Una giornata ipermoderna

00.17 – Ottimizzazione della vita de-ottimizzata

Esiste una via d’uscita dall’ottimizzazione permanente? Sì. Ma solo a costo di scegliere un rimedio personalizzato alle proprie fatiche. E il ciclo ricomincia daccapo.


immagine articolo							                      							                      							                      							                      							                      							                      		                                                         	                                                          00.17 – Ottimizzazione della vita de-ottimizzata

Su LinkedIn un growth hacker ha condiviso lo schermo del suo iPhone. Un’app gli mostra la percentuale di vita già vissuta, calcolata sull’aspettativa di vita corrente per le sue caratteristiche socio-geo-anagrafiche. È al 58,7%. Dice che così può misurare, giorno per giorno, quanto tempo gli resta, e ricordarsi di non sprecarlo in attività improduttive.

La tua terapeuta online ha detto di rallentare, e di staccare davvero. Recuperi la trascrizione dell’ultima seduta dell’assistente AI e lo rimetti nella chat di ChatGPT, e gli chiedi soluzioni su misura. Masseria in Puglia, sette giorni senza telefono, 1.890 euro a settimana, colazione biologica inclusa. Le recensioni su TripAdvisor sono 4,7 su 5 (312 recensioni). La più apprezzata dalla community dice “finalmente ho capito me stessa”, un’altra “il silenzio era quasi troppo silenzioso, mai sentito un silenzio così”. Sette giorni senza telefono, dovresti avvisare tutti prima, per non scatenare il panico. Oppure forest bathing con guida certificata nelle Dolomiti (180 euro per tre ore, “imparerai a respirare”): troppo breve. Oppure  ritiro con meditazione vipassana – dieci giorni, gratuito con donazione libera, ma le liste d’attesa sono di sei mesi e dovresti svegliarti di nuovo alle 5:30. O il cammino di Santiago esteso – ribatti a ChatGPT che un mese di stacco è complicato – ma lui ribatte che esistono versioni light da cinque giorni, con trasporto bagagli a parte.

C’è l’agriturismo in Toscana dove raccogli le olive (costa 490 euro a settimana, ma vitto e alloggio sono inclusi). C’è la fattoria didattica in Umbria dove impasti il pane e coltivi l’orto. O – “secondo me ti piacerebbero”, dice ChatGPT – quelli dove lavori e basta: i marketplace che ti matchano con una fattoria in Irlanda, vitto e alloggio in cambio di cinque ore al giorno nei campi. Il consumatore moderno dedica tempo crescente a compiti non retribuiti, a beneficio di organismi che sostengono di essere al suo servizio. Pagheresti in pratica per simulare la vita semplice che i tuoi nonni emiliani avevano gratis, ma dalla quale sono scappati appena hanno potuto. E poi i crescenti retreat letterari. Luoghi: pineta in riva al mare, castello in Toscana, baita in montagna. Oggetto: corso di scrittura autobiografica. In ogni caso è sempre tutto esaurito. ChatGPT cita il sito Io Donna: “a scegliere le vacanze con penna e libro sono soprattutto donne di ogni età che vogliono isolarsi dal mondo per ascoltarsi, studiare, trasformarsi”.

Potresti imparare a restaurare mobili, invece. L’Oura – l’anello smart – ti ricorda che il tuo stress è ancora alto: tutta questa scelta non gli fa bene, evidentemente. Se poi è il retreat sbagliato? Se il silenzio è troppo silenzioso? Un anno sabbatico sarebbe la soluzione definitiva, dice ChatGPT. Niente email, niente call, niente calendario a blocchi colorati. Viaggeresti come nei reel di Vita Lenta, leggeresti tutti i libri impilati in salotto, sapresti riparare i mobili della casa dei nonni in campagna. Certo, servirebbe una preparazione accurata: calcolare soldi, puntellare la carriera, darsi un obiettivo. E poi come farai a sapere se l’hai sfruttato appieno, l’anno sabbatico? È già mezzanotte e diciassette, l’app del sonno si lamenta. Riprenderai il discorso con ChatGPT domani, forse.


Una giornata ipermoderna

21.00 – Streaming ottimizzato

Risolto il problema della scarsità, ne resta uno più impegnativo: scegliere tra cataloghi saturi di proposte. Tra filtri, liste e abbonamenti, il tempo libero richiede ormai una discreta organizzazione.


immagine articolo							                      							                      							                      							                      							                      							                      		                                                         	                                                          21.00 – Streaming ottimizzato

Vent’anni fa il problema era trovare qualcosa di decente. BitTorrent e giorni di attesa per un film che poi magari manco era questo granché. Si è risolto il problema della scarsità e creato quello dell’abbondanza. Così siamo da capo: c’è comunque lavoro da fare.

Sono le 21: inizia l’esplorazione quotidiana partendo dai filtri di JustWatch (Premium 2,99 al mese, i filtri e le liste sono solo nel Premium). Selezioni crime nordico (danese preferito, svedese accettabile, norvegese dipende, finlandese ultima spiaggia), restringi quelle disponibili nei tuoi abbonamenti attivi, limiti quelle che hanno una valutazione RT (Rotten Tomatoes) sopra l’80% (80% su RT equivale all’8 su 10 di Booking: teoricamente “eccellente”, in realtà appena sufficiente), elimini quelle già viste. Rimangono due serie. Dai la priorità a quella con il badge leaving soon. 

Recuperare da liste esterne sarebbe stato il piano b: Il Post (“10 serie da recuperare”), il New York Times (“Critics’ Picks”), il Guardian (“Best of Nordic Noir”), o il Google Spreadsheet condiviso da Vanz in un gruppo Telegram.

Un rewatch sarebbe stato il piano c. Magari The Bridge (quella originale, non la versione USA, pessima), 4.5/5 su Letterboxd, IMDb 8.6, RT 90%, Metacritic: 88. Ma se poi ti delude? Su Reddit c’è una discussione preventiva: does The Bridge hold up on rewatch?, in caso di arrischiarsi a rivederla.

Quattro abbonamenti base, più episodici MUBI – mai guardato un film, in realtà – e MyMovies. Netflix, lo tieni più che altro per la FOMO. Disney+ riattivato a ottobre per Andor, ricordato solo dall’addebito sulla carta. Now per lo sport. HBO è da fare? Apple TV per la nuova stagione di Severance, imposti un calendario reminder per cancellarlo a fine febbraio. Amazon è incluso con Prime, non conta. 

Per gestire gli abbonamenti serve un’infrastruttura di abbonamenti che si fonda non solo su JustWatch, ma anche su Letterboxd (per i film) e su Trakt.tv (ti ha conquistato il trial con quelle statistiche personali di minuti di visione per genere e paese, che ti fanno incontrare altri con le stesse caratteristiche). Letterboxd Pro: 19$ all’anno, e Trakt VIP: 2,49$ al mese. Come pagare la priority su Ryanair: risolvi un problema creato dal sistema.

La cosa buffa è che è ormai il sistema a ricordarti cosa hai guardato nell’ultimo mese e cosa ti piace. Vai a dormire un po’ infastidito e non sai nemmeno per cosa. Forse perché sei stato derubato della sensazione di abbandonarti all’essere completamente passivo. L’hai letto su Link.


Una giornata ipermoderna

18.30 – Corsa ottimizzata

Si inizia per la compagnia, si continua per alimentare metriche, obiettivi e il foglio Excel delle spese annuali. Per tagliare il traguardo servono costanza e un equipaggiamento premium.


immagine articolo							                      							                      							                      							                      							                      							                      		                                                         	                                                          18.30 – Corsa ottimizzata

Hai iniziato perché Andrea ti ha chiesto “Vieni a fare una corsetta dopo il lavoro?”. Quel “Siamo tra amici” ti ha convinto. Inizi con cinque chilometri e ti sembra di morire. “Non mollare adesso”, è il suo messaggio nella chat del gruppo di corsa, che raccoglie sette reaction tra pollici e cuori.

Scarichi Strava (link affiliato nella chat di un amico di Andrea) per vedere che tempi fanno gli altri. Dopo quattro settimane ti arriva l’offerta: “Upgrade to Premium and unlock 30+ features”. 79,99€ all’anno, così potresti avere Training Load, Relative Effort, Fitness & Freshness. Non sai ancora bene cosa significhino, ma sembra importante…

Dopo dieci settimane – e dieci chilometri di sessione – le ginocchia fanno male. Googli. Le tue scarpe “non sono da running”. Ammortizzazione, drop, appoggio. Passare alle super shoes: piastra in fibra di carbonio, schiuma ad alto ritorno energetico, 4% di efficienza in più. Nike Vaporfly, 280 euro. Un affare, ti dicono gli altri in chat.

Dopo un po’ sei l’unico senza un orologio adatto. Decidi per un Garmin Forerunner 265. Costa 500€ ma, ha 4.8 su 5 nelle recensioni. GPS preciso “a livello militare”, VO2 Max (pare importante), cadenza, zone cardiache, training status interpretato da un coach AI. Ogni corsa genera 12 metriche e frecce rosse o verdi come nelle dashboard delle campagne pubblicitarie su Google. La cadenza ideale è 180 passi al minuto. La tua è 172, ma in miglioramento del 3% mensile.

Andrea e gli altri hanno come obiettivo la mezza maratona di Roma. Il prezzo è sostenibile, 45 euro (più viaggio in treno e alloggio), “figata pazzesca, super aura” è il messaggio nel gruppo. Per iscriverti serve anche la RunCard, 20 euro, e il certificato medico agonistico (altri 60) comprensivo di visita con ECG sotto sforzo – l’ASL evidentemente non si fida dei dati del tuo Garmin, che però mostri al medico comunque. 

Ti rivolgi quindi a un coach, consigliato dal gruppo. Martedì: intervallato, 6x800m, Z4. Giovedì: fondo lento 12 chilometri, Z2. Domenica: lungo, 18 km, Z3. Prescrizione: gel energetico, 30 minuti prima della corsa. Acqua, ogni 5 chilometri; dopo, stretching, foam roller per 15 minuti, assunzione di proteine, rigorosamente entro 30 minuti. C’è la Recovery run il giorno dopo, anche se non hai voglia. Devi fidarti del processo, e poi hai paura del giudizio del coach su Zoom.

A giugno a Roma avrai fatto la mezza maratona. 1h 47min 23sec: personal best. Posterai la medaglia su Instagram e ti godrai i tuoi 47 like. Lunedì avrai già senso di vuoto. È la Post-Race Blues, dicono in chat. Mercoledì ti iscriverai alla maratona di Parigi, mancano solo sei mesi. Senti sollievo. 

Nel foglio Excel dedicato totalizzerai a fine anno 1.520 euro. Scarpe, app, Garmin, Strava Premium, certificati medici, iscrizioni, gel, fisioterapisti, coach. Per un attimo penserai di correre a caso, senza Garmin, senza Strava, senza sapere niente. Ma non lo farai.


Una giornata ipermoderna

16.43 – Mente ottimizzata

Prendersi cura di sé non è mai stato così semplice. Serve solo l’abbonamento giusto e uno spazio libero in un calendario fitto di riunioni, call e scadenze.


immagine articolo							                      							                      							                      							                      							                      							                      		                                                         	                                                          16.43 – Mente ottimizzata

Lo smartwatch non mente: Body Battery 23 su 100, HRV a 19 millisecondi, stress score rosso. “L’HRV è molto più di un semplice numero: esso rappresenta una valutazione oggettiva e non invasiva della tua abilità di fronteggiare lo stress psico-fisico ed emozionale”, si legge sul sito EnergicaMente.it.

Inizi a tracciare l’umore con Daylio – tre check casuali al giorno, ti chiede un feedback con emoji tra il felice e il disperato, come negli schermi LED all’uscita delle toilette all’aeroporto. C’è anche un campo note che non compili mai, in quanto non obbligatorio. Riscarichi Headspace Mindfulness per l’ennesima volta – l’iPhone dopo tre mesi di inutilizzo la disinstalla automaticamente, per ottimizzare lo spazio. Si riparte: la striscia dei giorni consecutivi da non interrompere, la voce californiana che ti dice di respirare. Ci sono altre app, ma alla fine non vale la pena abbandonare Headspace che ha già tutti i tuoi dati.

Il problema è che di solito i pensieri da riporre dolcemente nelle nuvolette da visualizzare sono troppi, tra cui l’incombente non starò perdendo tempo? Non sarà meglio Serenis, o Unobravo – le startup della psicoterapia online? Sul suo sito si legge che “ogni persona è unica e il suo psicologo pure”.

Il match è come su Tinder: trovi lo psicologo scorrendo un carosello senza fine di persone sorridenti, specializzate. Ansia, crescita, relazioni, autostima. Non sai scegliere: dunque compili il questionario di una ventina di domande che aiuterà Unobravo a comprendere i tuoi bisogni e a scegliere l’analista perfetto. Sono quarantanove euro a seduta, fiscalmente detraibili al 19%. La prima sessione è un giovedì alle 16:45. Il calendario di Outlook accoglie un nuovo rettangolo color malva. È accettato (anzi, incentivato) come “lavoro su se stessi” dalla nuova policy, che ha fatto vincere all’azienda il badge Great Place To Work. Basta inserire il tag “benessere” (al posto della saletta aziendale) al momento della prenotazione nel calendario aziendale.Duecento euro al mese per curare lo stress di un lavoro che ti permette di pagare duecento euro al mese: tutto sommato si può fare. Anna, la terapeuta che hai scelto tra i tre professionisti proposti da Unobravo, ha buttato lì, dopo la prima seduta omaggio, che forse dovresti rallentare, dedicare tempo a te stesso. Staccare davvero. Esci dalla sessione, chiedi a ChatGPT idee per trovare un momento di disconnessione. “C’è un retreat chiamato Un viaggio nel silenzio organizzato dal 13 al 17 aprile 2026 presso Il Pagoda Hotel a Castelvecchio Pascoli, in Toscana. Si combina silenzio profondo, yoga, meditazione guidata, pratiche di respirazione avanzata (Sudarshan Kriya) e un vero detox tecnologico: niente schermi per tutta la durata dell’esperienza.” ti dice.


Una giornata ipermoderna

13.00 – Cibo ottimizzato

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei. Tra sensori e integratori, oggi gli unici ingredienti indispensabili di un pasto completo sono i dati.


immagine articolo							                      							                      							                      							                      							                      							                      		                                                         	                                                          13.00 – Cibo ottimizzato

Apri l’app Cronometer. Fotografi il piatto di uova e cavolo nero. Scannerizzi il barcode della confezione di hamburger veg. Classifica 82 micronutrienti: non solo calorie, proteine, carboidrati, grassi come faceva MyFitnessPal, ma anche vitamina B12, omega-3, zinco, aminoacidi. Il Nutrient Oracle (versione Gold, da 11 euro al mese) ti suggerisce quali cibi mangiare per colmare i gap. 

Ti piaceva HelloFresh, che ti mandava gli ingredienti appositamente equilibrati direttamente a casa, ma oggi potresti lavorarci, in HelloFresh. 150 grammi di proteine, 40 grammi di grassi, il resto carboidrati. Ma poi dipende dal giorno, dal protocollo, dal tipo di digiuno. Tutto è monitorato dall’app, che conosce le dosi perfette per il tuo metabolismo.

La domenica pomeriggio prepari i pasti della settimana: si chiama Meal Prep. I Tupperware vanno nel frigo, etichettati con giorno e macro. Pollo, riso basmati, broccoli è la tua scelta preferita. Variante possibile: salmone, quinoa, asparagi. Il frigo sembra uno scaffale del supermercato.

Ma anche con il Meal Prep a un certo punto il cibo è diventato un problema da risolvere. Troppi ingredienti, troppi errori possibili. Serve uno strumento di precisione. Huel fattura 200 milioni di sterline. Sul sito si definisce complete food: è polvere. Il nome Huel è una sincrasi di human fuel. Versi in acqua, scuoti e bevi. Nutrizione completa, efficiente, e anche sostenibile. Si chiama Meal Replacement.

C’è molto content su “Gestire i picchi glicemici” e tutti i coach dietologi dicono che va ottimizzato il glucosio nel sangue. L’oggetto più desiderato è il continuous glucose monitor (CGM in gergo). Il Dexcom Stelo costa 99 dollari per due sensori, con filamento sotto pelle sul braccio e misurazione in tempo reale. Scopri che il panino ti fa schizzare a 200 (200 cosa? Non importa), e invece la pasta (integrale) è ok.

Il ristorante è diventato il cheat meal schedulato. Anche lo sgarrare è previsto nel piano, una volta ogni due settimane, anche se ovviamente sgarrare programmaticamente è un po’ un controsenso. In ogni caso, lo slot di sabato è prenotato da Berberè.

Trasformare il pasto in un task  ti fa sentire meglio. La fame non esiste più, al più sono deficit calorici e finestre anaboliche. Con uno sguardo sei in grado di calcolare i macro di un piatto. Non serve nemmeno più la scansione. 


Una giornata ipermoderna

10.30 – Portafoglio ottimizzato

La vita è un pendolo che oscilla tra l’ennesima spesa e l’ennesimo abbonamento a un’app che promette di farci spendere meno. L’equilibrio richiede autodisciplina, e 15 euro al mese.


immagine articolo							                      							                      							                      							                      							                      							                      		                                                         	                                                          10.30 – Portafoglio ottimizzato

Tutto è iniziato con la seconda colazione delle dieci e mezza, discutendo su Whatsapp su quale bar avesse il cashback più alto su Satispay. Poi hai scaricato YNAB, su consiglio di un tuo collega che ha aperto la partita IVA (ti ha mandato un link affiliato, così tu hai un mese gratis, lui anche). YNAB (che sta per You Need A Budget) costa 14,99 dollari al mese, ma a sentire tutta la tua cerchia ne vale la pena: è il metodo zero-based budgeting, “ogni euro deve avere uno scopo”. “Il freelance deve sapere dove vanno i suoi soldi”, sostiene il sito. Ma non solo il freelance: “Ogni persona è freelance della vita e deve avere un budget”.

Secondo l’app ogni spesa va catalogata: la colazione di mezza mattina va sotto “extra” o “colazione”? Ti consigliano di catalogare subito, è più efficiente e meno stressante. Così metti l’abbonamento ai mezzi in “trasporti” appena dopo aver pagato con Apple Pay. Dopo un po’ ci prendi la mano e inizi a catalogare in scioltezza: in libreria The Subtle Art of Not Giving a Fuck va sotto “professione”.

Il contante – ordina il metodo – va abolito. Non è rendicontabile automaticamente, devi inserirlo manualmente e, sostiene l’app, il rischio di errori aumenta. E se dimentichi di farlo, la cosa ti rode in testa per giorni. Se scordi qualcosa di grosso, esce un grafico a torta che mostra un’ampia zona grigia con scritto “altro”. Cosa c’è dentro? Cosa hai sbagliato?

Con l’apertura di vari conti con promo da non perdere (“fino a 100 euro in buoni Amazon o Zalando”), ognuno dotato di diversi salvadanai virtuali per scopi specifici (il fondo tasse, il fondo vacanze, il fondo regali natalizi), gli estratti conto da controllare si moltiplicano. Ma hai trovato l’app che li aggrega (Hype Radar, da 2,90€/mese). Le spese sono catalogate per ora del giorno, giorno della settimana, settimana del mese, mese, città. Un indicatore ti avvisa se hai sforato il budget destinato a cene o abbonamenti. A volte è necessario spostare le spese manualmente perché – per esempio – le cene serali devono stare in “intrattenimento” e non in “cibo e bevande”, dove l’algoritmo continua per sbaglio a inserirle.

A fine dicembre arriveranno grafici colorati e spiritosi, come uno Spotify Wrapped finanziario. Lo condividerai con gli amici, chiedendo se anche loro hanno una percentuale di budget per lo streaming così elevata o se è il caso di tagliare Disney+. Ma soprattutto ti forniranno dopamina perché certificheranno il risparmio di 584 euro in un anno tra cashback, blocchi di budget, spostamenti di fondi tra un conto e l’altro e punti vari in programmi fedeltà. Valgono bene le circa 180 ore trascorse sull’app.


Una giornata ipermoderna

09.00 – Calendario ottimizzato

Il calendario come interfaccia della giornata. Il tempo è un mosaico di blocchi da organizzare al millimetro. Pena: perdere lo slancio.


immagine articolo							                      							                      							                      							                      							                      							                      		                                                         	                                                          09.00 – Calendario ottimizzato

Prima fu l’agenda cartacea. Poi arrivarono il calendario condiviso di Microsoft Outlook e l’app di Google Calendar che notifica gli appuntamenti. Da tempo, il tempo in ufficio non è più solo tuo, è condiviso con i colleghi: deve essere difeso, per questo lo fai gestire dall’app di IA per essere allineato ai task assegnati su Todoist, e suddiviso in blocchi di deep work da 25 minuti. Uno studio sostiene che il time blocking può aumentare la produttività fino all’80% mentre il context switching – saltare da un task all’altro – può far sprecare fino a sei ore al giorno. 

Se non è in Google Calendar, non esiste: tra sale riunioni, persone e automobili non c’è più differenza, sono risorse prenotabili. Optana combina attività, email, riunioni e calendari per una gestione completa del tempo. La sua routine di pianificazione giornaliera guidata ti aiuta a stabilire le priorità delle attività in modo intenzionale.

L’app usa la matrice di Eisenhower per classificare i compiti: importante, urgente, entrambe le cose, nessuna delle due. Oggi quasi tutto è sia importante che urgente, così un’IA che ti dica cosa fare è funzionale.

Pianifica la tua giornata con un sistema assistito dall’IA che bilancia efficacemente il carico di lavoro.

Da quando hai letto When di Daniel Pink sai che il tuo cronotipo è un morning person che rende meglio con task analitici al mattino (picco di attenzione), task routinari a pranzo (modesto abbassamento cognitivo), e creativi nel tardo pomeriggio. Nelle cuffie accendi YouTube con lofi beats to study/relax/work – sei ore di loop, cinquanta milioni di visualizzazioni.

Oggi è un giorno maker (la suddivisione in giorni monotematici è di Paul Graham): il calendario è un Mondrian di slot di lunghezza proporzionale all’importanza e alla lunghezza del task da portare a termine. Ogni task completato ti dà punti proporzionali all’importanza del task. (C’è una classifica globale con tutti gli utenti). L’app ti incoraggia: You’re on fire! Go along!

Domani invece sarà un giorno di tipo manager: il Mondrian sarà composto solo di call da 25 o 55 minuti. I cinque minuti di sfrido – un trucco insegnato dalla tua professional organizer – servono per recuperare il 20 o il 10% del tempo passato in ogni singola riunione: “quello che si fa in 30 si fa anche in 25”, ha detto.

Nessuno più timbra il cartellino, è tutto flessibile – come del resto abbiamo richiesto e ottenuto. Il filosofo Byung-Chul Han lo chiama “sfruttamento volontario”: non c’è più un padrone che ti costringe ma ti sfrutti da solo, nella convinzione di realizzarti, e sostanzialmente, “ti ottimizzi fino a morire”, dice lui. Ma non certo prima di avere ricevuto il bonus di fine anno.


Una giornata ipermoderna

08.00 – Cultura ottimizzata

La velocità non è più un’opzione. Per leggere, ascoltare e informarsi serve un sistema di ottimizzazione. Tutto, rigorosamente, a 2x.


immagine articolo							                      							                      							                      							                      							                      							                      		                                                         	                                                          08.00 – Cultura ottimizzata

Sono le 8:22 del mattino, sei in metro. Hai 38 minuti di tempo. Apri il podcast Masters of Marketing a 2x (1.5 è troppo poco, 2.5 è inascoltabile). Significa che in 15 minuti ascolti l’equivalente di 30. L’app Pocket Casts skippa l’intro (45 secondi) e gli annunci pubblicitari (altri 90), ed elimina il silenzio di troppo. Ne ricavi un episodio in più ogni dieci che ascolti e l’app te lo comunica a ogni apertura, per confermarti la necessità del piano premium da cinque euro al mese. Così c’è tempo anche per la rassegna stampa: prima ascoltavi quella di Rai Radio 3 (45 minuti), poi quella de Il Post che durava più di 20 minuti e il giornalista parlava lentamente. Con The Essential si fa – dichiarano le recensioni – “in meno di dieci minuti così li inserisci senza sforzo in viaggio, in pausa pranzo o mentre prepari la cena”. A x2, ne bastano 5.

Ripulisci la mail. L’articolo Job apocalypse? AI is creating brand new occupations, nella newsletter dell’Economist dichiara 5 minuti di tempo di lettura. Il tuo tempo è sempre circa il 50% di quello dichiarato, una volta lo hai cronometrato. Ti piacerebbe leggere un longform su Link, tratta della politicizzazione dei meme, ma sono 20 minuti di lettura e allora te lo fai riassumere dal prompt salvato di ChatGPT “sintetizza in 10 punti elenco in massimo 1.000 caratteri”. Una newsletter, Il venerdì di [mini]marketing, dichiara 11 minuti di lettura. Ti disiscrivi. 

La pausa pranzo è ottimizzata con lettura e palestra. È gennaio e sei a 2 libri letti su 52 dichiarati nella challenge annuale di Goodreads. Inserisci in ChatGPT “libri da leggere in una giornata” e scopri che Bartleby lo scrivano di Melville è di sole 80 pagine (meno quelle dell’introduzione di Trevi che puoi saltare). Gli audiolibri contano? Decidi di sì. Lo fanno tutti. Su Audible c’è Bartleby, lo inizi a 1.5x sul tapis roulant. Domani ti scaricherai sul Kindle un Quanto di Einaudi, hanno un ISBN (quindi valgono per la challenge) e stanno sotto le 50 pagine.

Readwise è un’app di ripasso degli highlight che hai sottolineato digitalmente in precedenza (velocizza e consolida la memorizzazione, “Grow wiser and retain books better”). Ogni giorno alle 18 ti manda una notifica: devi leggere cinque estratti prima della mezzanotte per non perdere la striscia di 847 giorni consecutivi. Sei al novecentoquarantasettesimo posto della classifica mondiale dei lettori. Mentre torni passi alla mostra di Christian Marclay. L’installazione The Clock prevede ventiquattro ore in tempo reale. La vita sembra a 0,5x.


Una giornata ipermoderna

05.43 – Morning Routine ottimizzata

Dal sorgere artificiale del sole ai diari motivazionali, la routine mattutina trasforma il risveglio in un percorso guidato. Da seguire senza deviazioni.


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L’orario di sveglia cambia ogni giorno. Stamattina è stato alle 5 e 43. Lo smartwatch ti sveglia quando il ritmo circadiano del sonno si presume nella fase leggera: ti svegli più facilmente e ottimizzi i tempi.

Nel frattempo la wake-up light Philips (comprata in promo Mediaworld a 145 euro) sta simulando il sorgere del sole: è nella fase “delicata luce rossa all’alba”, poi gradualmente vira in un caldo arancione e, infine, “riempie la stanza con una luminosa luce gialla”. Poi inizierà a diffondere cinguettii degli uccelli, onde dell’oceano o una melodia rilassante delle campane tibetane. 

Un articolo racconta che su TikTok l’hashtag #morningroutine ha 8,2 miliardi di visualizzazioni e il 73% degli utenti sotto i 35 anni dichiara di seguire almeno una routine mattutina strutturata. Hai comprato uno alla volta i prodotti necessari, approfittando di Black Friday e fuoritutto. Dopo lo smartwatch e la lampada tu e altre 30 milioni di persone avete sottoscritto l’abbonamento all’app Fabulous (“aiuta a consolidare le tue routine”) a 9,99 mensili.

L’acqua fredda della doccia attiva il sistema nervoso simpatico portando al rilascio di dopamina – “un naturale stimolatore dell’umore e antidolorifico” – migliorando potenzialmente la regolazione dell’umore, aumentando la prontezza di riflessi e regalando “una sensazione di euforia che può durare per ore”. La temperatura dell’acqua deve essere compresa tra 10 e 15 °C con una durata minima di 10 minuti: ogni tanto bari un poco con il miscelatore termostatico di precisione. 

Il Five Minute Journal – lo fanno tutti – ti costringe a scrivere le tre cose giornaliere per cui sei grato, e altre tre cose che prevedi renderanno la tua giornata migliore. È costato 33 euro, ma è quello ufficiale: hai diritto a mezz’ora di consulenza con la creatrice, inclusa nel prezzo. Tra mille anni gli archeologi troveranno questi diari e penseranno a un rito religioso.

Le quotidiane dieci pagine di lettura, previste dalla routine, prendono circa 15 minuti – è il turno di La teoria di lasciare andare di Mel Robbins. “Nella routine è sconsigliabile un romanzo: meglio un saggio, possibilmente su automiglioramento o saggezza interiore”.

Sono passati sessantatre minuti. Il tempo dalla sveglia è sempre lo stesso. Quando non corrisponde temi di aver dimenticato qualcosa. Alle 6 e 46 la giornata inizia.


Una giornata ipermoderna

22.45 – Sonno ottimizzato

Dormire non basta più: bisogna farlo bene, secondo algoritmi e punteggi. Il riposo diventa una questione di dati.


immagine articolo							                      							                      							                      							                      							                      							                      		                                                         	                                                          22.45 – Sonno ottimizzato

L’app va attivata al momento in cui ti sdrai. Il telefono va posto preferibilmente a faccia in su sul comodino – lo dice il popup che inevitabilmente compare tutte le sere, e non lo levi perché non riesci mai a ricordare questo particolare, perché c’è invece un’altra app in cui devi mettere il telefono sotto al cuscino. Il rumore bianco – fondamentale per addormentarsi rapidamente – è solo nella versione premium, attivata al Black Friday con un sostanzioso sconto del 40% su di un ipotetico prezzo pieno di nove euro al mese. Il piano full comprende anche le favole della buonanotte per adulti, peccato che siano solo in inglese. Monitori il tempo tra il momento in cui ti sei sdraiato e il momento in cui l’app decreta che stai dormendo. Si chiama tempo di latenza, e la sua durata ottimale è stimata in dieci minuti.

Non è che tu abbia particolari problemi ad addormentarti. Ma un po’ per curiosità, un po’ per l’ossessione generale per la qualità del sonno, ritenuta foriera di concreti miglioramenti della concentrazione e nell’umore nelle dodici ore successive, ti ritrovi ogni giorno a confrontare i tuoi dati con la media di tutti gli utilizzatori dell’app. Particolarmente importante è considerato il rapporto tra sonno profondo e leggero (di qualità inferiore). Perché stai russando così tanto, così sopra la media? L’app ti chiede se il tuo peso è variato, se sei depresso, se la temperatura della stanza è giusta. 

Dopo l’app sei passato allo smart ring – dopo che anche lo smartwatch non viene più considerato adeguato ai nuovi standard della misurazione. Il ring – o meglio, l’app complementare – ti comunica appena sveglio i dati della notte: la frequenza cardiaca, il movimento, l’apnea notturna, la temperatura del corpo, l’ossigenazione del sangue, i micro-risvegli. E ti valuta l’efficienza del sonno. 70 su 100: “notte inferiore alle attese”, così avrai una motivazione razionale per detestare tutti quelli che stanno con te sul tram. 

Per recuperare la qualità del sonno potresti rinunciare all’alcol, suggerisce l’app. “Il 90% degli utenti recupera più di dieci punti rinunciando a bere”. Una migliore idratazione del corpo ne farebbe recuperare altri cinque.

Arriva la puntuale notifica dell’app del ring per prepararti al sonno, materna come sempre. Gary Wolf, fondatore del Self Quantified Movement, diceva che i numeri rimuovono la risonanza emotiva dai problemi. E le emozioni sono scomode, imprevedibili. Meglio un dato oggettivo che la sensazione di aver dormito male. Ascolta il tuo corpo, ti dicevano ai corsi di yoga, ma misurarlo è più efficiente.