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Celebrità

Donne al volante

Altro che “passo indietro”. Le conduttrici spesso sono le protagoniste assolute della tv italiana, volti familiari, riconoscibili e potenti. Una mappatura ragionata.

Per un personaggio televisivo diventare un meme nel 2020 può avere i suoi grossi vantaggi, ma può anche ritorcersi contro peggio di un boomerang: Amadeus, per esempio, con la settantesima edizione di Sanremo, si è trovato a fronteggiare la seconda ipotesi. Prima ancora che il Festival iniziasse, ha messo la firma sul suo template, cucendosi addosso il meme perfetto. Non è importante stabilire se le sue parole fossero realmente impregnate di un sessismo vecchia scuola o solo frutto di una frase costruita male, ma ormai il danno è fatto e “una donna che sa stare un passo indietro” è storia. Una storia piuttosto effimera, se guardata a distanza di tempo, ma interessante per quanto riguarda il vaso di Pandora che un evento fondamentale per la nostra televisione come la kermesse ha scoperchiato, ossia il rapporto complicato tra media e questione femminile. Gli ultimi anni, infatti, sono stati centrali per una nuova ondata di femminismo e per la messa a punto di una serie di cambiamenti nel linguaggio, nella forma e nei contenuti con cui abbiamo a che fare.

Se da un lato siamo impegnati a sottolineare – giustamente – quello che non va e che andrebbe cambiato, dall’altro a volte non ci accorgiamo che proprio all’interno di un ambiente rigido e patinato come la tv c’è un fenomeno gigantesco in atto da diversi anni, ed è quello che coinvolge le donne alla conduzione. Non solo vallette, veline, ancelle e decorazioni con la presenza scenica di un bouquet sul bordo del palco dell’Ariston: la televisione italiana è dominata da figure femminili potentissime, tutt’altro che subalterne, pilastri dell’intrattenimento e presenze indispensabili dei palinsesti. 

Le signore della tv

Se volessimo descrivere la storia della nostra televisione recente con un parallelismo, potremmo dire che si struttura come una piramide. Alla base di questo impianto colossale ci sono mattoni solidi, rodati, ben limati dal tempo; un tappeto di presenza e stile che si configura in nomi che rasentano la mitologia. Il primo, ovviamente, è quello di Maria De Filippi, la conduttrice che negli ultimi vent’anni ha creato una televisione che prima di lei nemmeno esisteva, e se non basta questo a renderla speciale, non saprei cosa aggiungere. De Filippi è il Leviatano del mondo che lei ha creato, si manifesta all’interno delle sue trasmissioni con una presenza silenziosa, metafisica, ma decisiva per la direzione narrativa che il materiale umano le mette a disposizione. Come la voce fuori campo di un narratore onnisciente che scandisce il racconto e interviene quando la legge, che lei crea e modifica, deve imporsi per fare sì che tutto proceda come deve procedere. È diventata per i suoi adepti – aspiranti artisti in erba di Amici, tronisti e corteggiatori di Uomini e donne sempre pronti a “mettersi in gioco” nella partita dei sentimenti, famiglie scoppiate e cuori infranti di C’è posta per te – una figura così forte da generare timore reverenziale. Nessuno va via dagli studi di Uomini e donne senza il cerimoniale “Maria, ti posso salutare?”: una danza di rituali, tormentoni, codici che si ripetono e che solo lei può fare sì che si realizzino.

Non solo vallette, veline, ancelle e decorazioni con la presenza scenica di un bouquet sul bordo del palco dell’Ariston: la televisione italiana è dominata da figure femminili potentissime, tutt’altro che subalterne, pilastri dell’intrattenimento e presenze indispensabili dei palinsesti.

Tutt’altro approccio, invece, quello di Mara Venier, che con Maria condivide al massimo la disinvoltura di una scenografia allestita a mo’ di salotto di casa, una prossemica disinvolta e naturale che coincide anche con un look spesso al confine con il casual, come a dire “io qua ci vengo pure in tuta se voglio”. Con la sua lingua ibrida, un veneziano contaminato profondamente dal romano degli studi Rai, la zia Mara ha tutto l’aspetto e le intenzioni di quella parente che a tavola per Natale non aspetta mezzo secondo a chiederci se abbiamo il fidanzatino, generando risolini e profondo imbarazzo. Ma che ci possiamo fare? La zia è sempre la zia, e alla fine una risposta gliela dai, nella più sbandierata confidenza. Si flirta con i giovani belli – “ah se ti avessi conosciuto quarant’anni fa”, sospira con sguardo languido per Stefano De Martino – e si prendono sotto l’ala protettiva i prescelti, il tutto condito dall’atmosfera ridanciana e piena di gaffe che solo una diretta così gradevolmente sbrodolata può garantire. 

E poi, ovviamente, c’è la terza condottiera, la regina Mida del palinsesto che con precisione chirurgica seleziona tutto ciò che di più succulento ci può essere nella rigogliosa laguna televisiva e internettiana e lo trasforma in oro. Barbara D’Urso non solo è una stakanovista di prima categoria ma è anche l’unica delle tre a muoversi all’interno dei suoi studi con un fare tutt’altro che informale: niente sedute comode, niente scalini su cui poggiarsi, niente vestiti casual ma solo luccichii, splendore e pose plastiche. Maria Carmela, questo il vero nome della presentatrice napoletana, non rinuncia mai a quel velo di incanto e stupore che filtra il suo mondo – o il suo circo – pieno di strane creature, situazioni surreali e Rvm scanditi da toni degni dei migliori trailer di Maccio Capatonda. Se Maria è la ragione e Mara il sentimento, Barbara è la persuasione. Le luci, i toni, i tagli, tutto attorno a lei è una costruzione di iper-realtà, una versione edulcorata di un universo di intrattenimento che D’Urso cavalca da amazzone navigata e in cui la verità, se c’è, è ben coperta da strati su strati di racconto. 

Ma come sappiamo bene, i tre moschettieri alla fine erano quattro, e infatti manca alla lista la bomba motivazionale del “crederci sempre, arrendersi mai”, La Simo, colei che ha ispirato tagli di capelli per tutti gli anni Zero e che ha rimbalzato tra Mediaset, Sky e Rai con disinvoltura, portando il suo stile iper performante in qualsiasi contesto senza applicarvi alcuna modifica. Simona Ventura è conduttrice che più si avvicina al senso etimologico di questa parola, non perde per mezzo secondo di vista quello che sta succedendo e con un tono di voce sempre al limite tra la giusta dose di entusiasmo e il fastidio alla fine ci porta tutti alla meta, sfiniti come dopo una lunga sessione di acquagym. 

Un discorso a parte, infine, meritano due donne che, seppure non al pari delle tre Marie – Maria-Mara-MariaCarmela – hanno comunque un posto nella tribuna reale: Milly Carlucci, microfono sempre in mano e ritmi da allenatrice di pattinaggio sovietica, fresca del successo de Il cantante mascherato; e Antonella Clerici, padrona di tutte le cucine d’Italia, una versione casalinga di Sarah Jessica Parker che prepara ciambelloni per le feste della scuola e che manca un po’ a tutti nella cucina de La prova del cuoco

La nuova scuola

Fino a pochi anni fa, se volevamo trovare i giovanissimi in tv potevamo cercare tra i veejay di Mtv; oggi tocca farsi un giro su YouTube. I volti televisivi più freschi a oggi, in effetti, hanno tutti superato i trentacinque anni, ma in un Paese in cui i trentenni sono considerati all’inizio della loro carriera in quasi ogni campo, tutto ciò ha senso. In ogni caso, scendendo di età nel panorama italiano la situazione non cambia rispetto alla presenza forte e fondamentale di donne alla conduzione che reggano palchi, salotti e poltrone. La figura al limite tra la vecchia scuola e la nuova è senza dubbio Michelle Hunziker, e lo è per due motivi: il primo è che ha cominciato a fare questo lavoro molto presto, così presto da essere arrivata ai suoi quarantatré anni trascorrendone più di metà nella nostra televisione; il secondo è che Hunziker, come le grandi, ha uno stile talmente preciso e personale di conduzione da essere sempre a ridosso di una caricatura di se stessa, cosa che avviene solo dopo un consolidamento estetico completo. La sua risata perenne e la sua joie de vivre strabordante sono talmente riconoscibili da essere diventati il centro di un suo spettacolo one woman show, Mi scappa da ridere, giusto per sottolineare ancora di più il marchio di fabbrica. Quando affianca un uomo, diventa il centro della messa in scena – come succede a Striscia con Ezio Greggio, con cui regge molto bene il gioco da spalla. Quando un uomo la affianca, lei tiene le redini in modo sapiente e soprattutto solare – come con J-Ax nell’esperienza recente di All Together now. E se Maria ti cede la conduzione di una sua trasmissione, anche se solo per qualche puntata, come è stato con Amici Celebrities, qualcosa vorrà pur dire. 

Se Maria De Filippi è la ragione e Mara Venier il sentimento, Barbara D’Urso è la persuasione.

Giusto accanto Hunziker c’è Alessia Marcuzzi, che con la presentatrice svizzera condivide il volto e la formazione da Festivalbar, oltre che il passato da modella: entrambe sono il prodotto di una televisione da tardi anni Novanta che calca la mano sull’idea della ragazza della porta accanto, reduce degli anni d’oro di Non è la Rai. Marcuzzi è perfetta accanto a Fiorello, sta benissimo con la Gialappa’s, veste alla grande i panni da Iena e porta a casa ottimi risultati tenendo le redini di format fondamentali per la tv degli ultimi vent’anni come Grande fratello o L’isola dei famosi grazie a quel fare da finta stupida che in realtà ha tutto molto chiaro. Non è invadente, non è sentenziosa, non incute timore né particolare autorevolezza, per questo comanda bene, come una professoressa di educazione fisica che ti fa divertire ma alla quale non diresti mai che hai dimenticato la tuta a casa per saltare la lezione. 

Altro duo parallelo è quello di Blasi-Toffanin, entrambe letterine distinte, oggi donne nel pieno della maturità professionale che si battono il cinque quando si ritrovano a ripercorrere insieme gli anni della formazione. Silvia Toffanin porta onore alla poltrona di Verissimo con il suo fare da compagna di squadra di pallavolo con i vestiti firmati che sa tutto di tutti; Ilary Blasi, first lady del calcio italiano, è sicura e spavalda come una matrona dell’antica Roma che se vuole ti scambia la coppa del vino con un distillato di cicuta. La prima si tiene stretta il suo habitat circoscritto e rassicurante, la seconda si prende la libertà di mettere in atto vendette personali in diretta davanti a milioni di italiani. Menzione speciale per questa categoria va data poi a Caterina Balivo, che forse potremmo vedere come sintesi tra le due amiche nate sotto il segno di Passaparola.

Donne sull’orlo di una crisi di governo

Non solo intrattenimento, le donne della nostra tv si difendono anche in contesti più tradizionalmente machisti e spietati come la politica, ma anche in declinazioni meno nazionalpopolari, con salotti in cui c’è anche una libreria con volumi di Barthes e domande più scomode. Bianca Berlinguer con il suo Cartabianca ha ormai consolidato un’estetica riconoscibile, un uso dello spazio scenico calibrato sul suo modo di parlare e presentare che a volte è un po’ logorroico ma è ormai un punto di riferimento nel panorama del talk politico proprio per lo stile poco imbrigliato ma anche puntuale – certo, se ci fossero meno siparietti montanari non sarebbe male. Lilli Gruber, invece, ha una fanbase degna di una star di K-Pop, frutto sì di una carriera giornalistica mirabile. Ma brave professioniste del settore ce ne sono tante – e non è un caso che Lucia Annunziata non abbia lo stesso seguito. Gruber di più ha quella luccicanza che manca a gran parte dei colleghi, uomini e donne, incapaci di creare intorno all’attualità quell’allure da ape regina, che nel caso della giornalista di Bolzano prende forma nel modo in cui parla, in cui pone domande, in cui si arrabbia senza mai perdere il fare da burattinaia esperta – o da mistress del talk. 

Un’altra presentatrice che conta una fitta schiera di appassionati è Daria Bignardi, brava a far sì che le sue interviste assumano al contempo un aspetto istituzionale e solenne ma anche disinvolto, amichevole e confidenziale. Il suo stile lo consente perché è abbastanza preparata da non scivolare nell’ovvietà del gossip ma neanche così seriosa sprofondare nell’oblio della cultura a tutti i costi; un po’ la Beppe Sala della tv italiana. A chiudere la sotto-categoria di donne conduttrici e condottiere, Serena Dandini, pilastro della comicità televisiva, tanto da meritarsi l’aggettivo dandiniano. Gli anni di trasmissioni della portata di Avanzi sono finiti, ma Dandini continua a essere un’istituzione nella tv italiana, qualunque cosa faccia chi la segue si fida di lei, del suo stile e di ciò che propone. 

Tale madre, tale format

Tante donne, tanti stili diversi e altrettante trasmissioni, ma per quanto ognuna delle conduttrici citate fino a ora – e ne mancano altre, basti pensare al genere giallo-processuale di Franca Leosini, Roberta Petrelluzzi e Federica Sciarelli – possa avere il suo grosso spazio televisivo e possa coprire svariate aree tematiche, persiste comunque una divisione di ruoli piuttosto netta. Certi format, è deleterio provare il contrario, necessitano di una figura maschile alla conduzione, e altri crollano se un uomo li presenta. Che si tratti del risultato di una cultura patriarcale o semplicemente di una naturale predisposizione di genere non saprei dirlo, perché è molto probabile che sia un mix dei due elementi: la televisione è forma e nella messa in scena ognuno deve avere un ruolo, altrimenti è caos. Se pensiamo ai quiz, per esempio, ci vengono subito in mente Scotti, Insinna, Bonolis, Frizzi e ovviamente Bongiorno; ma se pensiamo ai reality, i nomi a cui associamo grandi e memorabili conduzioni sono quasi sempre femminili – L’Isola di Simona Ventura, il GF, vip e non, di Daria Bignardi, di Barbara D’Urso e di Ilary Blasi.

 Nel caso di alcune conduttrici, è la loro presenza a fare da sfondo tematico alla trasmissione, come succede con Maria De Filippi – che il suo nome lo aveva inserito solo in Amici, ma è implicito in tutto il resto – e a Barbara D’Urso. Mentre la prima contiene molto la sua presenza nello show, limitandosi a interventi laconici che aggiungono una certa gravitas al suo ruolo, la seconda fa chiaro riferimento a una televisione di stampo americano, una conduzione iper-personalizzata alla Oprah. Risulta abbastanza chiaro dunque che, per quanto un format abbia una struttura fissa e una parte modificabile, il discorso non vale per le trasmissioni in cui la percezione di identificazione tra conduttrice e spettacolo è tanto forte da essere imprescindibile. Mentre è interessante notare cosa succede quando sebbene in partenza non ci fosse l’intenzione di rendere così stretto il rapporto tra conduzione e contenuto, alla fine succede lo stesso, come per Temptation Island Vip presentato da Simona Ventura o da Alessia Marcuzzi: Filippo Bisceglia, che di solito conduce la versione senza personaggi famosi, ha un fare delicato, intangibile, estremamente super partes, tutti elementi che la trasmissione richiede per poter andare avanti con la storia dei concorrenti. Nel momento in cui arriva una personalità forte come Ventura o Marcuzzi – la prima coinvolta anche personalmente con le vicende di una coppia, visto che si trattava del suo ex marito – si ribalta il senso del mediatore, che da elemento di filtraggio tra noi e la vicenda diventa parte attiva del racconto. Un rimodellamento del format che si cuce addosso a seconda della personalità, rendendolo più caratterizzato e più accattivante, più memorabile. Una grande qualità delle donne che conducono e stanno tutt’altro che “un passo indietro”, per citare di nuovo le parole di un presentatore che invece, proprio stando relativamente poco sul palco e lasciando che fossero gli altri a fare da protagonisti, ha messo su una delle migliori edizioni di Sanremo degli ultimi decenni. Ci sono ancora tanti passi in avanti da fare per la parità di genere in molti settori, compreso quello televisivo; ma ogni tanto fermiamoci a contemplare lo spettacolo di quelli che abbiamo già fatto.


Alice Valeria Oliveri

Autrice e musicista, si è laureata alla Sapienza in anglistica con una tesi di teoria della letteratura. Scrive su diverse testate online di cinema, tv, serie televisive, musica e attualità. Ha collaborato con Dude Mag, VICE, Noisey, Motherboard, Prismo, The Towner e The Vision, dove è stata redattrice.

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