In un’epoca in cui ogni contenuto sembra già esistere, il confine tra ispirazione e plagio si fa sempre più labile. Un’analisi del fenomeno dei doppelgänger digitali e del tentativo di affermare la propria originalità attraverso dissing e querele.
Influencer con account uguali, youtuber che litigano coi loro doppelgänger e gare di sosia che spopolano online. La differenza tra ispirazione e copia è da sempre sfumata su Internet e i social media, ma ultimamente i doppioni sembrano in guerra tra di loro, ognuno cercando di affermare la propria originalità sull’altro.
Prendiamo il caso delle due influencer americane con l’account Instagram del tutto simile, Alyssa Sheil e Sydney Nicole Gifford. Entrambe hanno raccolto un ragguardevole seguito con contenuti lifestyle improntati al minimalismo e ai colori neutri. I loro feed sono interamente bianchi e beige, le messe in posa simili, gli spunti d’acquisto uguali: l’una ha fatto causa all’altra, con l’accusa di copiarle l’estetica. La giornalista che era andata a intervistarle di persona ha ammesso di aver avuto uno sfasamento spazio-temporale: sembravano davvero la stessa persona con la stessa vita, giusto con qualche leggera differenza. La loro storia però non è così inusuale: ogni content creator a un certo punto della sua carriera deve aver sperimentato la sensazione di essere stato copiato da qualcun altro.
Avevamo considerato Internet come un enorme contenitore di spunti da cui pescare a piacere, un ecosistema aperto, pensato per la condivisione e l’evoluzione collettiva delle idee. Un posto dove tutto sommato i doppi potevano coabitare. Ma le cose potrebbero cambiare nel futuro imminente.
Questo capita non solo a quelli con molti follower ma a chiunque, dopo un po’ che ha iniziato a postare con una certa costanza. Una volta, un’amica che gestiva un account di oroscopi mi ha fatto vedere l’account di qualcuno dall’altra parte del mondo che la stava sicuramente copiando: stessa estetica e stessi post (certo, le didascalie erano diverse, qualcosa cambiava). Gliel’avevano segnalato i suoi follower e si chiedeva cosa potesse fare. Non potevo negare che gli account erano simili ma non potevo neanche sapere se quell’account davvero la copiasse; d’altronde di pagine che parlano di oroscopi ce ne sono un milione, l’argomento non è propriamente di nicchia. Chi aveva iniziato a copiare chi? Domanda a cui finora avevamo soprasseduto; avevamo considerato Internet come un enorme contenitore di spunti da cui pescare a piacere, un ecosistema aperto, pensato per la condivisione e l’evoluzione collettiva delle idee. Un posto dove tutto sommato i doppi potevano coabitare. Ma le cose potrebbero cambiare nel futuro imminente, proprio grazie al tribunale che dovrà decidere quale delle due influencer è l’originale, sempre che sia possibile l’esistenza di un “originale” online.
Me contro Te vs. DinsiemE
Anche in Italia abbiamo avuto un caso del genere, che dimostra un’accelerata su questo tema: il dissing tra i Me contro Te e i DinsiemE. I Me contro Te ormai hanno raggiunto un importante livello di popolarità: da coppia di youtuber che creano contenuti per bambini, sono diventati produttori di spettacoli teatrali e film di grande successo, con fatturato milionario. Anche i DinsiemE sono una coppia di youtuber per bambini, e nascono come una sorta di spin-off non ufficiale di un personaggio creato dai Me contro Te (questi ultimi imporranno la chiusura del primo canale dei rivali proprio per violazione di copyright). Nel tempo i DinsiemE hanno raccolto un certo seguito, facendo spettacoli dal vivo e pubblicando libri, ma continuando comunque a essere decisamente simili ai Me contro Te. I fan di questi ultimi hanno creato account dove mettono a confronto i contenuti dei loro beniamini con quelli dei loro rivali e, in effetti, i DinsiemE sembrano rifare gli stessi video, con la stessa estetica e a volte usando anche gli stessi titoli. La cosa più inquietante è che la coppia che forma i DinsiemE è anche fisicamente simile alla coppia dei Me contro Te: hanno gli stessi capelli, gli stessi manierismi, si vestono in maniera simile, addirittura sembrano avere la stessa voce.
Ovviamente non sono davvero del tutto uguali: qualcosa cambia ma sembra di giocare a “Trova le differenze” della Settimana Enigmistica. I Me contro Te, dopo aver ignorato per anni i loro cloni benché i loro fan glieli segnalassero continuamente, nella prima puntata del loro nuovo podcast decidono invece di parlare apertamente di questa storia. “Sappiamo che quando c’è qualcosa di successo, vuoi o non vuoi, è inevitabile che venga copiato. Se c’è una cosa che però mi fa innervosire di questa storia è che loro più volte hanno detto che non ci conoscono”, dice Sofì dei Me contro Te nel podcast, tra reazioni di sconcerto e occhi al cielo del compagno Luì. I Dinsieme ovviamente non si lasciano scappare l’opportunità di un dissing con la loro controparte più famosa, foriero di ulteriore attenzione online. Ribattono dicendo: adesso siete voi che state sfruttando noi per lanciare il vostro podcast, aggiungendo che “la verità è che loro non riescono ad accettare il fatto che possono esserci altre persone nel loro campo che possono fare video su YouTube per lo stesso pubblico”. L’accusa di plagio diventa così anche strategia di marketing e i fan di entrambi sono deliziati, finalmente accontentati nel vedere questa peculiare guerra tra cloni.
CTRL+C CTRL+V
C’è una Corte di Cassazione che possa decidere chi ha torto e chi ha ragione, in questo perenne Tale e Quale Show virtuale, caotico e autogenerativo quale è Internet? Il fatto è che il mondo online è totalmente invaso da cloni, doppioni, cosplayer. E, a ben guardare, lo stesso fenomeno si manifesta anche a un livello superiore, cioè anche le piattaforme social stesse si copiano tra di loro, motivo per cui ci sembra che Instagram ormai sia come tiktokizzato e LinkedIn identico a Facebook. La grande piattaforma social di Zuckerberg, che conta miliardi di iscritti, deve il suo successo proprio nell’aver sempre copiato spudoratamente i punti di forza dei suoi rivali, che alla fine ne sono usciti sconfitti e talvolta ne sono stati inglobati. TikTok invece ha fatto della replica infinita il suo punto di forza: gli stessi balletti, gli stessi sketch comici, le stesse battute ripetute all’infinito.
Il mondo online è totalmente invaso da cloni, doppioni, cosplayer. E, a ben guardare, lo stesso fenomeno si manifesta anche a un livello superiore: le piattaforme social stesse si copiano tra di loro, motivo per cui ci sembra che Instagram ormai sia come tiktokizzato e LinkedIn identico a Facebook.
Questa scissione identitaria dai tratti inquietanti che prende forma online sia a livello micro (i profili dei content creator) che a livello macro (le piattaforme) ha una spiegazione? La prima tesi si aggancia alla poetica del massimo esperto di doppelgänger nella pop culture cioè David Lynch, che nei suoi film offre una visione gnostica del mondo. In pratica, Lynch nei suoi film ci racconta che la dimensione in cui viviamo, altro non è che una copia, una simulazione creata da un demiurgo che ha organizzato la materia ispirandosi al mondo reale, dove scorrazzano altre copie potenzialmente infinite di esseri umani esistenti nel mondo vero e proprio.
Dunque, se ci rassegnassimo al fatto che Internet è una simulazione (e lo è), dovremmo anche rassegnarci al fatto di avere noi stessi altri potenzialmente infiniti io-ombra. La seconda tesi invece scomoda la fisica quantistica e la teoria del multiverso: lo stesso content può esistere in molteplici forme, adattato alle specifiche dinamiche delle piattaforme, che possono essere viste come mondi paralleli, doppi digitali della nostra società, con le proprie regole, dinamiche e culture. Dunque, per sua intrinseca natura, nel multiverso digitale l’identità non può fare altro che frammentarsi e moltiplicarsi. Così come nei film di Lynch, anche nel vasto mare di Internet la nostra identità diventa un gioco di specchi, una riflessione perpetua di infinite possibilità.
Laura Fontana
Lavora da più di dieci anni come esperta di comunicazione digitale per brand nazionali e internazionali. Si occupa di società digitale e analisi del web. Scrive di internet e pop culture, influencer e creator economy su Rivista Studio e altri magazine.
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