Riflessioni da condividere con gli amici in spiaggia: Glee ci indica la via di un avvenire in cui le battaglie di civiltà si portano avanti danzando e cantando.

Si apre sempre più lo squarcio tra ricchi e poveri, la morale va in crisi, l’arte diventa patina estetica, gli uomini sembrano donne e le donne uomini: questo osservava Tacito a cento anni dall’inizio dello scorso millennio, e ne prendeva nota come chiari sintomi del prossimo crollo dell’Impero. Qualsiasi panchina del giorno d’oggi sottoscriverebbe gli stessi pensieri, avendoli assorbiti per osmosi dai diversi anziani che ci hanno sostato recentemente. È dunque scoccata l’ora della decadenza? Non teschi su cavalli solcano i nostri telegiornali, ma allegria, belle ragazze, canti e balletti. Sarebbe lecito lamentarsi con il direttore artistico della Decadenza della Civiltà Occidentale, se mai ce ne fosse uno.

Ma non facciamo i faciloni, sarebbe troppo semplice chiudere la questione brandendo un volume di Freud e sentenziando che tutta quell’apparente allegria deriva soltanto dalla fuga da inquietudini opprimenti che non abbiamo il potere di dominare. Se l’apparenza inganna, lo può fare anche a doppio taglio: chi ci dice che ciò che appare all’orizzonte non sia l’oceano dell’allegrezza spensierata, dopo anni di difficoltosa navigazione sotto i venti dell’intelligenza razionale?

Si sa che i bambini sono i primi ad assorbire ogni aspirazione, preoccupazione e paura dall’humus adulto che li circonda, e non ho ancora visto infanti ansiosi di autoaddestrarsi alla sopravvivenza in un mondo post-nucleare. Ho visto però bambini in grado di interpretare gli ultimi successi pop prima ancora di aver appreso la scrittura. Voi che già sapete leggere queste righe: è quasi scontato avvertirvi che tra non molti anni avrete dei rivali inaffrontabili nel campo del divertimento. Presto, in qualsiasi situazione di pubblico svago vi troverete negli angoli a esporre sterili critiche di stampo tardo illuministico nel tentativo di denigrare l’apparente stupidità di individui la cui superiorità riconoscerebbe a malincuore anche Darwin: loro troveranno molte più occasioni di riprodursi. E mentre voi redigerete tediosi tomi sulla decadenza della civiltà, la loro progenie sarà già in grado di eseguire balletti di una tale allegria da far vacillare e soccombere il vostro pensiero razionale.

Forse è per questo che la storiografia tipica delle epoche di cosiddetta decadenza risulta tanto noiosa e fuorviante. Nessuno ci assicura che non ci fosse della gente fuori in preda al più sfrenato divertimento, nello stesso momento in cui lo scribacchino di storia si ingobbiva sulla sua scrivania maledicendoli. Per un resoconto più obiettivo dovremmo affidarci ai prodotti nati nei periodi di passaggio, quelli in cui chi fa i balletti ancora ha voglia di documentare qualcosa per i posteri.

Glee è una serie televisiva che si direbbe partorita proprio in un simile contesto storico: quando, sull’orlo di un baratro, l’unico che si salva è quello che ha deciso di buttarsi con una piroetta. Il protagonista, un insegnante di un liceo americano, indossa le vesti dell’ignaro profeta e, armato solo della sua candida ingenuità, decide di prendere in mano le sorti di un decaduto club studentesco dedicato all’apprendimento di canti e balletti. Come fecero a loro tempo altri pescatori di uomini, getta le reti nelle acque degli umili, e da ultimi li condurrà a essere i primi, a passi di danza. L’accresciuta sensibilità e le più potenti energie psichiche derivanti dai balletti li rendono improvvisamente migliori: possono scavalcare muri sociali prima inaffrontabili e affrontare difficoltà che sembravano prima precluderli per sempre al pieno godimento della vera vita. Seppellita per sempre la spada della razionalità, bruciata la cappa della competizione sociale, possono combattere e vincere ogni cosa con i balletti. Il potere oscurantista della squadra di football e delle cheerleader trema dalle fondamenta: la presa analitica dei suoi condottieri scivola sui sudditi già unti del nuovo che avanza.

Ora, telecomando! Cambiate canale: improvvisamente è tutto giusto. I giovani che danzano e cantano facendo i provini sul teleschermo sono i primi gemiti di un illuminato, ancora mal indirizzato, che sta brancolando verso il Nuovo Mondo. Possono generazioni di sufi rotanti e sciamani saltellanti essersi sbagliate? Quando facciamo i balletti, gli dei ci parlano e ci dicono che è giusto essere amici, essere felici, e fare i balletti. Ci serve ancora qualcos’altro? Accumulare potere e denaro è obsoleto. Ora uscite a fare quattro passi nella decantata civiltà razionale. Se non finirete investiti, intossicati o derubati, chiedetevi: è bello ciò che vedete? L’epoca dell’intelligenza razionale è finita. Viva i balletti!