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Il mercato televisivo

Nel continente latino-americano, negli ultimi anni il mercato televisivo è cresciuto esponenzialmente: in particolare, spiccano il Brasile, il Messico, l’Argentina e la Colombia, mentre le potenzialità degli altri Paesi restano bloccate a causa dell’incerta situazione politica ed economica. Il valore della produzione tv dell’America latina nel 2015 ha raggiunto 6,8 miliardi di euro, e per il 2020 è prevista un’ulteriore crescita di 1,6 miliardi. E quasi l’80% è relativo solo ai due maggiori mercati, Brasile e Messico.

La crescita del mercato è stata trainata dall’arrivo di grandi player internazionali, che hanno stretto alleanze strategiche con le realtà locali, unendo le potenzialità della produzione e distribuzione globale alle competenze e al talento nazionali. Grande spinta alla crescita è stata data anche dall’aumento delle revenues pubblicitarie sul mercato televisivo e da una regolamentazione che, almeno in alcuni territori, ha imposto un deciso sostegno alla produzione di contenuto locale.

Sebbene relegata in secondo piano, dopo i campioni Brasile e Messico, l’Argentina è un distretto produttivo interessante: il numero di società di produzione di contenuti è costantemente aumentato negli ultimi anni (con la presenza di grandi gruppi come Endemol e Time Warner), così come gli accordi di co-produzione e co-sviluppo internazionali. Celebre per le teen novela (dalle produzioni di Cris Morena a Violeta, coprodotta da Disney e Pol-Ka), l’Argentina è tra i territori più creativi nel mercato dei format, al terzo posto per numero di prodotti esportati dopo Inghilterra e Stati Uniti.

L’obiettivo è stato raggiunto anche grazie al lavoro a sostegno del settore audiovisivo dell’INCAA, l’Istituto Nazionale di Cinema e Arti Audiovisive, che dal 2010 ha istituito un piano di finanziamento per fiction, docu-fiction, animazione e webseries. Il bando del 2016 prevede un investimento pubblico di 200 milioni di pesos, che andrà ad aggiungersi ai 280 milioni di investimenti privati. Si stima che ne beneficeranno quasi 120 progetti e le produzioni riceveranno un finanziamento tra il 30 e il 100%.

L’industria televisiva in Brasile ha vissuto un periodo di crescita particolarmente dinamico. Gli investimenti pubblicitari per la free tv sono stati i più alti nel continente dopo gli Stati Uniti, mentre la pay ha avuto una crescita record del 13% degli abbonati. Più di un terzo dei titoli prodotti sono di fiction, ma il Brasile ha prodotto negli ultimi cinque anni anche factual (30%) e intrattenimento (22%). D’altra parte, è innegabile che le telenovelas rappresentino da sempre il core business della produzione locale.  L’export di questi contenuti continua a crescere, prevalentemente come prodotto finito: la politica dei distributori brasiliani è infatti sempre stata quella di vendere il ready-made e non il format, per proteggere il prodotto ed evitare che lo stesso titolo, adattato altrove, potesse diventare un ipotetico concorrente.

L’approvazione della legge sulla pay tv “Ley SeAC n.12.485, Servicios de accesso condicionado”, nel 2011, ha segnato una svolta per il distretto produttivo brasiliano: l’imposizione di una quota fissa di 3,5 ore settimanali di contenuti originali in prime time ha portato a una crescita importante negli investimenti (saliti del 280% nel 2014) e ha creato la spinta per la produzione di contenuti di alta qualità, non solo per il mercato interno ma anche per l’esportazione, favorendo l’esplosione di società indipendenti produttrici di contenuti di entertainment e consolidando quelle già esistenti. Non è un caso così che HBO Latin America abbia annunciato di voler raddoppiare la produzione di titoli locali in America Latina proprio a partire dal Brasile, con la nuova serie A vida secreta dos casais  e le nuove stagioni di O Negócio e Magnifica 70.

Il mercato televisivo colombiano è dominato da due player, Caracol e RCN, che insieme raggiungono il 48% di share. Il paese è però segnato da profonde disomogeneità: se gli abitanti di Bogotà e delle aree metropolitane hanno accesso a una decina di reti free, chi vive nelle aree rurali ha a disposizione solo i due canali principali. La penetrazione della pay tv è ferma al 41%, sia per la diffusione della pirateria, sia per carenze infrastrutturali nelle aree non metropolitane. Tuttavia nell’ultimo anno la diffusione di offerte VOD e servizi OTT ha contribuito a un rinnovamento nei generi e nei formati, come nei gusti dell’audience.

La Colombia, come il Messico, è un ponte dell’America latina verso gli Stati Uniti. La Colombia è infatti il principale produttore di fiction destinata ai network latini negli Usa, ed è diventata un importante hub produttivo per colossi come Sony, Disney, Telemundo, Fox e Univision: in primis per il talento e l’approccio creativo, ma certamente anche in ragione della deregolamentazione del mercato del lavoro. Più in generale, la Colombia è stata in grado di affermarsi negli ultimi anni esportando un genere con una forte identità e che si è diffuso in tutto il mondo: la narconovela. Da Sin tetas no hay paraíso a titoli come El Cartel de los sapos, El Capo e Rosario Tijeras, la Colombia ha saputo creare un trend che conserva i tratti distintivi della tradizionale telenovela sudamericana, ma introduce elementi paradigmatici, creando di fatto un prodotto ibrido, destinato a un pubblico più sofisticato e trasversale.

Il mercato tv in Messico è dominato da due gruppi: Televisa e Azteca. Entrambi basano la loro offerta e produzione sulla telenovela e, insieme, producono più contenuto in lingua ispanica di qualsiasi altro Paese nel mondo. Tuttavia stanno entrambi modificando la loro offerta, abbandonando progressivamente (ma certo non del tutto) la lunga serialità per puntare su nuovi tipi di storytelling, inseguendo trend internazionali come le super-serie e la narconovela.

Oggi il Messico è il paese leader nel Sud America per la creazione di contenuti audiovisivi, ed è diventato una sorta di global media hub, adattando format stranieri ed esportando titoli originali di intrattenimento. Un tempo monopolio di Televisa, oggi la fiction messicana è prodotta anche da Azteca, Grupo Imagen, 52MX, Argos e dai canali pubblici Once e Canal 22.

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(2015) - Fonte: Eurodata 2016

Scorrere lateralmente per vedere tutti i dati

Canale Share (24h) Status
Telefe 10,9% Privata
El Trece 10,1% Privata
America 2 6,1% Privato
Canale Share (24h) Status
Globo 34,3% Privato
Sbt 13,9% Privato
Record 12,9% Privato
Canale Share (24h) Status
Canal Caracol 28,3% Privato
Canal RCN 19,6% Privato
CityTV 1,9% Privato
Canale Share (24h) Status
Televisa n.d. Privata
TV Azteca n.d. Privata
Once TV n.d. Pubblica
Conaculta n.d. Pubblica
Finanziamenti TV (2015)

Milioni di dollari, Fonte: PWC

Pubblicità Abbonamenti
Produzione per genere

Numero di titoli complessivi per tutti i Paesi LATAM
Fonte: elaborazioni Link (01/2010-01/2016)

Export per generi

Fonte: elaborazioni Link (2010-2016)

Intrattenimento (21%)
Factual (13%)
Fiction (60%)
Game show (4%)
Talk show (1%)
Export per paese

Fonte: elaborazioni Link (2010-2016)

Argentina (43%)
Brasile (28%)
Colombia (13%)
Messico (16%)
Principali case di distribuzione

Titoli prodotti dal 2010 al 2016
Fonte: elaborazioni Link (01/2010-01/2016)

Rede Globo 95
Televisa 87
Azteca TV 58
SBT 42
Caracol 35
Kuarzo Endemol Argentina 33
TV Globo 32
Rede Record 24
GNT 23
RCN 22
Altro 991
Paesi importatori

Numero di titoli
Fonte: elaborazioni Link (01/2010-01/2016)