Ultima tra le divagazioni semi-serie, per aiutarci nel recuperone estivo delle serie tv. Tocca a Eastbound & Down, dove il loser non lo è mai fino in fondo.

Per quanto ne sappiamo, il mondo è sempre stato diviso in due parti: vincenti e perdenti. In realtà, ciò che conosciamo dell’Umanità finora è solo ciò che ci hanno tramandato i vincenti, perché, si sa, sono loro a scrivere la Storia. E i perdenti dove li mettiamo? Fuori dalla vista, in periferia, nei ghetti. Peggio ancora, nel dimenticatoio. Tutti hanno perso qualche volta, e tutti sanno quanto siano odiosi i vincenti quando vincono. I vincenti si gongolano, maltrattano chi è stato sconfitto, se ne approfittano.
Chi vince non fa distinzione, e si scorda che capita di essere sconfitti anche per degli ottimi motivi, per dei problemi decisamente insormontabili, o semplicemente perché il fato ci è avverso. Ma l’euforia della conquista non lascia spazio a queste sottigliezze. O perlomeno non lo lasciava, almeno fino alla fine dei favolosi anni Ottanta.

È bastata un po’ di recessione per rendere più sensibile lo scalatore sociale, che si è accorto all’improvviso di un intero sottobosco di personaggi interessanti tra tutti quelli che prima era troppo occupato a schiacciare. È dall’ombra che esce il guerriero solitario, dalla periferia il fascinoso ribelle, dal ghetto il talentuoso musicista. Alla luce di questa nuova sensibilità, il vincente si è fatto condiscendente: perché questi perdenti, così sensibili, devono rimanere nell’ombra? È giusto dargli libertà d’espressione, visibilità, valore. È giusto che anche loro vincano, alla loro maniera! Kurt Cobain, sacrificandosi, ha santificato una chimera: la vittoria dei perdenti. Cosa che coincide con la loro scomparsa.

È un dato di fatto: non esistono più veri perdenti. Ognuno ha trovato il modo di vincere a modo suo. Esiste sicuramente qualche profezia che parla di un evento simile, ma (come spesso capita con le profezie) nessuno se l’era immaginata così. Apparentemente, i perdenti si sono evoluti e hanno trovato il modo di vincere pur continuando a essere perdenti. Gioventù bruciata era ancora un caso isolato: oggi esistono centinaia di subculture diverse che rendono fascinosa praticamente ogni possibile tipologia di ciò che prima era considerato reietto. Lasciamo stare casi assodati come i punk e gli emo, oggi nemmeno il nerd può passare del sano tempo in tetra solitudine, evitando i pestaggi dei bulli e pianificando l’annientamento dell’umanità: i bulli della scuola lo trovano interessante. Il giovane nerd oggi si aggrega, si diverte, acquista fascino, attira le ragazzine e – ardita utopia! – fa sesso! Senza bisogno di affrancarsi dalla propria condizione, secchioni, nerd e geek possono riprodursi e mandare avanti la loro specie, senza privarsi dei videogiochi. Una conquista sociale fino a pochi anni fa impensabile, conquistare il Graal senza partire per nemmeno una crociata.

Trovare una nuova categoria di perdenti: questa è diventata oggi l’impresa più vicina al ritrovamento della Coppa con il Sangue di Cristo. Mentre i documentari naturalistici trovano con sempre maggiore facilità razze animali in estinzione da ritrarre, i telefilm non riescono più a scovare esemplari viventi di veri perdenti per testimoniarne l’esistenza. La serie Eastbound & Down è quella che ci è andata più vicina. I produttori si sono dovuti spingere nella profondità della provincia americana, in un territorio molto specifico: gli ex sportivi caduti in disgrazia. Ottima intuizione quella di pescare un ex vincente convinto di continuare il trionfo anche in mezzo alla disgrazia, ma il desolato sapore della sconfitta dura due o tre puntate: subito il protagonista trova nuovi amici e aiutanti, affronta il nemico, lo sconfigge e assapora nuovamente la vittoria. Sarà colpa della sovrappopolazione se non esiste più un posto dove il Cavaliere Solitario possa passare ancora una buona fetta della sua vita a nutrirsi del disprezzo degli altri in solitudine, affilando le sue lame? Si sarebbe mai sviluppato il Ninjitsu se i Ninja fossero usciti tutte le sere con i loro amici, invece di rinchiudersi in templi oscuri in cima alle montagne? E se – come molti progressisti – pensate che si tratti solo di un’esigenza scenica, state dimenticando che tutti quelli che hanno portato qualche progresso alla Storia si sono sobbarcati il loro bel periodo di rifiuto da parte della collettività: l’esploratore non parte per terre sconosciute senza un cuore infranto nello zaino, lo scienziato non può immergersi negli abissi della ricerca senza la zavorra di almeno un handicap sociale.

Sì, c’è stato dell’intuito nel momento in cui il Vincente ha cominciato a sentirsi benevolo verso gli sconfitti: ha visto in loro lo sviluppo dell’arco evolutivo. Ma l’indulgenza è comoda per tutti: l’uno può sentirsi magnanimo e alleggerito da sensi di colpa, l’altro può adagiarsi nella sua condizione senza la fatica del riscatto. È nei climi miti che i nonni cominciano ad augurarsi un po’ di guerra per i propri nipoti, perché combattano per essere perdenti o vincenti. Giustamente, però, i nipoti si chiedono se esista una via d’uscita da questa ineluttabile dicotomia. Certo, è possibile tutto, ma sicuramente non capiterà con vincenti che si trattengono dal vincere, e perdenti che non perdono disperatamente. Tirarsi fuori dal gioco equivale a tirarsi fuori dalla vita. E dato che stiamo parlando di serie tv: ve lo immaginereste un telefilm dove nessuno trionfa e nessuno è sconfitto? Sarebbe una noia straziante. No, finché l’umanità è al nostro livello evolutivo, niente di tutto questo è possibile. L’unica serie che travalica questi schemi è i Teletubbies, che ritrae però un piano astrale di molto superiore al nostro – infatti, viene raramente compresa appieno. No, perché voi non volete nemmeno sapere l’inferno che hanno passato quelle creature prima di arrivare a quel livello di beatitudine.

Se vogliamo davvero trascendere quest’eterna guerra, e arrivare a quel livello spirituale, una maniera c’è: combatterla fino in fondo. Se non mi avessero torturato psicologicamente alle scuole medie, io stesso non avrei sviluppato la sensibilità psichica che oggi mi permette di praticare la rabdomanzia con successo. A quel tempo avrei pregato per una redenzione più svelta, ma oggi rimpiango amaramente di non essere stato anche malmenato fisicamente, perché oggi potrei avere poteri fisici fuori dalla norma. Sì! Diventare fighi è un dovere morale nei confronti dell’Evoluzione dell’Umanità! Bisogna lottare per affrancarsi dalla condizione di sfigato trascinandosi nel fango della disperazione, assetati di vendetta verso chi sta bene. Solo così si sviluppano i poteri superiori che ci rendono dei veri vincenti. E dopo, bisogna ricordarsi il sacro compito di umiliare e malmenare gli sfigati, soprattutto se nel loro volto vedete riflesse le sofferenze che avete dovuto sopportare poco prima. Solo così anche loro si spingeranno ancora un passo più avanti per poterci schiacciare – e così via, fino a quando saremo così evoluti da non avere più voglia di vincere. Ma fino ad allora, bisogna VINCERE!