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Pop culture

Swipe down. Le montagne russe di Fedez

Un profilo di Fedez, personaggio non solo musicale che ci ha messo un attimo a trovarsi al centro del mondo. Nel momento in cui fatica a starci.

La prima volta che ho sentito parlare di Fedez ero ancora nella mia cameretta di Genova e il rapper di Rozzano era chiacchierato per aver registrato un featuring con uno dei rapper più in vista del capoluogo ligure, Albe Ok. Era il 2007, se non erro, e Fedez scese in città (metaforicamente) con il bollino di compagno di etichetta di Esa da Varese. Le mie conoscenze del mondo rap fuori dalla mia città – ma in realtà anche all’interno della mia città – erano molto limitate: sapevo che qualche rapper di “punta” aveva frequentato il mio liceo, ma per il resto mi relazionavo al rap solo attraverso il download di eMule e le parolacce, o qualche numero di AELLE di terza/quarta/quinta mano. Quindi non avevo idea di chi fosse Fedez, ma avevo ben chiaro chi fosse Esa che – al di là dei gusti musicali – era un sinonimo se non altro di spiccata appartenenza a un genere, a una cultura. Nel giro di qualche anno Fedez passò poi ad accostare la propria immagine a Vincenzo da Via Anfossi, E-Green, Emis Killa, per arrivare a webstar come Federico Clapis, dando primi indizi su quale sarebbe stato il suo futuro, fino a Gué Pequeno.

Il resto è dannatamente presente. La #10yearschallenge che avrebbe potuto stupirci di più in questi giorni poteva essere la sua. Oggi Federico Lucia è in un periodo ibrido: dopo aver musicalmente tentato per anni di distaccarsi dalla nicchia del rap sfottendone i crismi e adducendo come sue ispirazioni – più o meno celate – cose come i Blink-182, il suo percorso lo ha portato ad approdare a San Siro. Oggi che il disco più venduto d’Italia è un disco rap, il suo intento sembra quello di voler tornare nella direzione da cui proviene, proponendo duetti con popstar americane che hanno tanto del mumble rap, o provando a infilarsi in filoni di emo-rap che partono da Lil Peep per arrivare a Trippie Red –collaborazione di spicco. Quell’uomo che solo due anni fa diceva in access sulle reti Mediaset di non aver mai detto di essere un rapper, oggi si circonda di personaggi come Tedua, Emis Killa, Trippie Redd, la Dark Polo Gang, tentando di inglobare e di inglobarsi in un filone che – volenti o nolenti – sta cambiando la musica italiana.


Ci siamo auto-convinti che quello di Fedez fosse un disegno ben costruito e pensato, che il signor Lucia avesse in testa ben chiare fin dall’inizio tutte le mosse, che ogni passo fosse studiato alla perfezione per permettergli di arrivare in cima. Poi è arrivato il 2019. Fedez non farà più X Factor, e, per quanto abbia addotto che fosse una sua scelta, questo accade perché banalmente è scaduto il suo contratto (ma su questo torneremo più avanti). Gli ultimi tre ultimi singoli non sono stati di successo, o meglio, non il successo a cui ci ha abituati Fedez. E il suo tentativo di brillare come unica vera regina incontrastata oggi lo vede come mero suffisso al cognome della moglie. Quindi mi chiedo: cosa sta succedendo a Fedez?

Costruzione. La musica e il web

Il “personaggio” Fedez, quello che mi interessa analizzare prescindendo dalla musica, nasce nella primavera 2014. Il padrino, possiamo dire, è Michele Santoro che, con il suo programma AnnoUno, lo invita a confrontarsi e scontrarsi con Giovanardi sul caso Cucchi, e di conseguenza sulle droghe leggere e non. Siamo in un periodo storico in cui il rap per molti è Moreno che fa freestyle in televisione e poco più, mentre Fedez è ancora un ibrido: ha un piede dentro il rap (il suo ultimo disco ha il featuring di Gué Pequeno, al quale per lungo tempo ha fatto le doppie in tour) e uno fuori (fa le canzoni su Alfonso Signorini, collabora con Francesca Michielin e innegabilmente porta un immaginario colorato e trash – per come lo usiamo oggi, forse sarebbe meglio dire kitsch, ma si sa che la lingua la fanno i parlanti – che è quasi antesignano di ciò che accadrà in futuro). In occasione dell’uscita del suo disco, il primo che ha tutti i crismi dell’ufficialità, ha fatto tra gli altri un passaggio televisivo a Le Iene, in cui affronta i suoi problemi di droga nel passato, ammettendo di aver fatto uso di droghe sintetiche e di aver smesso. È il primo passo della creazione del personaggio. Il secondo in realtà, perché già nel 2011 era entrata di netto una delle peculiarità della popolarità di Fedez: la polemica. Il primo singolo virale di Fedez, “Jet Set”, infatti, riportava, in uno YouTube preistorico, qualche irregolarità nel conteggio delle view. Aveva realizzato un numero all’epoca spropositato di visualizzazioni, qualcosa come 800mila in tre giorni, e la mappa che localizzava gli ascolti indicava come più attivi Paesi come Brasile o Cina, cosa improbabile per un artista italiano nel 2011. Come una foglia di lattuga che frana rovinosamente a terra in un Carrefour anche gli pseudo-fan cinesi travolsero Fedez, che all’epoca giustificò il tutto come un errore di YouTube, che non avendo abbastanza server italiani per reggere il numero di suoi fan, smistò nel resto del mondo i numeri. La polemica non ebbe effetto sulla carriera di Fedez, servendo solo come megafono per il suo personaggio, che uscì pulito dalla prima delle tante accuse.

Ma torniamo alla creazione del personaggio: Fedez con l’uscita del primo disco inizia a vestire i panni della popstar ripulita, ma al contempo giovanile. Ha e può avere un parere consapevole sulle droghe perché le conosce in prima persona, ma è anche avvertito sui rischi delle stesse, e ha smesso di assumerle. Chi meglio di lui, all’epoca definito “coso colorato”, per sfidare il vecchiume al potere? Nessuno, e infatti dallo scontro con Giovanardi esce vincitore e da lì nasce il Fedez televisivo: qualche mese dopo è il nuovo giudice di X Factor, il primo in Italia a sedersi al tavolo senza sembrare più adatto a Music Farm che a giudicare novelli cantanti, e un anno e mezzo dopo Italia 1 racconta il suo tour.

Quando si siede sul seggio di X Factor, Fedez ha già realizzato tutto ciò che in potenza lo trasformerà nel Fedez di oggi: è una webstar grazie alla geniale idea di realizzare dei vlog sulla sua vita, vive sotto i riflettori senza che i riflettori siano effettivamente arrivati da lui, grazie alla relazione con l’influencer Giulia Valentina. Ma, come dicevamo, è tutto in potenza, perché il vero Fedez esce di lì a pochissimo.

Nel tentativo di non essere solo “l’-ez” di Ferragnez, Federico Lucia si imborghesisce: smette i panni del politicante (visto che può essere un argomento divisivo, meglio dedicarsi ai meme) e veste quelli griffati del fashion blogger. Si accoda a marchi come Supreme, iniziando una collezione ossessiva del brand. Si dedica a vacanze di lusso alle Maldive e a feste di compleanni nei supermercati.

Costruzione. La politica

C’è una caratteristica finora solo sfiorata e accarezzata, che diventerà uno dei principi fondanti del primo Fede davvero famoso. A oggi la rima più politica che ci ha portato il rap mainstream italiano è “sinistra e destra, cambiano i ministri ma non la minestra”. Se però per diventare famosi, ma al contempo apparentemente non accomodanti, serve parlare di politica, lo dobbiamo al nostro. Nel primo brano che inizia a circolare per il web, “Tutto il contrario”, troviamo perle di satira sociale come “Non è vero che hanno ucciso Aldo Moro / aveva solo la camicia sporca di pomodoro” o ancora “Esci con tuo figlio a raccoglier le margherite / perché da quando c’è lui (presumibilmente Silvio B., nda) le tasse sono sparite”, che rendono Fedez dissacrante. Capendo che la strada è quella giusta, una manciata di mesi dopo esce “Vota sì per dire no”, praticamente un comizio di Beppe Grillo, in cui Fedez perora una giusta causa (gli accade di rado), ovviamente con le parole e i concetti sbagliati. Il qualunquismo dunque, a uso e consumo di un pubblico già abbondantemente sotto la possibilità di voto, vede però l’exploit proprio all’apice della costruzione del suo personaggio.

Appena cinque mesi dopo l’annuncio del suo approdo a X Factor, infatti, Fedez sposa la causa dei 5 stelle. Non è il primo rapper a farlo, ovviamente la retorica iniziale del Fuck the system attira molti esponenti di quel mondo a simpatizzare per la forza distruttiva del vaffanculo, ma Fedez è il primo a farne quasi una causa primaria, incidendo “Non sono partito”, l’inno del MoVimento, caricato sul canale di Beppe Grillo. È il momento perfetto per Fedez che, come gli uomini di cui ha sposato la causa tanto da dedicare loro delle ore in studio di registrazione, diventa l’uomo nel mirino. Ovviamente gli avversari sono personaggi come il già citato Giovanardi o il non ancora citato Gasparri. Gli ultimi mesi del 2014 sono una manna dal cielo: esce Pop-Hoolista, che già dal titolo fa capire quale sarà il futuro di Fedez, inizia X Factor e sale sul palco del Circo Massimo per cantare “Non sono Partito”. Le polemiche arrivano, e Fedez ne fa tesoro più che può. Il PD applica una delle sue grandi mosse di comunicazione, chiedendo l’esclusione di Fedez dalla tv per “manifesta appartenenza al MoVimento”, finendo per essere tacciato come “partito fascista”, Gasparri gli regala la definizione che rimarrà la bio di Twitter del rapper per anni, ovvero “Cosodipinto” (che sarà anche il nome della repack del suo disco Pop-Hoolista), a dicembre vince X Factor e per la prima volta un giudice che porta alla vittoria i suoi concorrenti di un talent dimostra (sulla carta) di avere a cuore il loro percorso post-televisivo, facendoli firmare per la neonata Newtopia, l’etichetta fondata con J-Ax.

In questo momento, e per tutto il 2015, Fedez riesce a ottenere l’agognata nomea di “personaggio controverso”: lo odia la politica – e quindi ne parla, avendo la possibilità di stare dalla parte dei più “deboli” –, lo odia il rap – Fibra gli regala la rima “non uso mai l’inglese / ora faccio un’eccezione: Fuck Fedez” – e lui ne prende le distanze, sembra scomodo per la tv e per l’industria discografica – e lui non vede l’ora di sottolineare quanto sia bravo a curarsi dell’arte in valore assoluto, portandosi dietro artisti come Lorenzo Fragola, salvo poi rallentarne l’ascesa nonostante l’apparente potenziale. Sono anche gli anni – più precisamente dal 2013 – in cui nasce un sodalizio con un altro uomo che ha fatto del sarcasmo la propria fortuna: J-Ax. Newtopia infatti è al 50% con l’ex Articolo 31, che parallelamente prova a emulare la propria metà più giovane con The Voice of Italy, con Sorci verdi e con Amici in compagnia con Nek. Grazie al supporto reciproco, i due creano un’immagine di “imprenditori di successo”, con la retorica un po’ americana di chi re-investe la propria fortuna per far sì che altri ne abbiano altrettanta.

La presenza di J-Ax nella sua vita, però, non è ancora preponderante. Nel magico mondo di Fedez, Ax è solo un aiutante del protagonista: fanno insieme interviste per Wired, Ax compare negli spot per il programma su Italia 1 (dove il target è più alto per età e quindi è utile inserire un volto noto), così come la presenza di altri personaggi mediaticamente di successo, ma ancora “sotto” Fedez (leggi: Rovazzi). Il fatto di essere tutti contro uno fa sì che i riflettori siano rivolti verso di lui: è bello, è tatuato, sa parlare e non è un “mollaccione”: ha interessi, ha un’idea politica, ha soldi e successo, sì, ma non li fa vedere. Diventa il figlio di tutte le mamme d’Italia, il fidanzato di tutte le ragazzine. Poi arriva il 2016.

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Fedez, Fabio Rovazzi, J-Ax

Distruzione. J-Ax e dintorni

È difficilissimo analizzare un personaggio così “complesso” e a cui si ha accesso solo attraverso i vlog, le interviste e, da qualche anno, le stories di Instagram, e anche questo passaggio è fatto solo di ipotesi. Ma siamo arrivati al momento in cui qualsiasi cosa faccia Fedez ha successo. La musica, i programmi, i video. Sembra una gallina dalle uova d’oro, sembra che nulla potrà far sì che l’escalation si fermi.

Dopo il grande successo di Pop-Hoolista, arriva una sorta di inghippo (definibile così solo molto a posteriori): quello che doveva essere un progetto “laterale”, minore, diventa il fulcro della carriera di Fedez, cancellando, quasi, tutto ciò che c’era prima. Sony chiede a Fedez un disco con J-Ax, lui acconsente, nasce la coppia più forte del pop italiano. Ma una coppia è composta da due persone, e a Fedez i riflettori sembravano addirittura pochi per lui solo. Già dai primi singoli, il disco è un successo incalcolabile: “Vorrei ma non posto” è la colonna sonora dell’estate 2016, nonché la canzone che creerà il link con Chiara Ferragni. Nei piani dei due artisti c’è l’idea di fare una sorta di Enciclopedia della musica pop, con trenta canzoni, che spazi dai vincitori di Amici (inizia a farsi il nome di Sergio Sylvestre) fino ad arrivare a presunte collaborazioni internazionali. Su questa scia, qualche mese più tardi, esce il singolo “Assenzio”, che vede la collaborazione di Stash dei The Kolors e di Levante.

La risposta del pubblico fa sfuggire di mano il vero obiettivo dei due artisti: per Ax era l’ennesimo tentativo di rilanciare la propria carriera (ci aveva già provato con i Dogo, poi con Neffa, riuscendoci solo una volta), per Fedez era una sorta di defaticamento. In realtà il pubblico li adora, tanto che agli ultimi Wind Music Awards, i due, imbarazzati, devono spiegare a Carlo Conti che non si sta sciogliendo nessun gruppo, ma che semplicemente tornano a fare ciò che facevano prima. Eppure Comunisti con il Rolex – che ha nel titolo l’ultimo strascico di comunicazione politica di Fedez – è un progetto così grande che occupa le vite dei due dall’estate 2016 a quella del 2018, portandoli a San Siro. Quella che per molti sarebbe una gioia, per Fedez pare esserlo solo a metà, visto che nei video recap di San Siro cancella ogni traccia del socio, quasi a volersi auto-convincere di aver riempito lo stadio da solo.

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"Paranoia Airlines", la capsule collection firmata The Ferragnez

Distruzione. Ferragnez

Se non è dunque difficile ipotizzare perché il rapporto tra J-Ax e Fedez sia giunto al termine, come del resto quello tra Fedez e Rovazzi, c’è un aspetto finora non considerato: Chiara Ferragni. L’influencer digitale, come ama farsi definire dall’ombra del marito in un goffo tentativo di auto-ironia, infatti, si innamora per un dissing al suo cane da parte del rapper di Rozzano e pian piano inizia a infiltrarsi nella vita dello stesso. All’Arena di Verona, infatti, Fedez oscura J-Ax, proponendosi a Chiara con una canzone dal titolo “Favorisca i Sentimenti”. Il primo tentativo di rendere pop il proprio intimo non convince così tanto la fanbase: a oggi la canzone ha 14 milioni di ascolti su Spotify, per intenderci un quarto della canzone che li ha fatti conoscere, ma anche meno di singoli minori come “Assenzio”.
Nel tentativo di non essere solo “l’-ez” di Ferragnez, Federico Lucia si imborghesisce: smette i panni del politicante (visto che può essere un argomento divisivo, meglio dedicarsi ai meme) e veste quelli griffati del fashion blogger. Si accoda a marchi come Supreme, iniziando una collezione ossessiva del brand, che compare una storia sì e l’altra pure, persino come tappetino per la palestra. Si dedica a vacanze di lusso alle Maldive e a feste di compleanni con supermercati completamente dedicati a se stesso. Nulla di negativo in valore assoluto, ma questo appunto lo discosta dal Fedez che cantava del nucleare e dichiarava di fregarsene della vita privata di Tiziano Ferro.

Il post J-Ax è per Fedez una sbandata pericolosa. Nella mia testa, ma non solo, Fedez era ormai la pop-star italiana per eccellenza. L’idea era che definitivamente spiccasse il volo, ma ecco che (a proposito di volo) subentra la “Paranoia Airlines”, il nuovo disco di Fedez, di cui sono già stati pubblicati tre singoli. Il primo è “Prima di ogni cosa”, un pezzo tanto personale e sentito che in tre settimane, visti i numeri realtivamente bassi, è sbolognato a Samsung perché ne faccia ciò che vuole. Com’era già successo per la proposta di matrimonio, i risultati dimostrano che non necessariamente gli ascoltatori della musica di Fedez sono appassionati quanto i visualizzatori di storie.

“Paranoia” significa anche che per il primo anno dopo lungo tempo non sapremo cosa sarà nel 2019 del Fedez televisivo. E per quanto lui si affretti a sottolineare che i numeri non siano più la cosa più importante, è strano immaginarsi un downgrade così netto della sua esposizione sui media.

E adesso?

Fedez non riesce più ad attirare su di sé tutti i riflettori: se nella musica il rap è quello che va per la maggiore, ecco che il nostro torna ad abbeverarsi a questa fonte street, fallendo (per i suoi standard) con una numero due in classifica che esce velocemente dalla top ten (inspiegabile per un pezzo rap oggi, nonostante Fedez usi le parole “difficile per il mercato discografico” per descriverne il mood, nell’anno dopo Sfera Ebbasta e Capo Plaza) come “Che Cazzo Ridi”. E sbaglia ancor di più con il pop, visto che il featuring con Zara Larsson finisce da subito alla quarta posizione della classifica FIMI. E per quanto non sia corretto giudicare la musica dai numeri, è Fedez che ci ha abituato così, come ci ricordava Gué Pequeno la scorsa fashion week (o con gli screen e le impression per celebrare il successo del matrimonio).

Così, per mantener lo status quo da “macina-numeri”, ecco che persino il firmacopie, un tempo contentino per piccoli fan ancora non in età da concerto, diventa centrale nella promozione del disco: agli instore di “Paranoia Airlines” Fedez offrirà merchandising gratuito, la presenza della moglie e la possibilità di vincere una cena (sempre con la moglie al fianco). Anche la “Paranoia”, che sembrava solo un tardivo richiamo a quel tormentone bomberista del filone “disagio” e “maiunagioia”, diventa invece il riassunto più efficace e conciso dell’attuale situazione di Fedez.

“Paranoia” significa anche che per il primo anno dopo lungo tempo non sapremo cosa sarà nel 2019 del Fedez televisivo. E per quanto lui si affretti a sottolineare che i numeri non siano più la cosa più importante per lui, è strano immaginarsi un downgrade così netto della sua esposizione sui media. Se il sodalizio con X Factor sembra da anni essere sempre meno sodale e più “costretto” (specie dopo l’arrivo di Lodo Guenzi che un po’ sostituisce il rapper in linguaggio e appeal pseudo-giovanile), è anche vero che pochi altri programmi sono in grado di esporre in modo giusto e cool i propri talent. Potrebbe Fedez, per esempio, essere inserito nel calderone di Amici? Un’analisi dell’entourage – aggiunto al suo intervento in difesa dell’autotune non più tardi di un anno fa – potrebbero far pensare a questa come a una strada percorribile, ma resta un grosso ma. A differenza di quello a cui ci ha abituati l’ex socio Ax, poi, sembra difficile che – nonostante il matrimonio di idee con le reti Rai sottolineate da una recentissima intervista a Vanity Fair – Fedez possa mettere la sua immagine al servizio di qualcosa di più grande.

Fedez in televisione ora avrebbe senso forse soltanto in un programma centrato su di lui, scritto da lui, pensato da lui. Ma pare difficile realizzare in breve tempo un progetto simile, che avrebbe una potenza di fuoco che nessuna Instagram Story potrà mai sostituire.


Tommaso Naccari

Trasferitosi da Genova a Milano, scrive principalmente di rap e di intrattenimento, e lo fa su Vice, Ultimo Uomo, Rivista Studio e altro. Ha scritto cose per la radio, come Safar su Radio2.

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