Argomenti di conversazione, filosofia spicciola e grandi verità, a partire dalle serie tv di cui tutti parlano. E non c’è bisogno di vedere neppure un episodio.

Ai tempi dell’Antica Grecia non c’erano le serie televisive. Ma, grazie alla mitologia, storie di gente su carri volanti e Minotauri, si riusciva a esprimere tutto: i dissidi interiori, l’amore, la disperazione, la tensione verso l’ignoto e gli insegnamenti che ne conseguono.

Oggi abbiamo la televisione, ma anche un mondo frammentato, in cui non esiste ancora uno stile narrativo universale che riesca a esprimere la totalità dell’uomo moderno. Ci si è provato per tanto tempo: la commedia, il fantasy e la fantascienza parlano solo di alcune sfaccettature. Non ci si può sentire rappresentati interamente guardando una serie di zombie o di vampiri. Dopo aver visto qualsiasi telefilm, ci sentiamo assaliti da un senso di mancanza e sentiamo il bisogno di vederne un altro.

Poi finalmente è uscito Westworld. Non è una forma definitiva, ma sicuramente è un bel passo avanti. Cowboy e Robot: al di là del fatto che personalmente ritengo siano i migliori prodotti culturali del Novecento, sono anche un’accoppiata perfettamente bilanciata per rappresentare i due aspetti fondamentali dell’interiorità dell’Uomo moderno.

Non si può dubitare del fatto che i Cowboy siano figure universalmente conosciute, anche se nate nell’ambito specifico del Selvaggio West. E questo perché c’è un Cowboy dentro ognuno di noi. Chi, dopo aver visto Charles Bronson in C’era una volta il West, non ha guardato fisso negli occhi il primo interlocutore dicendo frasi lapidarie, pesando le parole come se fossero incise nel granito? Per quanto assopito o nascosto, il nostro Cowboy interiore è lo spirito indomito che si beffa della morte, è eroico nella solitudine e si prende ciò che vuole a costo di uccidere, per poi contemplare silenzioso le sterminate Vallate del West.

Le due facce di un cammino interiore

Se ci sintonizziamo con il nostro Cowboy interiore, ecco la guida che ci serve per conquistare la parte più eroicamente umana di noi stessi. È un cammino che tutti dovremmo intraprendere, se vogliamo vivere una vita più intensa. Sappiate che sulla strada incontrerete degli ostacoli, delle prove.

Sono diverse per tutti, ma la figura che incontrerete sicuramente è il vostro Robot interiore. Tutti ne abbiamo uno, ma abbiamo difficoltà a individuarlo: oggi i Robot sono molto simili agli umani, per cui è facile confondersi. Date un’onesta occhiata dentro voi stessi, e capirete che in certi momenti eravate stati sopraffatti dal vostro Robot interiore. È lui quello che vi fa attardare nelle situazioni protette e prevedibili, che pianifica tutto per evitare sorprese, il lato di voi che vi fa sembrare che è tutto a posto ma che alla lunga vi rende più scialbi e poco affascinanti. Quando è il vostro Robot a parlare, i vostri interlocutori non saranno in difficoltà, ma prima di andare a dormire sentirete (se non siete completamente controllati dal Robot) di aver buttato via del tempo. Se lo seguite, avrete una vita comoda, forse anche agiata, ma in definitiva grigia e insopportabile.

In punto di morte vi chiederete: la carriera, la sicurezza, cosa sono di fronte a questo straordinario mondo vibrante? Chi me l’ha fatto fare? Il Robot. Allora capirete il senso di quelle magnifiche storie in cui automi impazziti minacciano il mondo, e saprete da che parte schierarvi. Infatti, se il Cowboy incarna la selvaggia umanità indomita, il Robot è l’inumana forza che vi si oppone. Quale nemico più grande contro cui scagliarsi senza remore? Tirare fuori il proprio eroismo: in questo, bisogna dirlo, il Robot è utile. Ma ha anche, in definitiva, altri lati positivi.

Gurdjieff, filosofo e mistico vissuto all’inizio del Novecento, aveva già intuito come funziona tutta la faccenda. La prima volta che guidi un’automobile, diceva, devi concentrarti e ricordarti di schiacciare la frizione prima di cambiare marcia, guardare dov’è il freno e dosare l’acceleratore. Dopo un po’, non ne hai più bisogno e puoi tranquillamente discorrere con i passeggeri: hai affidato la guida al tuo Robot interiore. E questo va benissimo! Il Robot interiore può fare un sacco di cose utili di questo genere. Basta sapere come funziona, fare un po’ di manutenzione, e diventerà un servizievole aiutante. Ma attenzione! Bisogna ricordarsi di tenerlo a bada, altrimenti spinto dallo zelo comincerà a fare tutto al posto tuo. Il problema infatti è quando il Robot comincia a mangiare le tue cene e ad andare a letto con la tua ragazza: in quel caso, lo chiamiamo “abitudine”.

Riesci a vederlo ora? Quante cose hai lasciato fare oggi al tuo Robot, tra quelle che avresti potuto goderti tu? Se ti senti stanco e nervoso, probabilmente hai lasciato per troppo tempo il Robot acceso. Consuma un sacco di energia, e quando è scarico prende la tua. Lo sapevi? Purtroppo non ci danno il libretto di istruzioni, devi imparare a usarlo da solo. Se riconosci il tuo Robot interiore, puoi anche vedere i Robot degli altri, ogni volta che ti rispondono frasi prevedibili con voce nasale, o che si lamentano delle stesse cose di sempre.

Un mondo ampiamente robotizzato

Sì, viviamo in un mondo ampiamente robotizzato, anche se non si vedono molti esseri meccanici in giro, come aveva promesso la fantascienza più classica. Ma proprio il più classico tra gli autori di fantascienza, Isaac Asimov, ci ha lasciato come monito le Tre Leggi della Robotica, semplici e lungimiranti (in termini di tempo) regole etiche per convivere serenamente con i Robot ed evitare che prendano il controllo della Terra. Le ha scritte negli anni Cinquanta, ma a tutt’oggi sono ampiamente riconosciute. Perché aspettare che qualcuno costruisca dei robot autocoscienti per metterle in vigore? È opportuno iniziare da subito. Allenati a capire quando è il tuo Robot a prendere il controllo, e fai in modo che non minacci la tua libertà. Lo stesso vale per i Robot altrui.

Con un po’ di pratica, potresti accorgerti di essere già in una situazione non tanto dissimile dal parco che si vede in Westworld: senza la stessa accuratezza estetica, ma molto più a buon prezzo. Come nel telefilm, le distinzioni non sono nette, ed è difficile capire se tu stesso sei tendenzialmente un Cowboy o un Robot. Per capirlo, può essere utile fare caso a quanto spesso le tue giornate si ripetono uguali. Se ti senti un po’ troppo Robot, allora svegliati e diventa autocosciente. Se invece sei un Cowboy, decidi a che gioco vuoi giocare, e quanto andare a fondo nel gioco.

Chi vincerà tra i due? Le sorti sono incerte. È vero che oggi lo spirito del Cowboy tende ad assopirsi, forse perché ora si guidano le automobili, e non si cavalca più con la sella americana. O per la mancanza di frontiere, che ai tempi del West hanno iniziato ad assottigliarsi fino quasi a scomparire. Un Cowboy ha bisogno di pericoli per tenersi sveglio, e di frontiere da oltrepassare per essere motivato ad andare avanti. In sostanza, ha bisogno di avventura, ma dove la si può trovare oggi? Si dice che adesso le vere frontiere sono dentro noi stessi o fuori dal nostro pianeta.

Se vogliamo mantenere un po’ di umanità, dobbiamo prendere una delle due strade. Certo, fermarsi a riflettere e guardarsi dentro è roba da filosofi o da hippy, in ogni caso da gente che non ha bisogno di lavorare. Ma perché continuiamo ad affannarci dietro a un lavoro quando ci sono già i Robot che potrebbero farlo al posto nostro? E, dall’altra parte, che fine ha fatto l’epica astronautica dei bei tempi? Mentre quelli che dovrebbero essere gli impavidi pionieri dello spazio se ne stanno in orbita a giocare con le provette, noi guardiamo in streaming Mission to Mars. E intanto, su Marte, due Robot vagano soli e annoiati a guardare dei pietroni, senza capirci un bel niente. Cosa aspettiamo ad andare là a cavalcarli sulle infinite pianure marziane? O vogliamo aspettare che diventino autocoscienti perché tornino sulla Terra a distruggerci, così da vendicarsi per la grama vita a cui li abbiamo destinati?