Tra film e serie tv, il territorio attorno a Belfast è diventato un hub importante. Il segreto? Finanziamenti, professionalità, teatri di posa e location.

A partire dal 2007, l’Irlanda del Nord è stata la protagonista di un costante sviluppo dell’industria audiovisiva, che le ha consentito di raggiungere un ruolo di primo piano nella competizione per attrarre produzioni internazionali sul suo territorio. Infatti, in anni recenti, la piccola nazione, per lungo tempo una delle zone produttive più problematiche del Regno Unito, è diventata un caso di studio esemplare dal punto di vista delle ricadute economiche della produzione audiovisiva, grazie a film come Your Highness (Sua Maestà, 2011), Dracula Untold (2014), Miss Julie (2014), Lost City of Z (2016) e Morgan (2016), oltre che a serie televisive come Il trono di spade, The Frankenstein Chronicles e The Fall. Questi titoli hanno permesso un’espansione dei teatri di posa, delle location disponibili per le riprese e delle professionalità delle crew locali, creando un impatto economico e di immagine tanto significativo quanto sono ridotte le dimensioni del Paese, con i suoi 1,8 milioni di abitanti. Da questo punto di vista, è interessante notare come l’Irlanda del Nord sia ora il secondo centro per la percentuale di residenti impiegati nell’industria audiovisiva, subito dopo Londra, e come la film commission nazionale, Northern Ireland Screen, supporti questo trend con una crescente offerta di fondi pubblici che la colloca tra i primi cinque erogatori dell’intero Regno Unito.

Il panorama contemporaneo è quanto mai roseo, con nuovi uffici produttivi aperti a Belfast, un rientro di lavoratori specializzati del settore che erano emigrati verso lidi più proficui e l’emergere di talenti e produzioni locali. A questo si possono aggiungere gli investimenti privati per la costruzione di ulteriori teatri di posa, il supporto politico verso l’industria dell’audiovisivo e i primi forti segnali di un cine-turismo derivante dall’audiovisivo (soprattutto grazie a Il trono di spade). Si può pertanto comprendere l’ottimismo di Northern Ireland Screen, che si pone come obiettivo nel piano strategico quello di diventare il principale centro produttivo dopo Londra.

Troni, spade e spinte alla produzione

Il punto di svolta per il destino dell’industria locale, senza dubbio, è stata la presenza ricorrente de Il trono di spade, a partire dal 2009. Questo ha offerto il tipo di stabilità produttiva capace di permettere a una nazione senza forti tradizioni nel settore di sviluppare le infrastrutture necessarie per competere a livello internazionale. Si è così fatto fronte ai problemi emersi a cavallo del nuovo millennio, quando i contributi per la produzione audiovisiva non portavano un ritorno significativo a livello locale e i teatri di posa Paint Hall Studios erano in perdita per il loro scarso utilizzo. Proprio quest’ultimo fattore è così passato dall’essere una della cause della crisi al diventare una delle principali risorse a disposizione, quando nel 2007 la Universal ha portato a Belfast la produzione di City of Ember, un film fantasy/fantascientifico che ha sfruttato appieno la flessibilità, le dimensioni e (in particolare) la posizione strategica del Paint Hall Studios, collocato nella zona post-industriale del Titanic quarter, un tempo utilizzato per la costruzione di navi, e in una posizione a 15 minuti dall’aeroporto cittadino e a una decina di minuti dal centro città.

Dando un saggio delle possibilità dei teatri di posa e della capacità della forza lavoro locale di confrontarsi con le dimensioni di tale produzione, City Of Ember (Il mistero della città di luce, 2008) ha aperto le porte a esperienze simili. Your Highness, la più significativa produzione tra quelle che hanno preceduto Il trono di spade, nonostante la dubbia qualità del progetto, ha fatto ampio uso di location esterne, diventando una sorta di catalogo per le produzioni future e (cosa ancora più importante) ha portato un ritorno all’economia locale in un rapporto superiore a 10:1 (11,78 milioni di sterline rispetto a un investimento di 1,15 milioni) rispetto ai fondi della film commission.

Il piano strategico del Northern Ireland Screen 2007-2010, intitolato Driving Global Growth, aveva come prerogativa quella di attrarre una high end TV production, in grado di tornare sul territorio anno dopo anno e consentire quindi lo sviluppo graduale e pianificato non solo di infrastrutture ma anche della crew locale, beneficiando di un graduale avanzamento di carriera nei vari settori produttivi e conducendo ad acquisire nuovi skillsets e abilità produttive. Da questo punto di vista, non si poteva chiedere di meglio di Game of Thrones, per budget e appeal senza dubbio il prodotto di high end TV più importante a livello globale. Dal 2010 a oggi, la produzione ha avuto un ritorno superiore al 10:1 sull’economia locale, grazie a una spesa diretta sul territorio che ha raggiunto una stima totale di 166 milioni di sterline e a un ritorno sia finanziario sia di immagine a cui si sommano i benefici a cascata a livello turistico, di impiego e in generale di reputazione industriale.

La produzione di questa serie tv, episodio dopo episodio, richiede infatti un’organizzazione logistica non dissimile da quella di un film blockbuster, con due unità di produzione da 150 persone ciascuna impiegate simultaneamente per un periodo continuativo di 21 settimane all’anno in diverse location. Un’unità è sempre di base in Irlanda del Nord, in modo da approfittare della grande varietà di location disponibili nel raggio di un’ora dai teatri di posa, mentre la seconda unità si divide tra i periodi in cui affianca la prima unità in Irlanda e quelli in cui viaggia in differenti territori europei (Spagna, Croazia, Islanda), trasformando di fatto Belfast in un hub produttivo che ha attirato l’attenzione di altri broadcaster e produttori, incuriositi da questo modello.

Interni ed esterni

L’incentivo fiscale per la produzione televisiva high-end è stato introdotto nel Regno Unito solo nel 2013, quindi solo alla quarta stagione di Game of Thrones. La film commission nordirlandese aveva fatto però riferimento ad altri fattori per attrarre nel territorio HBO: un contributo finanziario alla produzione e soprattutto la disponibilità del teatro di posa e la varietà delle location disponibili.

Se la presenza dei Paint Hall Studios (affittati da HBO per 12 mesi all’anno a partire dal 2009) è stata cruciale per portare la produzione in Irlanda del Nord invece che in altri territori più collaudati, bisogna poi rilevare come le necessità produttive della rete abbiano inoltre contributo a plasmare non soltanto l’area dei Titanic Studios (con l’aggiunta, nel 2012, di due nuovi soundstage, Macquitty e Hurst) ma anche le infrastrutture nelle zone rurali, come lo studio Linen Mill, situato a trenta minuti di automobile da Belfast. Con Il trono di spade che utilizza i teatri di posa principali si è inoltre creata l’opportunità per la costruzione e lo sviluppo di ulteriori studi: la produzione di Dracula Untold ha usato gli spazi di un’ex fabbrica a Castlereagh, mentre due nuovi studi sono in costruzione in prossimità del Titanic quarter per ospitare future produzioni televisive.

Infatti, con le principali facilities produttive del Regno Unito (in particolare Pinewood) impegnate per lunghi periodi da runaway, per esempio per la nuova trilogia di Star Wars, la presenza e disponibilità di altri teatri di posa sul territorio si è rivelata ancora più importante per attrarre la televisione ad alti budget. Ancora una volta, la dimensione ridotta e al tempo stesso strategica del Nord Irlanda aiuta a capire quanto sia importante il rapporto crescente tra i metri quadrati di spazi disponibili per produrre e la superficie ricoperta dall’intero Paese. Si vengono così a creare sinergie di prossimità tra centri produttivi che è difficile trovare al di fuori dalle grandi città mediali come Londra, e che in questo caso può avvalersi inoltre di prezzi competitivi dal punto di vista dell’ospitalità, dei trasporti, del costo degli addetti ai lavori. Inoltre, anche nella post-produzione si sono manifestati cambiamenti significativi, con la nascita di nuovi centri specializzati su effetti speciali e animazione, assenti fino a pochi anni fa, ad affiancare esperienze di successo nel campo videoludico e dei prodotti audiovisivi per bambini.

Tutte queste nuove infrastrutture si sono quindi andate ad aggiungere alla presenza di location suggestive e molto differenti tra loro, sia per quanto riguarda gli spazi naturali sia quelli costruiti. Anche qui la presenza de Il trono di spade ha consentito di ampliare il dipartimento dedicato alle location, limitando drasticamente la necessità di fare affidamento su professionisti stranieri e offrendo un catalogo crescente di spazi grazie alla maggiore disponibilità degli enti locali a essere coinvolti nelle riprese e allo sviluppo di skill specializzate su questo settore specifico. Per fare un solo esempio, si pensi alla necessità di costruire strade temporanee per portare i 150 membri dell’unita produttiva in una particolare zona, o per coordinare scene dal grande numero di comparse in mezzo a zone rurali: abilità che ora fanno ora del portfolio della forza lavoro locale.

Dopo Il trono di spade

Ora che Game of Thrones sta volgendo al termine, la preoccupazione su cosa succederà dopo questa chiusura si sente più nei commenti di chi offre servizi ancillari (dai tassisti agli agenti immobiliari) che direttamente dagli addetti ai lavori del settore audiovisivo. Questi ultimi, infatti, manifestano sicurezza sul futuro dell’industria nordirlandese, sulla base degli standard raggiunti su infrastrutture e abilità tecnico-logistiche, in grado persino di soddisfare HBO, e trovano conferma a questa sicurezza nel crescente investimento sul settore, sia da parte dell’intervento pubblico con i soldi dati alla film commission sia dal punto di vista privato, con la creazione dei teatri di posa. Inoltre, il successo internazionale di una serie televisiva come The Fall di BBC ha proposto ancora una volta Belfast come spazio urbano adatto alle narrazioni contemporanee, con impiego di talenti locali.

In otto anni di produzioni straniere, infatti, il ritorno in senso sia economico sia culturale è stato talmente alto che enti locali e soggetti privati dimostrano chiaramente interesse, disponibilità e flessibilità rispetto al settore del cinema e dell’audiovisivo. E questo senza dubbio crea un’apertura e un ottimismo impensabili fino a un decennio fa, anche in una fase di inevitabile transizione e cambiamento. Un piccolo stato si trova ormai in una posizione di forza a livello globale.