TikTok Sorrisi & Canzoni Vol. II
Trad wife, trad life
Dietro l’estetica immacolata delle trad wives c’è un’ossessione molto contemporanea: che il controllo sulle piccole cose possa proteggerci dall’incontrollabile.
Anche questo numero inizia con una parola, ovviamente in inglese, coniata di recente: trad wife, abbreviazione accattivante di traditional wife, la “moglie tradizionale”. E che diamine sarebbe una “moglie tradizionale”? Non basterebbe, nel caso, la parola “moglie”? Nel mondo reale certamente. Online, però, vigono altre regole: tutto è pensiero intangibile, dunque nasce la necessità di coniare continuamente parole nuove per cose che non esistono se non nella società della performance.
La trad wife è la proiezione contemporanea delle mogliettine perfette degli anni Cinquanta che si vedevano soprattutto nelle pubblicità e nei film americani. Anche quelle, mi sono sempre chiesta, sono mai esistite davvero? O erano soltanto evocazioni di qualche stregone della pubblicità in stile Mad Men? Sarebbe anche la risposta alla corporate girl, quella figura femminile che nell’immaginario digital è ambiziosa, indipendente, laureata, con un gatto che la aspetta a casa, una borraccia da due litri piena d’acqua appesa al braccio, sempre di corsa e in perenne burnout. Al contrario, le trad wives si muovono lentamente, sono eteree. Hanno un’estetica invincibile: sono bellissime, alte, sinuose, ben vestite ma mai appariscenti, perlopiù bionde, sempre sorridenti, con la manicure impeccabile, una nidiata di figli e una torta di mele fumante appena sfornata tra le mani. Impossibile non odiare tanta perfezione, almeno da qui, nel mondo reale.
Ma la trad wife, e tutto ciò che simboleggia, interessa davvero agli uomini? Il mio istinto mi diceva già di no, o quantomeno non più di tanto. L’analisi del web me lo conferma: l’interesse è femminile per circa l’80%. La trad wife è solo l’incarnazione della nostra debolezza più feroce: il voler essere sempre perfette, in tutto. È per questo che ci triggerano e, proprio per lo stesso motivo, è così difficile staccare gli occhi da loro. Un magnetismo del genere non poteva certo rimanere inutilizzato nell’era della performance e infatti TikTok le ha rievocate nelle forme contemporanee di Ballerina Farm e Nara Smith.
Entrambe non hanno nessuna caratteristica che un qualsiasi abitante del pianeta Terra definirebbe “tradizionale”. Ma, come detto, nella società della performance le regole sono altre. Ballerina Farm ha nove figli e dieci milioni di follower su TikTok. Ha sposato l’erede del fondatore di una notissima compagnia aerea ed è quindi miliardaria. Lei e il marito appartengono alle famiglie mormoni dello Utah, e questo dettaglio fa tutta la differenza. Il mormonismo americano viene spesso confuso con uno stile di vita cattolico, almeno visto dall’Italia, dove qualsiasi religione, soprattutto agli occhi di chi non la pratica, tende a essere letta attraverso le categorie del cattolicesimo. Nel mormonismo statunitense, invece, è importante fare soldi, perché rappresentano un’espressione tangibile della benevolenza divina. Ma è importante anche mostrare il proprio stile di vita, in un’ottica di conversione, utilizzando tutte le tecniche della società dello spettacolo. In questo senso, quel tipo di religione è sempre stato perfettamente in sintonia con la società statunitense, ne riflette i valori e i meccanismi. Così Ballerina Farm, già immensamente ricca, alta, magra e bionda, è lì che fa figli, impasta il pane, cucina, prepara conserve e mette in scena una vita apparentemente tradizionale. Nella pratica, però, lo fa con troupe, sponsor e un business che macina utili su utili. Sempre serafica. Sempre bellissima. Sempre amatissima. E soprattutto, apparentemente non schiava del “diabolico” consumismo, a differenza della corporate girl, che si aggira per le vie cittadine con l’esaurimento nervoso e i suoi Labubu appesi alla borsa.
Nara Smith, invece, è una variazione sul tema trad wife. Anche lei appartiene a una famiglia mormone. Non è bianca e bionda, ma ha origini sudafricane e tedesche; la sua pelle è scura e i suoi capelli sono crespi e afro. Lo specifico perché c’è chi vede dietro questo fenomeno un idealtipo ariano, ma non è affatto così. L’importante, in questo immaginario, è seguire la parola di Joseph Smith, fare soldi e avere successo. Nara Smith ha dodici milioni e mezzo di follower ed è diventata famosa perché cucina manicaretti in haute couture, parlando con una voce lenta e sussurrata, mentre impasta ieraticamente palle di pane con le dita ricoperte di anelli, per poi cospargere tutto di fiori edibili. È simpatica, è dolcissima, è talentuosa. Ha una bella famiglia. Ciononostante, le cose brutte capitano anche ai bellissimi. Nel luglio del 2026, in un video emozionante e commovente, ha raccontato che la figlia di due anni ha un tumore. È stato un momento molto delicato in cui ho pensato: “internet per favore, sii gentile”. Nessuno è stato rude nei commenti, ma ho avuto la sensazione di sentire un sospiro di sollievo attraversare i social: “Allora neanche lei è perfetta”. “Allora impastare il pane da sola e controllare ogni singolo ingrediente, affinché sia il più puro possibile, non ti mette al riparo dall’orrore del mondo terreno”. Maledizione, no. Anche le perfettissime sono mortali. Siamo stati tutti cacciati dal Giardino dell’Eden, e nessuna pagnotta a lievitazione naturale potrà farci rientrare. Le trad wives lo sanno bene. Per favore, ricordiamocelo anche noi.