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Aromarama

Il profumo come vibe

Veicolo di ricordi, sensazioni, vibrazioni: il profumo diventa oggi uno strumento per esprimere la propria personalità, giocare con le atmosfere, trasformare una percezione invisibile in un’esperienza condivisa, tanto offline quanto online.

Nell’arco di un paio di mesi, sono diventato, quasi per caso, un collezionista di profumi. È cominciato tutto quando ho finito l’ultimo flacone da 100 ml della solita fragranza regalatami un paio di anni fa per Natale. Volevo provare qualcosa di nuovo e sono andato su Reddit, il super-forum dove si può discutere di ogni quisquilia. Mi sono iscritto a r/fragrance, il subreddit dove più di 2 milioni di iscritti discettano di profumi. Mi sono lasciato risucchiare da questo ennesimo buco nero di nerd.

Odore di cardinali, cowboy e samurai

Note olfattive (di testa, di cuore, di base), longevità, proiezione, sillage. Ho imparato il vocabolario essenziale dei profumi e ho cominciato, anche con l’aiuto di IA come Claude, a comparare freneticamente le fragranze più disparate, scoprendo ben presto che non poteva certo bastarmene una. Necessitavo di almeno un profumo fresco per l’estate e per lo sport, uno gradevole e inoffensivo per l’ufficio e uno sontuoso, avvolgente e vagamente liquoroso per le serate di gala (tipologia di evento peraltro completamente assente dal mio calendario). Adesso, mi ritrovo con una dozzina di profumi tra cui uno così austero, severo ed ecclesiastico (un mix di incenso e odore di carta pregiata) che me lo immagino indossato dal cardinale Thomas Lawrence, Ralph Fiennes nel film Conclave, e uno così umido, gotico, ctonio (vetiver, cipresso e legni bagnati) che sembra di stare in una catacomba o rovina sotterranea del videogioco Elden Ring.

Ma io sono solo l’ultimo arrivato. I frequentatori assidui di r/fragrance postano fotografie di collezioni da decine di flaconi e li descrivono sfoggiando una notevole capacità narrativa. La descrizione di un profumo su Reddit (ma anche su altri siti come Fragrantica o Basenotes) è infatti un sotto-genere di letteratura digitale che dovrebbe essere incluso nelle antologie scolastiche. Di seguito qualche esempio tradotto e riassunto (i recensori di profumi sono alle volte prolissi) dall’inglese. 

Ricerche indicano come alla Gen Z non piaccia particolarmente bere alcol. Gli piace però spruzzarselo addosso visto che l’acquisto di profumi è in crescita presso questa generazione. Attraverso TikTok e Reddit, i profumi diventano uno strumento narrativo spesso identitario, usato per raccontare il proprio vissuto.

“Questa è la fragranza di un samurai giovane di età ma con il cuore indurito dalle battaglie che ha combattuto a lungo per difendere l’impero giapponese. Dopo la sua ultima sanguinosa battaglia, il samurai torna a casa, nel suo rifugio vicino alle rigogliose foreste pluviali. Il sole brilla sulla sua pelle e le piante di litsea infondono nell’aria un elemento agrumato e rinvigorente. Con una tazza di tè fumante in mano, vicino ad un altare votivo, il samurai contempla le terre per cui ha combattuto.” Roba che ricorda la calma zen di alcuni momenti di Ghost of Tsushima, videogioco del 2020 con un samurai per protagonista.

Oppure, altro profumo: “Gli spazi sconfinati, il vento caldo del deserto, la sella arroventata dal sole, il falò alla sera, il buio che incombe.” Nonostante lo stile quasi haiku qui siamo più dalle parti di Red Dead Redemption 2, videogioco del 2018 ambientato sul finire dell’epoca del Far West americano.

Ovviamente le recensioni possono anche essere negative (“È l’equivalente olfattivo di vedere un Cybertruck per strada”) o semplicemente bizzarre (“Mi ha ricordato una volta in cui stavo guardando i Simpson nella sala d’attesa di Rocco, l’agopunturista di mia mamma”). Queste descrizioni illustrano come i profumi possano essere un medium, uno strumento per raccontare storie. Queste storie sono fatte di atmosfere narrative: scenari cristallizzati nel tempo, diorama di esperienze, vere o immaginate.

I profumi nell’era delle vibe

Viviamo nell’era delle vibe. Le narrazioni di oggi sono spesso fatte innanzitutto di atmosfere, di vibe per l’appunto. Basti pensare a serie tv come The White Lotus, serie antologica della HBO in cui ogni stagione è ambientata in una località turistica diversa, o a Severance, serie di casa Apple che immagina un futuro in cui alcuni esseri umani mandano a lavorare una sorta di sé alternativo (l’equilibrio vita-lavoro portato alle estreme conseguenze). Chi si lamenta della trama dell’ultima stagione di White Lotus o chi si arrovella sugli assurdi misteri insoluti di Severance, non ha capito che la cifra narrativa di entrambe le serie è il racconto di un’atmosfera più che di una trama fatta di ingegnosi sviluppi e colpi di scena.

Da questo punto di vista, i profumi sono un medium emergente dell’era delle vibe. Reddit ne è un esempio di nicchia se paragonato al fenomeno #PerfumeTok che ha reso virali molte fragranze tra cui un certo intruglio caramelloso di zafferano bruciato che costa più di 300 Euro per 70 ml (di sicuro vi è capitato di annusarlo).

Ricerche indicano come alla Generazione Z non piaccia particolarmente bere alcol. Gli piace però spruzzarselo addosso sotto forma di acqua aromatizzata visto che l’acquisto di profumi è in crescita presso questo segmento di consumatori. Attraverso TikTok, Reddit, etc. i profumi diventano uno strumento narrativo spesso identitario, usato per raccontare il proprio vissuto. In questa ottica, non puzzare è un obiettivo relativamente secondario del profumarsi. Anche perché ci sono fragranze, come quella alla Elden Ring di cui sopra, che hanno distinte note di fondo fecali e animali.

Nonostante la scia zootico-escrementizia, il profumo alla Elden Ring è ottimo e riceve anche complimenti quando lo indosso il che dà da pensare sul fatto che raramente annusiamo cose senza sapere cosa sono e da dove provengono. L’olfatto è un senso secondario poiché arriva spesso in seconda battuta, dopo che vista e udito hanno già inquadrato la situazione (le fughe di gas sono un’eccezione).

E anche tutte le narrazioni olfattive di Reddit, TikTok etc. ci arrivano mediate tramite video e/o parole scritte. Al momento, non siamo in grado di trasmettere i profumi a distanza. Nel gabinetto delle curiosità tecnologiche cadute in disuso troviamo i bizzarri tentativi di incorporare l’odore nell’esperienza cinematografica tramite tecnologie quali l’AromaRama o lo Smell-O-Vision (stiamo parlando degli anni Cinquanta/Sessanta) ma erano aggeggi macchinosi e difficilmente scalabili. La trasmissione dell’odore richiede infatti la presenza fisica di molecole volatili che devono raggiungere i recettori olfattivi. Negli ultimi decenni, ci sono stati interessanti sviluppi nel settore ma la digitalizzazione degli odori rimane ancora lontana.

Il senso dimenticato

L’estetica del canone occidentale, da Platone a Kant e Hegel, considera l’olfatto inferiore rispetto a vista e udito. L’eccezione è Nietzsche (fuga di gas filosofica) che riteneva l’olfatto un modo di sentire alternativo, più immediato e sfrondato dalle pretese di razionalità, di approcciarsi al mondo (“Il mio genio è nelle mie narici,” scrisse in Ecce Homo). Sulla scia di Nietzsche, filosofi postmoderni come Deleuze e Guattari rivalutarono l’olfatto come senso minore capace di opporsi all’oppressione dei sensi dominanti. La prosa opaca e inutilmente convoluta dei due pensatori francesi tradisce però l’immediatezza dionisiaca dell’olfatto (i D&G ad aver lasciato un segno nel mondo dei profumi sono altri).

In un’epoca in cui suoni e immagini saturano l’esistenza, i profumi sono un modo per ricavarsi uno spazio estetico alternativo, un linguaggio per raccontare atmosfere, un medium interattivo con cui abbiamo appena iniziato a sperimentare.

Negli ultimi anni, ombra accademica del fenomeno #PerfumeTok, l’importanza degli odori è stata rivalutata da ricercatori come lo psicologo svedese Jonas Olofsson che nel libro The Forgotten Sense, pubblicato a inizio 2025, racconta come il senso dell’olfatto sia stato ingiustamente marginalizzato nella cultura occidentale nonostante la sua importanza biologica, psicologica e culturale.

Come tutti i colletti bianchi, sono costantemente bombardato da suoni e da immagini. Passo la gran parte delle mie ore di veglia di fronte a uno schermo. Anche quando vado al lavoro in bicicletta (privilegio che comunque mi preserva dallo stretto contatto con l’odore di ascelle sudate sui mezzi di trasporto), ascolto sempre audiolibri, podcast o musica. Persino quando dormo, i miei sogni sono composti perlopiù da immagini e suoni (non sono il solo: le esperienze oniriche con componenti olfattive sono abbastanza rare).

Senza farla troppo filosofica, la mia dozzina di profumi mi riporta al qui e ora. A un’esperienza di vita più immediata, un po’ buddhista e un po’ nietzscheana. Ho notato che anche la mia memoria ha cominciato a lavorare in maniera parzialmente diversa associando specifici odori ad atmosfere del passato. Inoltre, fattore non trascurabile, essere immerso in, per esempio, una nuvola di scorza di pompelmo appena grattugiata con bacche di ginepro e pepe del Sichuan, mi preserva dalle ascelle sudate random a cui la vita inevitabilmente ti sottopone.

A lungo sminuito, il senso dell’olfatto è quindi diventato oggetto di crescente interesse scientifico e culturale. In un’epoca in cui suoni e immagini saturano l’esistenza, i profumi sono un modo per ricavarsi uno spazio estetico alternativo, un linguaggio per raccontare atmosfere, un medium interattivo con cui abbiamo appena iniziato a sperimentare. Realtà virtuale e intelligenza artificiale ci permettono di replicare sempre più fedelmente e facilmente ogni genere di esperienza visiva e uditiva. L’olfatto rimane un senso che ci ancora al reale. Le note olfattive – agrumate, balsamiche o fecali – ci ricordano che, nietscheanamente, rimaniamo umani troppo umani.


Davide Banis

Lavora per una casa editrice danese. Nel tempo libero, scrive.

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