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Videogiochi

La vita umana sul pianeta Minecraft

Restare chiusi in casa non ci impedisce di popolare mondi virtuali. E così si spiega il successo di giochi che consentono di ricreare la Terra in scala uno a uno, a partire dal pub sotto casa.

“In quell’Impero, l’Arte della Cartografia giunse a una tal Perfezione che la Mappa di una sola Provincia occupava tutta una Città, e la mappa dell’impero tutta una Provincia. Col tempo, queste Mappe smisurate non bastarono più. I Collegi dei Cartografi fecero una Mappa dell’Impero che aveva l’Immensità dell’Impero e coincideva perfettamente con esso”.

(Da Viajes de Varones Prudentes di Suàrez Miranda, libro IV, cap. XIV, Lérida, 1658. Citato da Jorge Luis Borges, Storia universale dell’infamia)

PippenFTS è uno youtuber che qualche tempo fa si è messo in testa di ricreare la Terra su Minecraft. Tutta la Terra, in scala 1:1, compresi gli 8.848 metri di altitudine dell’Everest e i 446 chilometri di lunghezza del Grand Canyon. Un progetto cosmogonico a metà tra Borges e le conseguenze del troppo tempo libero. Dato l’interesse che il video in cui presenta l’idea ha generato (più di 8 milioni di views in pochi giorni), PippenFTS ha invitato chiunque abbia aspirazioni demiurgiche a unirsi a lui e a ricreare su Minecraft non solo – come si diceva nei sussidiari delle elementari – gli elementi naturali (montagne, canyon, fiumi), ma anche quelli antropici, e quindi le strade, gli edifici, i monumenti. Insomma, il progetto è ora di ricreare una perfetta replica del nostro pianeta. Indubbiamente, è una delle idee più ambiziose che abbiano mai fatto capolino su Minecraft, un contesto non certo estraneo a creazioni temerarie (inclusa una Morte Nera “funzionante”).

Fai quello che ti pare

Se per i suoi circa 110 milioni di giocatori mensili, il proposito di plasmare una Terra gemella suonerà ambizioso ma comprensibile, è probabile che chi su Minecraft non ha mai messo piede non capirà nemmeno di cosa stiamo parlando. In poche parole, Minecraft non è solo il videogioco più venduto di sempre (180 milioni di copie vendute da quando la sua versione beta è stata lanciata nel 2009), ma un vero e proprio universo parallelo. Sorta di Lego virtuale, i giocatori devono crearsi il loro mondo, fatto di iconici cubetti pixellati, dopodiché, beh, sta un po’ alle preferenze individuali. Grazie anche ai mod, ovvero le modifiche apportate dagli utenti, ognuno può giocare a Minecraft come gli pare, creando nuovi mini-giochi o dando sfoggio alle proprie velleità architettoniche. Giocando in multiplayer, poi, si può accedere a server in cui sono ospitati i giochi o le creazioni di altri giocatori. Da immensi musei virtuali a biblioteche dove contrabbandare i testi di giornalisti sottoposti a censura nel proprio Paese, non ci sono sostanzialmente limiti a quello che uno può fare su Minecraft. In aggiunta, il videogioco alimenta anche un impero transmediale fatto di serie tv, libri, giocattoli, conferenze (tutti soldi che finiscono nelle tasche di Microsoft dal 2014, ovvero da quando il colosso di Redmond ha comprato Mojang, lo studio svedese che ha creato Minecraft, per 2,5 miliardi di dollari). Come se tutto questo non fosse abbastanza, c’è chi dice che Minecraft e altri prodotti simili (Roblox e Fortnite), potrebbero diventare i social media del futuro, minando il predominio di Facebook (più WhatsApp e Instagram). È quello che sostiene, per esempio, il giornalista Eric Peckham in una serie di articoli per TechCrunch.

Il fatto è che, come si è detto, su Minecraft gli utenti possono creare esperienze di gioco personalizzate, che variano da elaborati giochi di ruolo all’andare con qualche amico nel pub di un quartiere virtuale, chiacchierando amabilmente con software tipo Discord. Insomma, vere esperienze di socializzazione e non curriculum della propria vita sociale a cielo aperto, come sono spesso i social di Zuckerberg. Come sottolinea Peckham, “la maggioranza dei ragazzini [americani] tra i 9 e i 12 anni usano già Minecraft e Roblox per frequentare gli amici dopo la scuola” (a quanto pare, l’età media su Minecraft è comunque di 24 anni). Adesso che un terzo della popolazione mondiale vive in una condizione di lockdown, è probabile, scrive Peckham, che il trend “raggiungerà altre fasce di età più velocemente”.

Lockdown e mondi virtuali

In effetti, sembra che la pandemia di Covid-19 abbia già movimentato parecchio la vita sociale sui mondi virtuali. Dopo che un gruppo di ragazzini giapponesi ha avuto l’idea di organizzare la cerimonia scolastica di fine anno su Minecraft, con tanto di mini-diploma, altri studenti in giro per il mondo hanno iniziato ad allestire iniziative simili, tra cui quelli dell’Università della Georgia, che hanno deciso di ricreare una versione virtuale del Sanford Stadium per la laurea primaverile. Aldilà delle cerimonie, molti altri studenti si sono messi a ricreare le loro università sul pianeta Minecraft, in quello che sta iniziando a configurarsi come un vero trend. Se invece ciò che vi manca del mondo esterno più che il campus è il bar all’angolo, potete fare come il giornalista irlandese Cian Maher che, insieme ad alcuni amici, su Minecraft ha ricostruito, mattone dopo mattone, il suo pub di fiducia. “Onestamente, le notti passate con gli amici nel pub di Minecraft sono state tra le migliori degli ultimi tempi”, rassicura Maher. Oltre a questo florilegio di user generated content, Minecraft si è mossa anche in modo più istituzionale, rendendo gratuite una serie di lezioni interattive per i milioni di studenti che si ritrovano catapultati da un giorno all’altro nel mondo dell’apprendimento a distanza.

Minecraft non è certo il solo videogioco sandbox (ovvero che consente agli utenti di sperimentare con le meccaniche del gioco) in circolazione. Semplicemente, nel planetario dei mondi virtuali, Minecraft è al momento uno dei pianeti più accoglienti e dall’atmosfera meno tossica. Poi è facile da usare, bastano una console, un computer o anche solo lo smartphone, senza ingombranti periferiche esterne.

Insomma, il gioiello di Microsoft si prepara a diventare, con piattaforme tipo Zoom e videogiochi tipo Animal Crossing: New Horizons, uno dei simboli delle nostre vite virtuali al tempo della pandemia. Sia chiaro, Minecraft non è certo il solo videogioco sandbox (ovvero che consente agli utenti di sperimentare con le meccaniche del gioco) in circolazione. Semplicemente, nel planetario dei mondi virtuali, Minecraft è al momento uno dei pianeti più accoglienti e dall’atmosfera meno tossica. Poi è facile da usare, bastano una console, un computer o anche solo lo smartphone, senza ingombranti periferiche esterne come per i dispositivi di realtà virtuale (che pure è un’altra tecnologia che potrebbe vivere a breve un nuovo rinascimento). A proposito di “realtà alternative,” Microsoft ha da pochi mesi lanciato anche Minecraft: Earth, un ambizioso progetto di realtà aumentata che voleva inserirsi nello spazio aperto dal successo di Pokémon Go. Come facilmente immaginabile, le meccaniche di un gioco simile non sono compatibili con un mondo in lockdown e così Microsoft ha dovuto apportare delle modifiche che favoriscono lo #staiacasa (Niantic ha provato a fare lo stesso con Pokémon Go).

È però evidente che quello che bramiamo in questi giorni non è scorrazzare tra gli angusti metri quadri domestici ma socializzare con altre persone, anche se virtualmente. Ed è per questo che, al momento, il vero Minecraft: Earth è forse il folle progetto borgesiano di Pippen FTS e delle altre centinaia di persone che si sono unite a lui su Discord per dibattere come creare una Terra Gemella. James Carey, studioso di comunicazione americano, scrisse che “la realtà è una risorsa scarsa”. Ma non su Minecraft ed altri videogiochi simili, universi in continua espansione dove nuova realtà viene continuamente scavata e plasmata. Come dice uno dei commenti sotto il video YouTube di PippenFTS, “neanche due settimane di quarantena e abbiamo già rimpiazzato il mondo esterno”.


Davide Banis

È un editor e impact producer. Lavora nei Paesi Bassi per una startup in ambito no-profit e per una casa di produzione di documentari.

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