Creare realtà alternative è più facile di quanto pensiamo. E le pillole di Matrix e di Maniac sono davvero lì, a portata di mano, per cambiare almeno un poco le nostre vite.

Diciamo che ora, mentre stai leggendo questo articolo, quello che chiami “vita” è in realtà una simulazione, una sorta di videogioco. Prova a immaginartelo. Hai ancora diverse vite da giocarti e un sacco di gettoni da spendere. Quando muori non è un dramma, fai un’altra partita. Non è male, vero?

In effetti, è stato osservato che chi crede a una vita dopo la morte conduce di solito una vita molto più serena, specialmente nella terza età, quando si avvicina la fine del livello. È un pensiero che fa sorridere i razionalisti: per loro, sono illusioni consolatorie destinate a persone poco intelligenti. I più intelligenti (i razionalisti, per esempio) soffrono stoicamente, perché non si fanno stupide illusioni sull’orribile realtà dei fatti, che riassunta è: si sopravvive per un po’ e poi finisce tutto.

Ciò non toglie che i razionalisti cerchino comunque di sfuggire a questa orribile realtà con vari stratagemmi perché, poverini, soffrono troppo. Mentre ancora molti usano le droghe come porta di accesso ai mondi alternativi, la ricerca filmografica ha immaginato modelli più pratici: anni fa c’era Matrix con le due pillole (quella rossa e quella blu), ora c’è Maniac che ci propone una versione avanzata della stessa idea, con tre pillole e un personal coach: il terapista in compresse. È all’incirca l’equivalente concettuale dell’Idraulico Liquido in 3 fasi.

Purtroppo oggi non abbiamo ancora la tecnologia adatta a realizzare questi due sogni. Le sostanze psicotrope non sono ancora così efficienti, la realtà virtuale è ancora piuttosto indietro. Quindi ai razionalisti non resta altro che aspettare soffrendo nella grigia realtà contemporanea. Ma cosa ne sanno della realtà? Dal loro punto di vista, il mondo è un caos entropico dove l’unica costante è la successione temporale di cause e conseguenze materiali senza un senso. Ma non considerano che probabilmente la questione principale è proprio il punto di vista. In effetti, noi viaggiamo continuamente nel tempo e creiamo continuamente realtà alternative in cui viviamo, e tutto senza rendercene conto.

Non è un’esagerazione. Facciamo un esempio facile. Facciamo finta che hai due amici, che chiameremo Voltron e Azimut. Passi volentieri il tempo con loro e li inviti spesso a cena. Voltron è sempre gentile con te, perché gli stai simpatico. Anche Azimut è simpatico, ma un giorno per divertirsi decide di dirti una bugia: si inventa che Voltron gli parla sempre male di te, che gli stai antipatico ma fa il gentile solo perché gli offri sempre le cene. Se credi alle sue parole, non potrai più vedere la gentilezza di Voltron come un atto di generosità amichevole e disinteressata. Nel tuo nuovo mondo, Voltron è un profittatore subdolo. Hai appena creato una realtà alternativa. Non è stato Azimut a creare questa nuova realtà: sei tu che le hai dato forma nel momento in cui hai creduto alle sue parole.

Pillole, sogni e realtà alternative

Pensaci: facciamo cose simili ogni giorno e non ce ne accorgiamo. Basta un fraintendimento per cambiare la tua visione della realtà, che non sarà più la stessa degli altri. A questo punto, visto che siamo così bravi in questo, perché non usare meglio questa facoltà? Che bisogno c’è delle pillole colorate di Matrix e dei computer intelligenti di Maniac? Basta scegliere attentamente e consciamente ciò in cui vogliamo credere. Con un po’ di esercizio, possiamo trasformare una banale vita di routine in un’avventura senza precedenti. Sei il prescelto: vai al bar e guarda il numero dello scontrino. È il codice della missione. Vai alla pagina corrispondente della Gazzetta dello Sport. Hai letto i titoli? È quella la tua missione. Solo tu lo puoi fare! E così via. Ma attenzione all’utilizzo troppo sfrenato. È solo per chi lo sa gestire. Negli altri casi, viene diagnosticato come schizofrenia.

Se volete un approccio più basic: in America c’è una tecnica molto diffusa che si chiama “fake it till you make it”. Ecco come funziona: convinciti di essere molto ricco, pensaci intensamente per molto tempo, poi lo diventerai veramente. A noi europei sembra una cosa un po’ imbecille ma funziona. Ci sono, in compenso, una serie di controindicazioni: per riuscirci, devi concentrarti costantemente su una sola cosa, e quindi (per questioni di tempo) dovrai ignorarne molte altre. Steve Jobs era convinto che avrebbe cambiato il mondo dell’informatica, e poi effettivamente l’ha fatto, ma è morto con una storia familiare irrisolta sulle spalle. Donald Trump era convinto che sarebbe diventato ricchissimo, e ce l’ha fatta, ma adesso è Donald Trump. Il Sogno Americano non è per tutti, perché tralascia uno degli assiomi basilari dell’umanità: “l’importante è star sereni”.

Proprio da questo potrebbe essere partita l’idea che sta alla base di Maniac: tre pillole che aiutano, attraverso una serie di processi allucinatori, a risolvere i propri problemi e a stare bene. Con la prima si rivive un trauma personale irrisolto e lo si individua; con la seconda si prova a vivere la stessa situazione in modo diverso per trovare una soluzione; la terza pillola ci dà modo di risolvere il trauma rivivendolo con una coscienza accresciuta. È un processo molto spettacolare visivamente, purtroppo non attuabile con la tecnologia odierna. Ma in effetti non serve tanta scena. Il nostro problema non è che alluciniamo troppo poco: come si diceva poco prima, lo facciamo continuamente senza accorgercene. Quindi la storia delle tre pillole si può fare anche adesso, gratis, senza tecnologia farmaceutica e computer che complichino le cose. È anche abbastanza facile, basta po’ di pratica.

Pillola A. Guarda bene cosa ti sta succedendo, e individua lo schema che tende a ripetersi, il problema ricorrente, il livello del videogioco che non riesci a superare. Di solito è qualche situazione irrisolta del passato, che continui a rivivere nel presente adattandola a quello che ti si para davanti. Facciamo un esempio banale: hai paura che la tua ragazza ti molli, perché tutte le precedenti hanno fatto così. Se vai ancora più indietro, ricorderai una sensazione simile quando da piccolo hai temuto che ti avessero abbandonato in autogrill. Puoi continuare a pensare che le donne sono tutte uguali e che da piccoli si è stupidi, ma non risolverai quel livello del gioco, perché rimarresti intrappolato in quel mondo. Vedila diversamente: forse questa storia della fidanzata che scappa è solo una simulazione che ti sei creato in testa per rivivere quell’esperienza dell’autogrill, perché non te la ricordi bene ma non ti è andata giù.

Quindi, gioca la partita diversamente. Pillola B. Forse scoprirai che è solo la tua ansia a fare allontanare le ragazze. E forse ti ricorderai anche che tua mamma è solo andata in bagno, quella volta che piangevi in autogrill. Quindi la tua ansia non ha più motivo di esistere, perché era nata da un malinteso. Pillola C. Quella paura era un’illusione, ora puoi vivere meglio la tua vita sentimentale. Sei a un nuovo livello, e il mondo è diverso. Sì, funziona esattamente come un videogioco, quindi basta imparare a giocare.

Già che ci siamo, proviamo a vedere se funzionano anche le pillole di Matrix. Pillola blu. Questa è la tua vita di tutti i giorni, e tu stai leggendo un articolo su Link. Pillola rossa. Quelle che hai appena letto sono le istruzioni del videogioco, una simulazione iniziata con la tua nascita. Sì, è tipo la realtà virtuale, ma così realistica che ti sei dimenticato che fosse un gioco. Le istruzioni me le ha rivelate il programmatore del gioco, che tu chiami Dio, quello contro cui imprechi ogni volta che devi ripetere un livello. Se prendi la pillola blu, tutto sarà normale come sempre. Se prendi quella rossa, ora sai un paio di trucchetti in più, e puoi giocare più tranquillo perché hai ancora 7 vite e un sacco di gettoni. Scegli tu.