I mercati predittivi trasformano le opinioni in asset finanziari, ridefinendo il dibattito pubblico e il ruolo dei media. In questo scenario, scommettere sul futuro potrebbe diventare il nuovo linguaggio dell’informazione.
Che cosa hanno in comune l’ascesa al soglio pontificio di Leone XIV, il punteggio di Mission: Impossible – The Final Reckoning su Rotten Tomatoes e il numero di tweet di Elon Musk nel mese di maggio? Niente, a parte il fatto che sono eventi su cui ho scommesso (verbo, come vedremo, non del tutto accurato) negli scorsi mesi.
Non ci ho guadagnato molto, se non la conoscenza che vi trasmetto in queste righe. Le scommesse di cui sopra le ho piazzate su Polymarket, uno dei più grandi mercati predittivi al mondo, molto discusso in seguito all’elezione di Donald Trump del 2024. Laddove i sondaggisti tradizionali avevano fallito, Polymarket aveva infatti correttamente indicato Trump come netto favorito su Kamala Harris.
Non è che i mercati predittivi siano oracolari. In passato, hanno preso anche delle batoste notevoli, come quando hanno sottostimato la probabilità della Brexit e dell’elezione dello stesso Trump nel 2016. Ma riavvolgiamo il nastro: cos’è un mercato predittivo e perché le transazioni ivi eseguite non sono tecnicamente scommesse?
La simonìa ai tempi di Polymarket
Premessa: in questo contesto con il termine “mercato” si intende lo spazio digitale in cui avvengono le transazioni (per semplificare: le scommesse) su ogni evento di qualsiasi tipo che sia verificabile.
Un mercato predittivo trasforma infatti qualsiasi evento futuro in una domanda binaria: “Accadrà o non accadrà?”. Polymarket converte queste domande in quote che fluttuano in tempo reale come se fossero delle azioni di borsa (tecnicamente, le scommesse sui mercati predittivi sono quindi dei derivati finanziari).
I mercati predittivi permettono di raccogliere la “saggezza della folla”, il principio socio-statistico secondo cui un gruppo di persone può prendere decisioni più accurate di qualsiasi singolo esperto. La prospettiva del guadagno è un incentivo a far scommettere sugli eventi futuri chi ne sa (o pensa di saperne) di più.
Il meccanismo è semplice: ogni evento genera due tipi di token, sì e no, il cui prezzo combinato è sempre di 1 Dollaro. Per esempio, se le quote sì costano 0,65 dollari, quelle no costeranno automaticamente 0,35. I prezzi non sono arbitrari ma riflettono la fiducia collettiva sulla risoluzione dell’evento in sì o no.
Nelle scommesse tradizionali, un bookmaker fissa delle quote basandosi sui propri calcoli. Nei mercati predittivi, i prezzi emergono invece organicamente dall’incontro tra domanda e offerta. Quando sostieni che il nome del prossimo papa sarà Leone non stai scommettendo contro Polymarket ma contro l’opinione divergente di altri utenti.
Il livello di democratizzazione (e quindi di memificazione, considerando quest’ultima come la perversione della democrazia coi mezzi di internet) è totale. Chiunque può proporre un mercato su praticamente qualsiasi evento verificabile. Durante il conclave, si poteva scommettere sul nome del papa, sul nome papale, sulla sua nazionalità e financo sul fatto se sarebbe stato o meno transessuale. Pura simonìa memetica.
L’era post-editoriale
Io non ho però molte opinioni su cui sono disposto a scommettere soldi veri e quindi Polymarket lo utilizzo soprattutto come fonte di informazione al posto di giornali e social media.
In linea di principio, i mercati predittivi permettono infatti di raccogliere sistematicamente la “saggezza della folla”, il principio socio-statistico secondo cui un gruppo di persone, collettivamente, può prendere decisioni più accurate di qualsiasi singolo esperto. La prospettiva del guadagno (e, viceversa, della perdita) è un incentivo a far scommettere sugli eventi futuri chi ne sa (o pensa di saperne) di più. Magari qualche cardinale si è fatto due soldi con il conclave piazzando una scommessina appena prima del “extra omnes.”
Io sto sviluppando un’allergia al fiume di opinioni traboccanti da giornali e talk show.
Per non parlare di social media pestiferi come X che, sono sicuro, fra qualche anno saranno considerati alla stregua delle sigarette. Tutti scrivono, tutti parlano, tutti hanno opinioni su tutto. Ma se credete davvero in quello che sostenete, potete piazzare una scommessa su Polymarket o simili. Meno articolesse, più scommesse. Questo è il motto della mia umile proposta di ecologia informativa.
Una proposta che, certo, ha i suoi limiti e i suoi rischi. Se i giornalisti dovessero invischiarsi nei mercati predittivi, nascerebbero evidenti conflitti d’interesse. Il focus su eventi a risoluzione definitiva riducerebbe inoltre lo sguardo dei giornalisti ad una visione letteralmente binaria, in bianco e nero, delle cose.
Skin in the game: Proposta per un nuovo format tv
I mercati predittivi sono un’esemplificazione del principio dello skin in the game (letteralmente “la pelle in gioco”), popolarizzato dallo statistico, scrittore e flâneur Nassim Nicholas Taleb. Avere skin in the game significa farsi portatori di idee in cui si crede davvero poiché si incorrerebbe in una perdita finanziaria qualora l’idea rimanesse aria fritta.
Il principio dello skin in the game va oltre i mercati predittivi. Dall’architetto che deve vivere nella casa che ha progettato al politico che manda i figli nella guerra che ha dichiarato: chi decide deve subire le conseguenze delle proprie decisioni. Relativamente al nostro argomento di discussione, lo skin in the game rende costoso avere opinioni. A pensarci bene, potrebbe anche diventare un nuovo format televisivo per ridare un po’ di vitalità agli stantii talk show politici italiani.
Immaginate. Un’elezione politica si è appena conclusa. Sta per iniziare lo spoglio elettorale che si protrarrà per tutta la notte. I vari canali televisivi hanno imbastito programmi per seguire quella che è già stata ribattezzata “una lunga, impegnativa, decisiva notte elettorale.” I diversi opinionisti (giornalisti, sondaggisti, scrittori, altri intellettuali assortiti) prendono posizione negli studi televisivi, pronti a sciorinare le proprie elucubrazioni. Unica differenza: devono anche piazzare un certo quantitativo di denaro su quello che credono sarà l’esito elettorale.
Durante la notte, quando la stanchezza prenderà il sopravvento, ancora più della caffeina sarà il grafico in rosso delle proprie scommesse a mantenere attenti e vigili gli opinionisti. Questa sorta di quiz televisivo al contrario beneficerebbe probabilmente anche noi spettatori con opinioni il più possibile argute e accurate, al netto di inevitabili conflitti di interesse.
La memificazione degli eventi
Come dicevamo, su Polymarket e simili si può scommettere sulla risoluzione degli eventi più disparati. Al momento, si può per esempio scommettere se entro la fine dell’anno verranno pubblicati i file finora segreti relativi alle attività criminali del finanziere americano Jeffrey Epstein in cui viene menzionato il nome di Trump. O ancora: gli Stati Uniti d’America andranno in recessione nel 2025? Chi vincerà il Pallone d’Oro? Quale sarà il prezzo della criptovaluta Ethereum alla fine del mese? Quale sarà il prezzo di una dozzina di uova negli USA nei prossimi giorni? Ci sarà un cessate il fuoco tra Israele e Hamas entro la fine dell’estate?
I mercati predittivi hanno una componente di memificazione inevitabile. Ogni evento diventa un simbolo, un gioco, una battuta. Un meme, per l’appunto. È però evidente che se scommettere sulla transessualità del futuro papa non crea nessun problema, farlo su eventi tragici come la guerra su Israele e Hamas solleva quesiti morali.
Al momento, a queste perplessità, Polymarket risponde con la seguente nota: “La promessa dei mercati predittivi è di sfruttare la saggezza della folla per creare previsioni accurate e imparziali sugli eventi più importanti per la società. Questa capacità è particolarmente preziosa in momenti strazianti come quello attuale. Dopo aver discusso con coloro che sono direttamente colpiti dagli attacchi, i quali avevano decine di domande, ci siamo resi conto che i mercati predittivi potrebbero fornire loro le risposte di cui hanno bisogno in modi che i telegiornali e Twitter non riescono a fare.”
Non è dato sapere chi abbia interpellato Polymarket e quali siano state le “decine di domande” a cui la piattaforma ha dovuto rispondere. Più in generale, tante sono le grane che rendono i mercati predittivi un tipo di mercato finanziario minato di incertezze. Come impedire, per esempio, forme di insider trading e manipolazione del mercato da parte di agenti malintenzionati?
I mercati predittivi hanno una componente di memificazione inevitabile. Ogni evento diventa un simbolo, un gioco, una battuta. Un meme, per l’appunto
Di manipolazioni ce ne sono già state varie e ben documentate: il caso della “Balena Romney” del 2012 ha visto per esempio un singolo trader perdere svariati milioni di dollari per mantenere artificialmente gonfiate le probabilità del candidato repubblicano Mitt Romney durante le ultime due settimane delle elezioni presidenziali americane del 2012.
Predire i mercati predittivi
All’inizio di ogni anno, il NiemanLab, un’iniziativa della Fondazione per il Giornalismo dell’Università di Harvard, chiede ad un gruppo di esperti di fare una previsione sul futuro delle news e del giornalismo nell’anno che verrà.
Interpellata per l’edizione del 2025, Taylor Lorenz, giornalista di User Mag, ha scritto che questo è l’anno in cui i mercati predittivi diventeranno mainstream. “I mercati predittivi sono una forma di raccolta di informazioni decentralizzata,” scrive Lorenz. “Teoricamente premiano l’accuratezza rispetto al sensazionalismo, dando priorità ai dati utilizzabili invece che ai titoli acchiappa-click. Portano anche alla luce eventi di cronaca che altrimenti sarebbero passati inosservati alle redazioni tradizionali. Invece di giornalisti che costruiscono narrazioni piene di bias editoriali, gli incentivi di mercato fanno emergere informazioni convincenti”. “Se tutto questo suona come un sogno febbrile libertario, vi capisco,” continua Lorenz.
“Ma mentre questi mercati crescono,” scrive Lorenz, non certo una fan acritica dei mercati predittivi, “i media tradizionali continueranno a scivolare nell’irrilevanza, e potremmo presto scoprire una classe completamente nuova di persone che possono lanciare notizie e condividere informazioni sul nostro mondo.”
Quella di Taylor Lorenz era solo un’opinione scritta su un evento futuro. Ma se fosse stata formulata come una scommessa su Polymarket le sue azioni sarebbero in forte crescita.
Davide Banis
Lavora per una casa editrice danese. Nel tempo libero, scrive.
Vedi tutti gli articoli di Davide Banis