Yes di Biser King, con Give It to Me di Timbaland, Skibidi Toilet altro non è che un remix di oggetti di internet randomici, eseguito secondo logiche creative casuali: un esperimento di libertà radicale, possibile solo nella produzione dal basso.

Opening the binder

L’account di Instagram oprahcam, è tra i primi ad aprire il vaso di Pandora – o forse più precisamente il Brain Rot binder – e a rilasciare nel mondo reale questi contenuti, fino ad allora confinati al web e accessibili solo ai possessori degli algoritmi più raffinati. Dal febbraio 2024, il misterioso admin della pagina stampa immagini brain rot su semplici fogli A4, che poi sistema in un classico raccoglitore di cartone. L’oggetto che così crea, un supporto cartaceo di immagini digitali frutto di un infinito layering di significati, è di una tale forza da creare una crepa nella realtà. I suoi video consistono nel mostrare a sconosciuti il suo raccoglitore, filmando segretamente la loro reazione spaesata. 

Con l’ingresso del Brain Rot nel mondo sensibile, e la sua sempre maggiore diffusione in circuiti pop, inizia un inevitabile processo di edulcorazione che porterà tempo dopo alla nascita della versione italiana, e successivamente alla capitalizzazione del fenomeno. Dell’Italian Brain Rot sono infatti stati prodotti gadget, sticker, t-shirt, show teatrali e perfino serie animate derivative, e nonostante l’assenza di un vero e proprio brand ufficiale accentratore di tutti i profitti, la strumentalizzazione del fenomeno lo svuota completamente del suo spirito anarchico. Questa tendenza è sempre più diffusa, e aumenta di continuo il numero delle realtà corporate, che si servono dei micro trend e dei loro linguaggi segreti per fare colpo sulle stesse generazioni che li hanno creati.

La forza fondante del Brain Rot – e della cultura di internet in generale – forse risiedere proprio nella sua resistenza a ogni tentativo di domesticazione, nel rifiuto radicale del mainstream, e nel costante tentativo di bastardizzare ogni reference fino a renderla irriconoscibile, trasformandola in un codice inaccessibile a chi non vi si avvicini con genuina curiosità; e provare a imporgli regole diverse dalle sue, equivale a sancirne la fine. Come un cavallo bizzarro e geniale di cui è impossibile prevedere la prossima mossa, e che se addomesticato si spegne, si accascia e forse muore… ma quando meno te lo aspetti, scalcia ancora.


Umberto Guidi

Lavora nell'arte contemporanea, affiancando artisti e registi nella realizzazione di progetti audiovisivi, performance e spettacoli teatrali. Le esperienze professionali educano la sua sensibilità alle immagini, specialmente verso la scena, e costituiscono punto fondamentale per la formazione del suo sguardo critico sul contemporaneo.

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