Picchi del palinsesto con il Rosario in diretta da Lourdes, programmi generalisti e una vocazione crossmediale. Il direttore ci racconta i progetti della tv dei vescovi italiani.

Ti leggo un dato di maggio 2017: 6,17% di share, con 550.027 spettatori.

Paolo Ruffini, tra le tante cose che ha fatto, ha diretto Raitre, La7 e ora Tv2000. Io l’ho avuto come direttore e non l’ho mai visto urlare, scomporsi o perdere la calma (questo però non vuol dire niente: si incazza anche lui). Il suo tratto distintivo è un sorriso garbato, e tu non capisci sempre se sta per dirti “ok, va bene” oppure “mai nella vita”. Anche davanti a questo dato sorride: non solo perché di questi tempi è un buon dato in assoluto, pure per una rete generalista in prima serata. Ma sorride perché, essendo il dato del Rosario in diretta da Lourdes delle 18 di un martedì qualunque, per una rete come Tv2000 diventa eccezionale e straordinario. “Potremmo prenderlo a esempio: è un paradosso che spiega il senso della tv generalista”.

Addirittura.

Sì, perché da un lato interagisce con il resto del palinsesto, come nella tv generalista, appunto. E dall’altro è un evento in diretta, che si svolge in quel momento, con partecipazione attiva del pubblico.

È un appuntamento fisso del vostro palinsesto.

Certo, ma non è un dato piatto, ha oscillazioni notevoli. Dipende da molti fattori: per esempio il fatto che maggio, periodo a cui si riferisce il dato, è il mese mariano; o ci può essere un sacerdote più o meno seguito. Ma un po’ abbiamo rinunciato a capire quali siano questi fattori, e un po’ non è importante.

Ah, no?

Beh, no, non mi pare si possa cambiare format, cosa ne dici? [sorride, e qui il significato del sorriso è chiaro]

Sono partito dal Rosario perché è un dato che mi aveva colpito, ma Tv2000 – pur rimanendo ovviamente ancorata a determinati valori – non è affatto solo una tv religiosa, anzi. Per esempio, temerari che non siete altro, vi siete buttati sul talk: proprio ora che lo danno tutti per morto!

Se ti riferisci ad Avanti il prossimo, condotto da Piero Badaloni, sì, anche se dire che “ci siamo buttati” non è corretto. Il talk non è affatto morto secondo me, anzi. E non va neanche demonizzato: poi, certo, può essere più o meno curato. Ma non si può demonizzare il dialogo.

Non dirlo a me.

La tv è tutta un talk, a ogni ora. Ad aver stufato semmai può essere un po’ la politica.

Lasciamo perdere. Il prime time era lo spazio giusto su cui investire in un talk?

Il prime time di Tv2000 non era il nostro punto forte, ma ci lavoriamo da anni.

Per esempio come?

Beh, innanzitutto con i film.

A target?

No, in assoluto: abbiamo un’offerta di prim’ordine.

Ma tipo?

Non puntiamo ovviamente alle prime tv. Però neanche solo ai vecchi titoli: sono film magari di uno o due anni fa. Poi proponiamo interi cicli, come i vincitori a Cannes o degli Oscar.

E la fiction?

Ne abbiamo pure trasmessa una della Bbc in prima serata.

Ascolti premianti?

Anche sopra l’1%, un ottimo risultato.

Certo. E poi?

Con programmi di servizio tipo Buonasera dottore, ma anche con vere e proprie sfide come C’è spazio.

Notizia: a Tv2000 si occupano degli ufo, come Giacobbo.

Tu ridi, ma è una cosa seria. D’altronde, e tu me lo stai confermando, la prima delle sfide era smontare il teorema secondo cui chi crede e ha Fede non possa avere un approccio scientifico alla realtà.

Raccontami come vi è venuta l’idea.

Ah, quella è una bella storia, che ti fa capire molto dell’approccio che mettiamo nelle cose che facciamo. Tutto nasce da Letizia Davoli, una nostra giornalista del tg, che è anche laureata in astrofisica.

Ce l’avevi in casa!

Esatto, siamo partiti da lì.

E poi?

Come ti dicevo stiamo parlando di una cosa seria e ben fatta. Abbiamo il patrocinio di tutte le agenzie spaziali. È una questione di credibilità.

Chi vi guarda?

In questo caso il target è giovane, con una grande interazione social.

Un tesoretto.

Sì, infatti l’abbiamo serializzato.

Lo so che è antipatico perché si dimentica sempre qualcuno, ma citami qualcos’altro di significativo del palinsesto.

Infatti, premetto che non è una classifica. Però sicuramente ricorderei Kemioamiche, che non esiterei a definire un esempio di servizio pubblico, Beati voi di e con Alessandro Sortino, il programma di Licia Colò, quello di Michele La Ginestra.

E qualche nuovo arrivo? La campagna acquisti la fate anche voi, no?

Da ottobre, per esempio, partiamo con un nuovo progetto di Max Laudadio.

Non ironizzerò sul nome. Dimmi degli ascolti.

Beh, al mattino siamo tradizionalmente molto forti: siamo spesso sopra al 2%, ottava rete nazionale: Bel tempo si spera che va sino alle 10, poi il programma di medicina, quello di cucina, il tg.

Una programmazione generalista!

Esatto, il progetto è quello: una tv generalista pensata con la testa di chi crede, ma rivolta a tutti. E, molto importante, vorrei aggiungere anche autoprodotta: l’80% è fatta da noi.

Ti squilla spesso il telefono e dall’altra parte c’è l’editore?

Guarda, sono sincero: ho un rapporto molto libero. Il grado di libertà che ho qui non è paragonabile.

Non fatico a crederti. I vertici della Cei sono stati rinnovati da poco: eri in fibrillazione?

No, davvero: chiarito il mandato, poi c’è totale libertà sulla realizzazione.

Anche perché non è proprio un editore come gli altri.

No, direi che è un editore diffuso.

Perdonami la franchezza, che però non vuole essere irriverente: questo Papa per voi è una fortuna. [Ovviamente a me vengono in mente invece esempi di quelle che sono state negli ultimi anni le fortune per chi fa i talk politici, ma non li faccio. Altro sorriso di Ruffini: stavolta è del tipo: “ho capito cosa vuoi dire, ma non sbragare”.]

Beh, sì, è un Pontefice molto comunicativo e molto seguito. Abbiamo un Diario di Papa Francesco che è quotidiano…

E ti credo! [mi scappa, pensando subito agli ascolti]

… è un Papa che si pone il problema di parlare a tutti all’interno di un dialogo planetario.

Immagino ci vorranno molti mezzi.

Sì, infatti è una collaborazione con il Centro Televisivo Vaticano.

Pensate in grande.

Da due anni ci vedono anche in tutto il mondo, con un palinsesto parallelo.

Tipo Rai International.

Esatto. E abbiamo anche un’app dedicata. E solo perché vuoi sapere della tv non ti sto a dettagliare del progetto radiofonico, su cui siamo impegnati da tempo.

Siete una media company, come si usa dire adesso… [Paolo Ruffini sorride di nuovo: l’interpretazione che ne do è del tipo “lo so dove vorresti arrivare, ma nun ce provà”. Va bene direttore, non ci provo, grazie].