Giunti alla soglia dell’ennesima finale, mettiamo in fila i numeri per capire le proporzioni del successo discografico che nasce dai talent. L’esplosione e la sua durata.

Sta per concludersi un’annata importante per i talent show italiani, dopo che le performance in classifica degli ultimi protagonisti (Giò Sada, Soul System, Elodie, Sergio Sylvestre e il secondo album dei The Kolors, lontanissimo dalle vendite del precedente) avevano fatto precipitosamente parlare di usura della formula, almeno dal punto di vista discografico (si parla naturalmente dei concorrenti, perché per quanto riguarda i giudici, i talent restano manna della migliore qualità). Nel 2017, viceversa, si sono registrati risultati più che buoni per i fuoriusciti dall’ultimo Amici (Riki e Thomas), e le aspettative per quelli di X Factor sono piuttosto elevate grazie ad alcuni cambiamenti nella formula: la presentazione anticipata del brano inedito e la maggiore libertà per la categoria Gruppi suscitano guardinghe speranze tra gli addetti ai lavori.

In attesa della conclusione dello show di SkyUno, un bilancio di quello che è accaduto finora risulta interessante anche per osservare i cambiamenti nel rapporto tra i talent show e la risposta del pubblico.

Certo, bisogna fare una quantità esasperante di premesse, che tuttavia sono irrinunciabili per un giudizio complessivo. Tanto per cominciare, una di cui forse non si tiene conto abbastanza: quella numerica. Nel periodo 2008-2016, X Factor ha visto in gara 140 cantanti o gruppi. Nello stesso periodo, la fase finale di Amici ne ha proposti 75. Sostanzialmente, la metà. Malgrado questa sproporzione, e nonostante Amici si occupi anche di altre forme di espressione artistica, è emerso come laboratorio per talenti musicali alternativo a X Factor, tanto che i concorrenti spesso si cimentano in entrambi (l’ultimo caso è quello di Enrico Nigiotti). Del resto le fortune dei cantanti ne sono l’esternalità più vistosa (la carriera dei ballerini è difficile da seguire in una classifica). Pure, è importante ricordare che X Factor parte con una mission precisa – oltre che con una casa discografica alle spalle (Sony). Quest’ultimo dettaglio chiama in causa un altro format sostenuto da una major, The Voice of Italy, il cui premio era un contratto con Universal. E, insieme, tutte le altre trasmissioni di questo secolo che si sono espressamente prefisse di lanciare nuovi cantanti.

Talent sprecati

Tutti i talent visti in Italia sulle reti generaliste (con la possibile eccezione dei bambini del discusso Io canto) sono riusciti almeno una volta a mettere un nome sotto i riflettori, per quanto la sensazione in certi casi sia di circostanza fortunata: pensiamo a Il Volo, i cui componenti sono stati incoraggiati a formare il gruppo durante Ti lascio una canzone proprio come gli One Direction, e a Suor Cristina Scuccia, fenomeno mediatico di The Voice of Italy, quarto video più visto in tutto il mondo su YouTube nel 2014, seguiti da un singolo al n. 37 per una settimana e un album uscito con un certo ritardo, giunto al n. 17 e uscito di classifica dopo 10 settimane. Nel secondo caso, le vendite si sono rivelate deludenti rispetto all’eco mondiale, ma si vede che lassù qualcuno aveva altri disegni. Quel che è certo è che la pia cantante ha fatto parlare parecchio del programma, favorendone le fortune televisive rispetto alla mission discografica. Un problema che in certa misura affligge anche X Factor.

D’altro canto, la sopravvivenza televisiva del programma è cruciale. Prendiamo il lontano tentativo Operazione trionfo, partito nel 2002 sull’onda delle fortune del format in Spagna, e chiuso rapidamente malgrado i discreti riscontri in termini di share. Le dichiarazioni del vincitore Bruno Cuomo a Repubblica qualche anno dopo coglievano già un aspetto importante della dinamica del successo da talent: la necessità della tv. “Per Operazione trionfo ho rinunciato al musical Notre Dame de Paris: oggi sarei ancora sul palcoscenico. Ma se non fossi andato in tv non avrei provato cosa significa essere famosi, l’affetto del pubblico da Roma a Bolzano, i 5.000 spettatori al Palapartenope di Napoli. Appena uscito dalla ‘casa’ tutti i programmi televisivi mi rincorrevano. Purtroppo però le luci della ribalta si spengono all’ improvviso e si finisce nel dimenticatoio se il successo non è più supportato dalla televisione”. (L’album di Cuomo, uscito per la Warner nel 2003, non è mai entrato in classifica).

Riproposto da Raidue nel 2011 con il titolo Star Academy, malgrado un dispiego di forze ragguardevole (giudici Lorella Cuccarini, Ornella Vanoni, Nicola Savino e Roy Paci, tutor Gianluca Grignani, Ron, Syria e Mietta, conduttore Francesco Facchinetti), di fronte a uno share desertico la Rai decise di anticipare alla terza puntata la chiusura e la finale – alla quale i concorrenti rifiutarono di partecipare. Un po’ meglio gli esiti di Popstars: il format che nel Regno Unito ha messo assieme Hear’say e Girls Aloud portò su Italia 1 alla nascita del quintetto Lollipop, il cui album (Warner) raggiunse il n. 14 in classifica. Due anni dopo, la seconda edizione tentò di lanciare il trio Lucky Star, il cui album LS3 (Universal) non è mai entrato in classifica. Per Emma Marrone, componente del gruppo, l’occasione arrivò poi da Amici. Una rivincita la ebbe anche Daniel Adomako, scartato alle home visit di X Factor e poi vincitore di Italia’s Got Talent. Ottenne un contratto con Sony per un album entrato in classifica per una settimana, al n. 77 (“I soldi vinti mi serviranno per pagarmi gli studi”, aveva comunque detto il prudente Daniel, che quest’anno ha pubblicato un singolo per la Ego, apprezzata etichetta EDM).

Vale la pena segnalare infine i risultati ottenuti da un altro programma uscito dai palinsesti anche a causa delle traversie dell’emittente: Mtv Spit, che per tre anni ha messo a confronto rapper che stavano già emergendo quanto meno a livello locale. Tra i partecipanti si sono visti Clementino, Ensi (vincitore nel 2012), Fred De Palma, Kiave, Nitro, Rancore, Shade (vincitore nel 2013) e Moreno, poi approdato a un successo ancora maggiore grazie ad Amici. Cosa che fa pensare: in tempi di assoluta preminenza di rap e trap tra i giovani, forse una rete generalista potrebbe farci un pensiero, invece di usare il pomeriggio per replicare bolse sitcom.

Deathmatch

Eccoci quindi al grande confronto. Dal punto di vista discografico, la convinzione tra gli addetti ai lavori è che Amici, pur essendo televisivamente nazionalpopolare nei toni (mentre X Factor cerca di spaccare, come da tic linguistico ricorrente, sotto i 40 anni), punti discograficamente al pubblico dei teenager, laddove X Factor contempla diverse fasce anagrafiche. Il programma di SkyUno, che ha dalla sua la connotazione puramente musicale (e un numero quasi doppio di concorrenti) fa capo a una casa discografica, Sony, che da regolamento premia il vincitore con il famoso contratto da 300.000 euro. Amici, che da sempre include ballerini e altri tipi di artisti, ha invece visto una presenza tangibile e regolamentata delle principali case discografiche – Sony compresa – solo a metà percorso. È pur vero che X Factor si rivolge a un pubblico che è una cosiddetta nicchia allargata: è circa un quarto rispetto a quello di Canale 5 (e anche su Raidue, la sua media migliore superò di poco i 3 milioni contro i 5-6 del programma rivale), ma l’interesse degli spettatori per la musica viene considerato più pronunciato, e la diffusione su una tv a pagamento crea un’apparente selezione all’ingresso. A rischio di operare una forzatura, alla fine questi vantaggi e svantaggi reciproci sembrano compensarsi nella competizione per il n. 1 in classifica.

Operiamo ora un’altra piccola forzatura, naturalmente con qualche spiegazione. Uno dei due show, Amici, è in onda dalla stagione 2001-02, mentre X Factor ha debuttato soltanto nel 2008, che con il 2009 è stata l’unica annata in cui le due trasmissioni hanno avuto qualche settimana di coesistenza – in giorni diversi, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Pure, dal punto di vista dei fenomeni da classifica, il vero periodo aureo per il programma di Maria De Filippi è iniziato guardacaso nell’edizione 2007-08, con l’affermazione di Marco Carta, proprio mentre dalla versione italiana del format di Simon Cowell decollava Giusy Ferreri: entrambi sono giunti al disco di platino con l’album di debutto. Per dirla con Federico Angelucci, vincitore di Amici nell’edizione precedente: “Il mio anno è stato un ponte, era l’ultimo in cui tutti ci cimentavamo con il canto, il ballo e la recitazione. Io, poi, sono stato il primo a cantare un inedito nella storia del programma e neanche Maria era preparata al successo che avrei avuto. L’anno dopo sono arrivate le categorie e, soprattutto, le case discografiche. Un tempo se parlavi ai discografici di Amici pensavano che parlassi di Satana. Chissà, se avessi partecipato ad Amici nell’anno di Marco Carta, forse le cose sarebbero andate diversamente” (da un’intervista a Vanity Fair. Oggi Angelucci è presenza fissa in Tale & Quale Show, all’epoca non riuscì a entrare in classifica). C’è un dettaglio non da poco che può eleggere il 2008 come “anno zero” dei talent show, Amici compreso. Anche se la loro presenza ci pare sempiterna, da quell’anno in Italia sono iniziati gli splendori e miserie dei social network (non era ancora esploso YouTube) e con essi la condivisione dell’evento, specie nella forma del commento second screen.

A questo punto, proviamo a mettere a confronto il successo discografico delle due squadre lungo lo stesso periodo, le dieci edizioni susseguitesi dal 2008 a oggi. Naturalmente, soppesare il successo in termini di classifiche è già di per sé un azzardo, reso ancor più critico dal cambiamento radicale nel mercato, in via di transizione dal cd allo streaming, e attraversato nel periodo di riferimento dalla breve stagione dei download a pagamento. Di fatto, un paragone tra i dischi di platino del 2016 con quelli del 2008 si scontra anche con i cambiamenti decisi dalla Federazione Industria Musicale Italiana: oggi per un album il disco d’oro arriva con 25.000 copie e un disco di platino con 50.000 (nel 2011 erano 60.000), e una “copia venduta” può consistere non solo in un cd, ma anche in 1.300 ascolti sulle piattaforme di streaming.

Categoria multiplatino. Per X Factor, 6 nomi: Marco Mengoni, Giusy Ferreri, Lorenzo Fragola, Noemi, Francesca Michielin, Chiara Galiazzo (un po’ in difficoltà oggi, ma un carrarmato dopo la vittoria nel 2012). I vincitori veri e propri della gara sono 4. Per Amici, 11 nomi: Emma Marrone, Alessandra Amoroso, The Kolors, Marco Carta, Annalisa, Valerio Scanu, Moreno, Dear Jack, Briga, Pierdavide Carone, che però manca dalle classifiche dal 2012 (ed era già allora in calo di popolarità, malgrado il singolo in questione fosse cantato a Sanremo addirittura con Lucio Dalla). Un dodicesimo candidato ci sarebbe già: Riki, concorrente – e non vincitore – nel 2017. Ma è fuori dal periodo indagato. Per quanto riguarda il programma di Canale 5, i vincitori che hanno ottenuto questi risultati di vendite sono 5 su 11, a suggerire che il semplice piazzamento è più auspicabile in questa sede che nello show rivale. Riguardo alle quantità certificate, per i top di gamma sono grossomodo le stesse: Mengoni ha 14 album platino, contro i 13 di Emma. Nell’élite, la meno medagliata di X Factor è Chiara (un album oro, un singolo di platino e uno multiplatino, e due singoli oro) contro Carone di Amici (un album doppio platino, un singolo d’oro).

Qualità oro (… o monoplatino). Per X Factor, 7 nomi, ma ognuno merita qualche nota a margine. Per esempio, Michele Bravi ha vinto X Factor nel 2013, ma è sparito quasi subito ed è grazie a Sanremo 2017 che ha ottenuto per la prima volta un disco di platino tra gli album e uno tra i singoli, tra l’altro con Universal e non con Sony che lo premiò. I Soul System, vincitori nel 2016, hanno ottenuto un disco d’oro con un singolo arrivato al n. 7 ma è giusto dire che l’album non è andato al di là del n. 52 ed è rimasto in classifica 2 settimane. Un singolo d’oro anche per Nathalie Giannitrapani, vincitrice nel 2010, ma la cantante risulta ferma dal 2013. Inseriamo in questa categoria anche gli Urban Strangers, che in realtà non vinsero, ma hanno ottenuto un disco di platino con un EP (mentre il loro album del 2016 è rimasto in classifica per 4 settimane). Non vinse nemmeno Madh, che ha in ogni caso ottenuto il platino con il singolo Sayonara dopo la fine della trasmissione; nell’estate 2015 è uscito il suo album, che ha toccato il n. 8 in classifica ma nessuna certificazione FIMI. Infine, un disco d’oro nel 2009 per i Bastard Sons of Dioniso, la cui carriera indie-rock continua con buone soddisfazioni. Anche per Amici, i nomi sono 7. Elodie ha un platino con un singolo, e un oro con l’album. Sergio Sylvestre è oro con album e singolo. Deborah Iurato un album di platino, due singoli d’oro. Alessio Bernabei, ex Dear Jack, ha visto diventare di platino il suo primo album solista, come Loredana Errore nel 2010. Virginio ha ottenuto un disco d’oro con il suo album del 2011, anno della sua vittoria. È assente dalle classifiche dal 2012, mentre Luca Napolitano, disco d’oro nel 2009, vi ha fatto la sua ultima apparizione nel 2011; entrambi hanno una forte prossimità con il girone più basso – ma al momento non stiamo parlando di durata del successo.

Limbo. Tralasciando qui i semplici partecipanti non premiati, tra i vincitori che entrano regolarmente nelle originalissime gallerie dei “Che fine hanno fatto” nelle quali indulgono felici anche testate che si danno una certa importanza, X Factor annovera 3 nomi: Aram Quartet, Matteo Becucci (Wikipedia sostiene che “vince il disco d’oro per aver superato la soglia delle 35.000 copie vendute”, nell’archivio FIMI non risulta), Giò Sada (sempre secondo Wikipedia, “A marzo 2016 il singolo viene certificato disco d’oro con oltre 25.000 copie vendute”. Sempre secondo l’archivio FIMI, questo non è accaduto). Amici può invece iscrivere al club Gerardo Pulli, vincitore nel 2012. A sua difesa, va detto che incappò nell’edizione 2012, nella quale Maria De Filippi richiamò i suoi figliocci più popolari per la gara dei “Big”, che attirò tutta l’attenzione (e portò nuovi successi di classifica ai protagonisti delle edizioni precedenti). In ogni caso, siamo certi che la compiutezza artistica e personale dei nomi qui citati non siano quantificabili con certificazioni FIMI – ma d’altro canto, è a queste che siamo interessati ora. Quindi, casi come quello di Emanuele Dabbono, due dischi d’oro come autore per Tiziano Ferro nel 2017, sono solo in parte merito della sua partecipazione a X Factor. Lo stesso vale per Ruggero Pasquarelli, che non ha mai pubblicato album ma grazie ai ruoli ottenuti nei top show per giovanissimi Violetta e Soy Luna può dirsi soddisfatto (perlomeno, così supponiamo).

Il bilancio e la durata

Il confronto sembrerebbe favorevole ad Amici. Affinché ognuno faccia le sue valutazioni non guasta però, avendo chiamato in causa dei numeri, riportare la tara delle differenze più importanti: la massa di spettatori a favore di Amici, la presenza discografica a favore di X Factor, il fatto che i cantanti su Sky siano quasi il doppio rispetto a quelli su Canale 5, dove a volte non si ha un cantante come vincitore. È a questo punto che si può parlare di durata, e dei sistemi per favorirla.

Come si è visto, per molte giovani star dei talent, il problema non è l’impatto iniziale, non di rado premiato anche dalle classifiche, ma rimanere visibili – perché lontano dagli occhi, lontano dal cuore (e dai negozi). I già citati Urban Strangers il 14 ottobre 2016 hanno pubblicato con Sony l’album Detachment. Entrato al n. 4 in classifica, grazie anche al prezioso espediente dei firmacopie nei megastore, la settimana dopo è sceso al n. 24, e dopo altre due settimane è finito sotto al n. 100. Questo solo un anno dopo il loro debutto a X Factor, nell’autunno 2015, e malgrado il coinvolgimento di una major. Molti (anche tra i concorrenti dei talent) sostengono che le multinazionali del disco tendono ad abbandonare i ragazzi a se stessi non appena la fiammata iniziale rallenta un po’. C’è del vero, ma è anche difficile negare che entrambi i programmi, tra privilegiare il fatidico storytelling televisivo e l’appetibilità discografica, non hanno alcun dubbio e virano con forza verso il primo, scegliendo volentieri personaggi di impatto più che potenziali artisti. Comunque, detto brutalmente, SkyUno è soddisfatta della sua miniera anche se Sony a volte non ci trova platino né oro.

Al netto di queste considerazioni, può essere utile fare tre osservazioni conclusive. Dal lato di Amici, l’edizione con i big del 2012 è stata molto importante per la consacrazione dei talenti degli anni passati, e ha contribuito per esempio a diminuire il divario iniziale tra la star Emma e la sua collega Alessandra Amoroso. In generale, comunque, il familismo connaturato alle trasmissioni di Maria De Filippi è un elemento che si è rivelato utile a proseguire lo storytelling che X Factor tende invece a interrompere bruscamente. Viceversa, per il programma di Sky l’anticipo della presentazione dell’inedito può essere una svolta interessante, visto che la canzone inizia a circolare quando gli interpreti sono ancora davanti alle telecamere. In questo senso, la scelta di puntare su Rtl 102.5 come radio di riferimento a scapito di Deejay è un passo verso una maggior potenza di fuoco puntata su un segmento di pubblico magari meno raffinato, ma più propenso a comprare dischi. Infine, ci sono potenzialità spesso non sfruttate nel banale espediente, usato da versioni straniere di X Factor e solo molto sporadicamente nella versione italiana, di portare in tour insieme i cantanti. Nell’edizione 2017 l’idea è stata in parte ripresa grazie a uno sponsor, e potrebbe rivelarsi utile. Se si parla di X Factor Live, forse lo si può fare anche fuori dalla tv. Anche là fuori – a tratti – c’è vita.