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Sport

Il tennis alla conquista dello schermo

Tra performance sportive, visibilità mediatica e narrazioni audiovisive: dietro la progressiva trasformazione del tennis in un fenomeno culturale sempre più centrale, soprattutto in Italia.

Minacciare l’egemonia del calcio 

Nel 2025 in Italia, per la prima volta nella storia, la FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel) ha superato la Federcalcio in termini di fatturato per circa 30 milioni e i suoi praticanti hanno raggiunto i 6,2 milioni, sfiorando i 6,5 milioni del calcio. In tv, il tennis è entrato nello spazio simbolico che finora era stato riservato solo al calcio: quello dell’evento sportivo in diretta. La finale delle Nitto ATP Finals è stata la partita di tennis più vista di sempre: trasmessa su Rai 2 e Sky Sport Tennis da Torino (la stessa sera di Italia-Norvegia da Milano), è stata seguita da circa 7 milioni di spettatori totali ottenendo uno share combinato di oltre il 36%, con risultati d’ascolto superiori a Coppa Italia e Supercoppa e secondi solo a Mondiali, Nations League e Champions League del cugino calcio.

Il paragone non serve solo a contestualizzare i dati, che appaiono rilevanti quando accostati allo sport principe in Italia (sullo schermo e per tradizione), ma anche a rendere conto della nascita di un nuovo livello di contesa – con protagonista proprio la tv – nella sfida tra i due sport più seguiti del Paese. All’indomani della trasmissione del match, per comunicare gli ascolti ottenuti, la FITP prova ad appropriarsi del lessico bellico di chi comunica i dati Auditel al mattino e cerca di far sua quella polarizzazione in vincitori e vinti che solitamente riguarda reti competitor. È prematuro dare per scontata la tenuta degli ascolti del tennis nel lungo periodo, fosse solo per il numero ridotto di eventi di interesse nazionale, ma intanto evidentemente la Federazione conta le conquiste televisive e sul suo sito intitola così il comunicato del 17 novembre: “Sinner come la nazionale di calcio”, che ha fatto ascolti maggiori ma, precisa il sottotitolo, “con uno share più basso”. La trasformazione del tennis da sport di nicchia a fenomeno di massa dunque non è stata solo sportiva, ma anche mediatica, ripresa dalle telecamere e diventata racconto.

Sinner e la tv lineare

Se il pallone rimane il basso continuo, in Italia il destino degli sport altri dal calcio è storicamente soggetto a picchi d’interesse legati a campioni i cui risultati muovono il pubblico e catalizzano l’attenzione verso la disciplina, fuori e dentro lo schermo. In questo caso, l’ascesa del tennis corrisponde a quella di Jannik Sinner, primo italiano a diventare numero uno al mondo nel singolare maschile. Mentre la popolarità degli incontri dal vivo cresceva, De Cecco, Lavazza e Fastweb lo sceglievano come testimonial per i propri spot e lo rendevano presenza fissa nei palinsesti pubblicitari. Rimbalzando da uno strato all’altro, il Sinner sudato e scomposto del campo si alternava così alla versione patinata e rigida dei messaggi promozionali. In questa dialettica di forme e contenuti, nel corso del 2025 in tv hanno convissuto lo sportivo impegnato nella lotta per il trofeo e il personaggio, già legittimato, garanzia di qualità, velocità, potenza.

L’ascesa del tennis corrisponde a quella di Jannik Sinner. Mentre la popolarità degli incontri dal vivo cresceva, De Cecco, Lavazza e Fastweb lo sceglievano come testimonial per i propri spot e lo rendevano presenza fissa nei palinsesti pubblicitari.

La sua presenza ubiqua sullo schermo riassume bene la parabola evolutiva dell’atleta, di cui la tv lineare, in grado di aderire al reale e inseguirlo, è stata testimone privilegiata. Eppure, le specificità del mezzo l’ha resa (in)volontariamente la più adatta non solo a costruire il mito di Sinner, ma anche a rivelare il ragazzo dietro il campione. Nel frattempo, negli interstizi tra dirette e adv, si faceva spazio Jannik: spontaneo, leggero, quasi comico. Le immagini poco o per nulla filtrate di conferenze stampa e interviste gli hanno fatto guadagnare tanto il favore del pubblico adulto, come manifesto di sobrietà e veicolo dei valori di disciplina sportiva, quanto quello dei più giovani sui social. Online, quei momenti rubati, a volte imbarazzanti, sono stati estratti e tradotti in clip brevi che, per l’immediatezza della forma e spontaneità del contenuto, l’hanno umanizzato in forma di meme. Sono risultate di successo proprio quelle sbavature “di troppo”, impreviste, che non avrebbero trovato spazio altrove se non nel flusso di una trasmissione continua che non fa in tempo a tagliare il superfluo. 

Se nel 2025 la tv lineare è riuscita dunque a documentare e insieme sancire la fama dell’atleta, con tutti i suoi strumenti, è anche grazie alla sua capacità di valorizzare chi di fronte alla telecamera ci si ritrova apparentemente per caso. Per Sinner i riflettori sono un effetto collaterale della sua carriera, e quando può li evita, come dimostrano la poca naturalezza negli spot e il doppio rifiuto a Sanremo. Proprio per questo però, quando appare, risulta vincente, specialmente su un Internet che spesso preferisce l’intervistato all’intervistatore, chi fatica a tenere il tempo al direttore d’orchestra.

Le premesse dietro il boom

Mentre la portata del fenomeno Sinner si fa sempre più ampia e si estende di riflesso anche al padel, ormai attività ricreativa diffusa, i presupposti al binomio tennis-audiovisivo si rintracciano già guardando indietro di un anno.

Mi piace pensare che Luca Guadagnino, con la stessa lungimiranza con cui è in grado di intercettare attori emergenti e trasformarli in star – tra tutti, Timothée Chalamet – già con Challengers (2024) fosse stato capace di intuire le potenzialità dello sport come materiale narrativo. Lì il regista non solo aveva sfruttato le possibilità tecniche offerte da geometrie del campo e movimenti di palline e racchette (i match sono, a detta sua, le uniche scene della sua filmografia di cui abbia pianificato i movimenti di macchina), ma aveva anticipato l’evoluzione del tennis in vero e proprio intrattenimento per il grande pubblico, in grado di attirare, aggregare, stupire. Insomma, uno show da seguire non solo durante le partite ma anche e soprattutto dietro le (più drammatiche) quinte. 

In questo senso, il film ha contribuito a costruire le condizioni perché lo sport potesse diventare un fenomeno mediatico e conquistare il grande pubblico nel 2025. Le pellicole sul tennis non sono mai mancate ma, complice un cast stellare valorizzato da musiche e costumi scelti sapientemente, il merito di Challengers prima di Sinner era stato senz’altro quello di averlo reso cool e avvicinarlo ai più giovani. Intercettando la tendenza al momento giusto, il film, pur rafforzando un’immagine aspirazionale e forse anti-sportiva del tennis, era riuscito a renderlo leggibile agli occhi dei non sportivi. E per farlo, aveva tralasciato la cronaca dell’evento per prendere tutto quello che c’è intorno e asservirlo al racconto.

Il tennis come ecosistema narrativo

Il triangolo amoroso tra atleti avversari di Challengers, in particolare, funge da espediente per evidenziare e insieme estremizzare le dinamiche competitive dello sport, accumulando una tensione che si consuma nei match. Similmente, tra le ragioni del recente riscatto del tennis, c’è da annoverare anche la cristallizzazione di una nuova rivalità, in grado di sostituire i celebri “big three” (Federer, Nadal, Djokovic): quella tra Sinner e Alcaraz, che nel 2025 si sono spartiti le vittorie dei quattro tornei maggiori. Se il tennis funziona sullo schermo grande e piccolo, quindi, probabilmente è perché, come vogliono le regole della narrazione, mette in scena un conflitto, che intanto consolida le fanbase e alimenta il tifo da entrambe le parti.

Se il tennis funziona sul grande e piccolo schermo probabilmente è perché, come vogliono le regole della narrazione, mette in scena un conflitto, che intanto consolida le fanbase e alimenta il tifo da entrambe le parti.

Film come Il Maestro (2024) – altra variazione audiovisiva sul tema uscita l’anno scorso – dimostrano che il pubblico non è interessato solo al tennis, ma anche alle vicende che lo circondano. Lo scontro sul campo è solo la punta dell’iceberg, l’apice di un climax che nel frattempo è stato costruito scena dopo scena, programma dopo programma, fino al momento della visione collettiva, in sala come in salotto.

Nel 2025, sport, atleta e narrazione audiovisiva si sono integrati in un ecosistema che ha determinato il boom di popolarità del tennis. Mentre il cinema ha creato l’immaginario, la tv ha celebrato il rito collettivo e consacrato l’icona, dietro la quale i social hanno cercato l’umanità nascosta. Che sia una moda passeggera o una passione destinata a durare, a passare dal campo agli schermi e diventare mainstream non sono state solo le partite, ma anche i suoi protagonisti e le loro storie, mostrando come il racconto sportivo si costruisca tanto dentro quanto fuori il campo.


Lorenzo Guccione

Nato a Palermo e laureato in Cinema, televisione e produzione multimediale all’Università di Bologna. È interessato all’arte e alla cultura digitale. Scrive soprattutto di serie e musica.

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